/, Viaggi/San Francisco sospesa fra ricchezza e povertà

San Francisco sospesa fra ricchezza e povertà

di | 2018-11-22T19:54:43+01:00 25-11-2018 6:20|Sezione 5, Viaggi|0 Commenti
SAN FRANCISCO (Usa) – Resa famosa da numerosi film e telefilm, San Francisco è una città affascinante. Lo si percepisce da lontano, lo si capisce quando ci si arriva per la prima volta. Il Golden Gate, il ponte di ferro rosso che la unisce alla Baia, colpisce per la sua maestosità. Vederlo spuntare dalla nebbia che ogni giorno lo circonda fino a metà mattinata è uno spettacolo che rimane impresso negli occhi, specialmente se osservato da una delle tante alture della città.   E’ costruita su una penisola formata da 43 colline che hanno portato a costruire lungo pendenze elevate. Le strade, di conseguenza, sono tutte dei saliscendi, a volte impressionanti. Lunghe e ripide, pronte a spaventare chiunque abbia intenzione di affrontarle a piedi. Meglio quindi scegliere uno dei Cable Car,  i tram a cremagliera protetti dal National Register of Historic Places, che attraversano la città e che hanno contribuito a renderla famosa. Alzi la mano chi non ha mai visto un film ambientato a San Francisco e non ha sognato, almeno per un minuto, di prendere al volo uno dei tanto celebri Cable Car di questa città della California. Il Cable Car sta a San Francisco allo stesso modo del Golden Gate Bridge, di Alcatraz, dei leoni marini del molo 39 e delle strade dalla pendenza estrema.   Tuttavia i Cable Car non sono solo delle perfette attrazioni turistiche, sono un vero e proprio mezzo di trasporto spesso utilizzato anche dagli stessi abitanti della città. Il primo vero viaggio dei Cable Car è datato 1873, momento in cui San Francisco era “the place to be” e tantissima gente ancora transitava per la California per la corsa all’oro. Fu uno scozzese ad introdurre questo sistema di trasporto nella città californiana. La peculiarità delle cable cars è proprio quella di muoversi lungo le strade cittadine senza aver bisogno di un motore. Il meccanismo di funzionamento prevede che un cavo di ferro scorra ad una velocità costante sotto la superficie stradale al quale si “aggancia” la cable car in superficie. In altre parole, per innescare il movimento del mezzo, il manovratore aziona una leva che, come un paio di pinze, si stringe al cavo mediante un’apertura sul manto stradale e, in base alla pressione che viene effettuata, si determina la velocità. Per fermare la cable car avviene il procedimento inverso, si allenta la presa sul cavo e vengono azionati i freni. Al capolinea del tragitto è situata una grande piattaforma girevole che consente di girare letteralmente la cable car per permetterle di riprendere il percorso di ritorno.   Salirci è d’obbligo: infatti non si può visitare la bellissima “Frisco” senza salire su questi meravigliosi tram vintage magari solo per raggiungere Lombrad Street, una strada davvero unica e particolare, che ha la fama di essere la strada più tortuosa del mondo, che domina la vista con i suoi tornanti rivestiti di piastrelle rosse e le meravigliose aiuole fiorite che accompagnano il suo percorso.   C’è un lato oscuro però in questa città il Tenderloin: un quartiere centrale che mette in luce l’altra faccia di San Francisco, quella che si fatica ad accettare, dove si viene risucchiati in un ambiente del tutto diverso, tra degrado e malavita. Il Tenderloin è il ghetto della città, degli emarginati e dei senzatetto; abitato dalle classi sociali più basse, di ogni razza ed etnia; luogo malfamato e pericoloso, ma che si trova proprio a due passi da Union Square (il cuore di San Francisco).   In questo quartiere storico, ricco di hotel e palazzi risalenti ai primi anni del ventesimo secolo, tutt’intorno è squallore ed immondizia a cielo aperto. Senzatetto, prostitute, vagabondi che barcollano tenendo stretta una bottiglia di vino da due soldi, persone che imprecano, urlano e camminano spingendo un carrello straripante di coperte e stracci, questo è ciò che si incontra nel Tenderloin. Drogati e mendicanti che bivaccano su ogni marciapiede, e poi file di persone in coda per un pasto, nelle tante realtà sociali che qui cercano di dare un conforto   San Francisco, una vista inconsueta che riporta alla mente le immagini del film di Will Smith “La ricerca della felicità”: un film che rispecchia il modus vivendi degli abitanti di questa città.  Qui il divario economico è assai più evidente che in qualsiasi altra città del mondo: “chi tutto e chi niente” non è una frase fatta. Le strade scoscese e ripide che, in salita e in discesa, si arrampicano sulle colline californiane a ridosso dell’Oceano Pacifico già caratterizzano questo territorio e, in qualche modo, sono specchio di una società in cui molti “salgono” sempre più e moltissimi altri “cadono” progressivamente in un inferno senza possibilità di ritorno. Bellezza e degrado. Ricchezza e povertà. Lavoro e disoccupazione. Impegno e indifferenza. La libertà è sempre un’arma a doppio taglio.  E San Francisco, più di tutte le altre realtà americane, ha fatto della libertà di vita e di pensiero il suo baluardo. San Francisco è stata una tappa fondamentale per la diffusione di quei gruppi giovanili, ispirati e motivati dal desiderio di stravolgere le regole, di rendere l’amore libero, di combattere l’idea della guerra “mettendo nei fucili i fiori anziché le munizioni”.   Spesso si radunavano nel quartiere di Haight-Ashbury, dove ora – dalle macerie di quei garage colorati e un tempo abitati dai giovani “figli dei fiori” sono sorti enormi complessi residenziali. Qui i più grandi magnati americani si sono stabiliti per tenersi lontani dal centro città e per non mischiarsi con centinaia di barboni e disadattati, affetti da patologie psicologiche gravi, che circolano spesso per le strade principali. I camion itineranti alle scale del Comune che contengono docce pubbliche per sollecitare i barboni a usufruirne è un chiaro esempio, non di rassegnazione all’esistenza di questo fenomeno, ma di tolleranza ed esercizio all’integrazione.   Questa scelta di convivenza fra molteplici personalità e di condivisione delle problematiche sociali non è da tutti e insegna che rispettare le differenze, di religione, di pensiero, di tendenze sessuali, di abbigliamento è difficile, ma non impossibile e suggerisce che la libertà, se interiorizzata in modo autentico, può essere la più grande risorsa di un popolo.  

Adele Paglialunga

Nella foto di copertina, un panorama di San Francisco

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi