//Quotidiani, solo il locale li potrà salvare

Quotidiani, solo il locale li potrà salvare

di | 2019-03-10T06:46:22+01:00 10-3-2019 6:49|Controluce|0 Commenti

L’informazione in Italia non vive un periodo felice, è evidente ormai da anni. La vendita dei quotidiani (cartaceo + digitale) è in continuo decremento. Nel 2008 l’industria dei quotidiani italiana complessivamente vendeva in un anno 1,8 milioni di copie, nel 2018 questo valore è sceso a 836 mila copie, con una flessione del 53%. Un declino costante (in media oltre 90 milioni di copie l’anno). Se guardiamo il confronto anno su anno, la perdita più consistente di copie vendute è avvenuta nel 2015 quando si è registrata una flessione complessiva di 144 milioni di copie (-11,7%).
Con conseguenze drammatiche sull’occupazione, “Tra il 2013 e il 2017 la forza lavoro è diminuita di 3.301 unità, -21% sul 2013 e -8% sul 2016, attestandosi a 11.886 unità a fine 2017”. Si evince dall’indagine sull’editoria 2018 pubblicata da R&S Mediobanca. Nonostante un miglioramento in atto della redditività industriale, l’editoria italiana è in affanno rispetto a quella tedesca, francese e inglese, con ricavi, occupazione e investimenti ancora in calo nel 2017 (con 13 milioni di euro investiti in meno rispetto al 2013).
Il calo delle vendite è generalizzato e diffuso su tutto il territorio nazionale e non basta l’attenzione sull’informazione locale che comunque non riesce a pareggiare i conti. Più di 8 italiani su 10, ben l’86%, si informano abitualmente sui fatti locali, attraverso tv, radio, quotidiani e servizi online. Certo non tutti allo stesso modo, anzi, con un’accentuata disomogeneità tra diverse aree del Paese. Ma con picchi quasi del 100% nelle regioni dove è forte la specificità culturale e/o linguistica come Val d’Aosta e Trentino Alto Adige (98% e 96%), seguite da Friuli Venezia Giulia (94%) e Sardegna (91%). A raccontarlo è l’Indagine conoscitiva sull’informazione locale presentata dall’Autorità garante per le Comunicazioni, che ha analizzato caratteristiche e dinamiche di domanda e offerta di informazione in Italia, con focus sull’ambito locale.
”Il settore ha subito colpi notevoli dalla diffusione del web – spiega il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani – Sono tendenze difficilmente rovesciabili. Non bisogna fare una battaglia di rallentamento, ma trovare nuove direzioni e risposte. L’ambito locale – aggiunge – è importante anche perché costituisce un tessuto di comunità”.
La tv è il mezzo prediletto, tranne che in Piemonte, Emilia Romagna e Toscana, dove vince ancora il quotidiano. La Rai attraverso il TGR è il primo gruppo di riferimento per l’informazione locale in 14 regioni.
Il sottosegretario all’Editoria, Vito Crimi (nella foto) non ha dubbi: “Di fronte alla rivoluzione del digitale bisogna evitare ‘lotte senza quartiere per mantenere le proprie posizioni”. E invita l’informazione locale ”a interagire con i cittadini” e in generale a sfruttare i nuovi mezzi e valutare la possibile ”remunerazione” dei contenuti su web ”sul principio della credibilità”.

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