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Pinocchio, il burattino che è in ognuno di noi

di | 2019-02-10T08:01:28+01:00 10-2-2019 6:10|Cultura, Sezione 3|0 Commenti

NAPOLI – Il ricordo è nitido: all’età di non più di sei anni, in libreria con il mio Geppetto, mio padre, per scegliere tra due edizioni di Pinocchio, l’una con illustrazioni un po’ più caro e l’altro più economico. Il mio papà con la difficile domanda quale dei due volessi e la mia educazione e riservatezza che mi impedivano di esprimere il mio desiderio di avere il libro con i colori delle immagini, un desiderio non detto ma esaudito. L’odore della stampa, quel libro non scontato ed avuto dopo una lunga attesa. Come un abbecedario che mi ha introdotto nel mondo della lettura, ancora oggi lo riserbo, ancora rilegato con una pellicola doppia trasparente affinché non si sciupasse.

 

Pinocchio è un libro che travalica le generazioni, tradotto in tutto il mondo, una storia che colpisce, che trasmette un valore educativo, un insegnamento. Soprattutto per quelli della mia generazione, la realizzazione televisiva di Comencini, un cast eccezionale ha dato volto e parola ai personaggi del libro rendendolo immortale. Un testo formativo che mette al suo centro l’educazione ed è ancora moderno ed attuale e racconta la vita dell’uomo.

 

La prima puntata esce il 7 luglio del 1881 sul “Giornale per i bambini” con il titolo della Storia di un burattino. A fine ottobre l’ultima puntata finisce con la morte di Pinocchio penzoloni da un ramo di una quercia grande. Fine. Ma come nei sequel odierni, i lettori non ci stanno ed inviano molte lettere di dissenso al giornale tanto che Collodi deve inventarsi un seguito e far rivivere il suo personaggio per concludersi in un lieto fine. Franco Nembrini, prendendo spunto dalla rivisitazione del Cardinale Biffi, ne rifà una lettura approfondita di natura cristiana: le avventure di Pinocchio diventano l’Avventura di Pinocchio che ripropone il dramma della vita e secondo la tradizione cristiana ne racconta la paternità, la fuga da casa, la libertà ferita, l’incontro con una possibile salvezza. Rileggendo l’analisi che ne fa Franco Nembrini, risalta la modernità del testo e la genesi di ognuno di noi, riguarda ognuno di noi laico o cattolico che sia. Il Padre/Dio che crea il figlio/uomo che da subito si ribella in cerca di una libertà fittizia ingannevole che diventa vacua se distaccata dal Padre che lo ha generato. Il grillo parlante che più che la coscienza o la morale che detta cosa sia giusto o sbagliato, è il cuore di ognuno di noi.

 

Pinocchio segue il desiderio di essere felice, in un percorso fatto di cadute e risalite, dolore e inganni. Il desiderio non è raggiunto senza fatica e sacrificio proprio quello evitato dalle nuove generazioni a cui spesso neghiamo, per errore educativo travestito da amore genitoriale, la crescita che può avvenire solo con una consapevolezza raggiunta in autonomia e senza perdere di vista chi ti ha generato. Soprattutto non può avvenire senza la legge, la regola, i paletti che accendono le passioni, il desiderio di andare oltre. Meno convincente la lettura della fata considerata da Nembrini: la Chiesa che agevola la salvezza di Pinocchio. Il burattino senza fili che incontra Mangiafuoco, un omone dal cuore tenero (perché anche i cattivi hanno un cuore), che si commuove al racconto del povero babbo. E il gatto e la volpe: l’inganno. Lucignolo che già il nome richiama a Lucifero, l’attraente diavolo tentatore che ci conduce al paese dei balocchi una parodia di un paradiso non credibile che alla lunga mette in risalto solo il nostro lato bestiale.

 

Pinocchio ci riguarda, tutti noi siamo burattini governati da fili invisibili e ci illudiamo di essere liberi di scegliere, un’illusione appunto che spesso ci fa credere libertà il non avere legami, il non intessere relazioni, fondamentali invece, alla nostra reale conquista di uomini liberi. 10“Ciascuno di noi – scrive Nembrini – ha di fronte agli altri una responsabilità, di fronte al problema della giustizia. Il male c’è, il male lo facciamo tutti. La pretesa degli uomini di far giustizia ha senso soltanto se c’è davvero una Giustizia perché, se c’è il Padre, nel paragone con lui, con il modo in cui lui tratta noi, si può provare a essere giusti. Se la verità non c’è tutto è uguale, non c’è il bene e non c’è nemmeno il male”.

 

Il percorso di Pinocchio è la sua avventura di una vita a cercare di crescere e diventare una persona perbene dove l’accezione della parola significa il cercare di agire per il bene. Essere persone che agiscono per il bene ci rende persone migliori in accordo con il cuore di ognuno di noi che è fondamentalmente buono perché donato da Dio.

 

Angela Ristaldo

  Nella foto di copertina, Pinocchio, il burattino di Collodi noto in tutto il mondo

Sono un’insegnante di scuola primaria, laureata in lingue, da anni mi occupo del giornale scolastico con un gruppo misto di alunni dai 10 ai 13 anni. Vivo a Napoli ed insegno in una scuola cosiddetta ‘a rischio’; ma ritengo che l’unico rischio che si corre sia non educare alla bellezza e al positivo che c’è ovunque. Amante dell’ Arte e curiosa della realtà che ci circonda.

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