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Per sostenere gli artisti ora c’è il crowdfunding

di | 2018-05-12T12:48:30+02:00 13-5-2018 6:40|Attualità, Personaggi, Sezione9, Spettacolo|0 Commenti
LONDRA – Valerio Lysander porta in Italia il “crowdfunding”, una parola che in gergo musicale significa più o meno “finanziamento collettivo”, ma – si badi bene – non ha niente a che fare con l’elemosina. Ormai siamo lontani, infatti, dall’artista che, al termine dell’esibizione, girava con il cappello per raccogliere monete. No, si tratta di una strada dignitosissima che alcuni artisti hanno imboccato per continuare a creare musica indipendente. Ma soprattutto Valerio Lysander vede nel crowdfunding la possibilità di rivoluzionare, dal basso, il mercato della musica. “Perché – sottolinea – il sostegno economico del tuo pubblico significa che hai una credibilità personale, che ti sei costruito da solo e che, attraverso le donazioni, dimostra in maniera evidente quanto vali”. Con il crowdfunding il cantautore italiano, tra i primi, si pone due obiettivi: il primo è quello di raccogliere fondi per terminare la registrazione del suo ultimo disco, l’altro è quello di convincere il pubblico ad abbandonare il clichè dell’artista squattrinato che deve “lavorare” per poter finanziare la propria arte, e a collaborare con lui per poter godere del risultato. “Perché la musica – spiega Valerio – non nasce per magia. Bisogna studiare molto per crearla ma siccome non è un prodotto tangibile si è portati a pensare che non ci siano dietro tanta fatica e, soprattutto, dei costi per realizzarla”. Insomma, è diffuso il pregiudizio che quello del musicista non sia un vero e proprio lavoro ma, più che altro, un’attività ludica che produce un suono gradevole per chi la ascolta. Per questo il trentenne italiano, che sette anni fa lasciò il suo paese in provincia di Roma per realizzare il sogno di diventare cantautore a Londra, ha deciso di promuovere la campagna per poter terminare la sua ultima opera e soprattutto per gettare le basi di una nuova mentalità musicale. Oggi Valerio, che ha tradotto il suo cognome da Alessandri in Lysander per facilitare la pronuncia in lingua anglosassone, conta migliaia di followers sparsi in molti paesi del mondo, le sue canzoni vengono canticchiate, visualizzate e condivise da chiunque, viene acclamato ai concerti in Italia e all’estero ma per lui la gavetta pare non sia finita. Il successo, infatti, non porta con sé automaticamente la possibilità di sopravvivere nel foltissimo panorama musicale quando si rinuncia a qualsiasi etichetta commerciale – in soldoni, quando non si ha uno sponsor – soprattutto nell’era di internet. E quindi Lysander, che nella sua ultima canzone” If you were me you would be” ha denunciato in modo divertente ma anche drammatico la difficile situazione dei musicisti, ecco come si sta organizzando. Ha già prodotto e registrato le 13 tracce del suo ultimo album a sue spese. “Ma oltre al processo creativo – spiega il cantautore – c’è molta amministrazione da sbrigare e, oltre a questo, ci sono difficoltà legate alla promozione, al marketing, al rispetto delle tempistiche, tutta roba molto impegnativa alla quale, avendo scelto di essere indipendente, bisogna badare da soli”. E’, quindi, in quest’ultima fase che Valerio chiede aiuto ai suoi finanziatori i quali potranno verificare in modo trasparente, “come è giusto che sia”, quanto sta crescendo il progetto in cui hanno creduto. “Se la campagna avrà successo – dice – userò il denaro raccolto per il mixaggio e il mastering finali, per l’incisione, la distribuzione e la promozione”. Per chi ha deciso di sostenerlo, naturalmente, ci sarà una ricompensa che, a seconda dell’entità della donazione, può andare dalla copia autografa dell’album alla discografia completa di Valerio Lysander. Un atto di coraggio non da poco perché il crowdfunding darà anche un risultato in termini numerici, se è vero che a tanta credibilità dovrebbero corrispondere tante donazioni. Ma Lysander è forte del suo pubblico e attende senza paura il suo responso, nel termine di 60 giorni previsto per la campagna di donazioni, al link http//kck.st/2jrh353.

Gloria Zarletti

Foto di copertina di Carol J Moir

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