//Per salvare il mare la legge non basta

Per salvare il mare la legge non basta

di | 2018-10-26T11:55:19+02:00 28-10-2018 7:05|Controluce|0 Commenti

Ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare, in tutti i mari del mondo. In certe parti degli oceani si formano addirittura vere e proprie isole formate interamente da sostanze solide inquinanti. Certo, non è una notizia nuova, è da decenni che in primis scienziati e ambientalisti denunciano una situazione che solo oggi viene seguita con preoccupazione anche da coloro che fino a poco tempo fa si dichiaravano scettici. Secondo i più pessimisti nel 2050 nei mari di tutto il mondo ci potrebbero essere più bottiglie di plastica che pesci.

Adesso si corre ai ripari, ma non sarà troppo tardi? Comunque il Parlamento Europeo (ripeto, il Parlamento Europeo ma Trump che dice? E il resto del mondo che fa?) ha ufficializzato il giro di vite sulla plastica usa e getta entro il 2021. L’Aula di Strasburgo ha infatti approvato il divieto al consumo nei Paesi dell’Unione europea di alcuni prodotti come posate, bastoncini cotonati, piatti, cannucce, miscelatori per bevande e bastoncini per palloncini, cioè il 70% dei rifiuti marini. La relazione è stata approvata con 571 voti favorevoli, 53 voti contrari e 34 astensioni. Il Parlamento europeo avvierà negoziati con il Consiglio non appena i ministri Ue avranno stabilito la propria posizione comune.

Legambiente, Greenpeace, Marevivo e molte altre importanti associazioni ambientaliste hanno accolto le novità decise da Bruxelles con moderato entusiasmo, definendole un “primo importante passo avanti”. Nettamente contraria al provvedimento invece PlasticsEurope, l’associazione europea della plastica a cui aderisce l’italiana Federchimica, secondo la quale il divieto sull’uso di prodotti in plastica monouso “non è affatto la soluzione per risolvere il problema del marine litter”, ossia l’inquinamento dei mari ed è “una scorciatoia che non avrà effetti decisivi nella risoluzione del problema”. Beh, forse non lo avrà a breve scadenza ma sicuramente, se le norme saranno accolte e messe in atto dal maggior numero di Paesi, statene certi che i risultati si vedranno.
La plastica non è biodegradabile ma esposta alla luce del sole lentamente si decompone in piccoli frammenti. Sebbene l’inquinamento più vistoso sia quello dovuto a oggetti voluminosi, che soffocano o intrappolano gli organismi marini, quello più subdolo è costituito da particelle di dimensioni inferiori ai 5 millimetri. Le cosiddette microplastiche possono essere scambiate per cibo e ingerite da pesci, molluschi e crostacei, accumulandosi nei tessuti. La concentrazione degli inquinanti organici presenti in questi frammenti, come i cosiddetti ftalati o i metalli pesanti utilizzati in alcune vernici, incrementa perciò a ogni anello della catena alimentare. Fino a raggiungere il nostro piatto, con conseguenze sconosciute: uno dei mari più colpiti da questa forma di inquinamento è proprio il Mediterraneo a causa del bacino semichiuso e dell’alta densità abitativa lungo le sue coste.
Le nuove norme della Commissione europea puntano a contrastare la diffusione dei 10 prodotti di plastica monouso “che più inquinano le spiagge e i mari d’Europa e che rappresentano il 70% dei rifiuti che finiscono in mare. Bastoncini per la pulizia delle orecchie, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini, dovranno essere fabbricati esclusivamente con materiali sostenibili.
Intanto il ministro dell’Ambiente italiano, Sergio Costa, nell’annunciare la partecipazione all’assemblea dell’Associazione nazionale dei comuni italiani, ha incentrato la sua attenzione sulla campagna “Plastic Free” per l’eliminazione dell’utilizzo della plastica monouso e sullo sviluppo del verde pubblico, anche in previsione della «Giornata nazionale dell’albero» in programma per il 21 novembre prossimo. Dal ministro parole che fanno ben sperare: «Mi auguro che i Comuni italiani possano e vogliano accettare la sfida di bandire l’utilizzo della plastica usa e getta, intraprendendo un percorso che li porterà a diventare sempre più ecosostenibili».
Bastano nuove norme e nuove leggi per salvare il mare e il mondo? O il cambiamento parte da ognuno di noi, singolarmente e coscienziosamente iniziando a vivere in modo diverso, virtuoso e compatibile con ciò che ci circonda. Siamo noi che per primi dobbiamo dire no a tutto ciò che inquina.

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