/, Sezione 4/Giro Villapiana in bilico fra passato e presente

Giro Villapiana in bilico fra passato e presente

di | 2018-01-18T22:03:21+01:00 20-8-2016 9:48|Attualità, Sezione 4|0 Commenti

SAVONAVillapiana è un termine relativamente recente, poiché entrò in uso solo alla metà del XIX secolo, prima di allora questa parte di Savona veniva chiamata “Borgo delle Banchette”. L’origine del termine è discussa, un’ipotesi rimanda al termine dialettale “ësë ä banchetta”, che si riferiva alle macchie e cespugli presenti o, forse, alle panchette poste all’esterno delle abitazioni. In epoca medievale la zona, il cui asse correva lungo le attuali via Torino e via Piave, dal ponte dello Sbarro (incrocio via Piave-valletta San Lorenzo) fino al ponte di Lavagnola (chiesa di San Martino), era tappezzata di orti, campi e case coloniche, fra colture di grano, vigneti, uliveti e frutteti, che venivano delimitate da vari canali d’irrigazione. Il complesso di orti e case faceva parte del Borgo Superiore di Savona, detto anche Alto o di San Giovanni, perché si estendeva fuori porta San Giovanni (oggi piazza Diaz), al di là della cinta muraria che cingeva la città e che verrà demolita nel 1847.

L’attuale Villapiana si estende dal limite di piazza Saffi e risale via S. Lorenzo, fino alla zona collinare (serpentina di via Firenze e via Mignone), trovando in piazza Brennero il suo centro di gravità e nel quarto di cerchio con pianta a scacchiera – delimitato da via Milano, via Torino, via Verdi – lo schema viario storico (1910, Piano Regolatore). Ai bordi di questa zona passava nel Medioevo un’importante via di comunicazione, infatti, chiunque avesse voluto commerciare con il Piemonte doveva passare per via “De Cantagalletto”, che assicurava il collegamento con il basso Piemonte.

L’origine del moderno nome del quartiere, Villapiana, è molto più semplice da determinare. Infatti, in questa zona, fino al 1906, si trovava “la villa piana”, un palazzo di proprietà dei marchesi Balbi. Quando, nei decenni successivi, la vasta area agricola intorno alla villa venne sostituita dalla pianta a scacchiera degli edifici previsti dal nuovo Piano Regolatore, sembrò giusto dare al quartiere il nome della casa più importante della zona.

I sedici pannelli del “Giro Villapiana”, frutto della pregevole ricerca di Giuseppe Milazzo e di Giovanni Gallotti, sono stati il filo conduttore delle escursioni mattutine di un gruppo di studenti del Liceo Grassi, che, durante l’ora alternativa, si sono avventurati fra le vie del quartiere che abbraccia la loro scuola. Fra lezioni itineranti di storia locale, foto di chiese e di antiche ville nobiliari, gli “alternativi” – con la complicità del docente referente del progetto – non si sono fatti sfuggire l’occasione di un excursus epicureo fra i piaceri gastronomici, dolci e salati, di piazza Brennero, via Verdi, via Torino e zone limitrofe. Il quartiere più popoloso della città, infatti, mantiene oggi tutta la sua accogliente umanità: le strade brulicano di vita, i giovani riaprono le attività artigiane di un tempo, dalle Società di Mutuo Soccorso i vecchi operai osservano con curiosità la nuova Villapiana colorata e multietnica che si forma nelle scuole elementari, medie e superiori. Della vivacità del quartiere è espressione l’associazione “Tutti insieme per Villapiana”, in cui residenti e commercianti si danno da fare per smontare i luoghi comuni del giornalismo facile, che vuol vedere nelle zone popolari e operaie i segni del degrado. Eppure, come non vedere le bancarelle di merci varie, artigianato e prodotti tipici che invadono periodicamente piazza Bologna, per la “Festa della panissa”, rinverdendo l’atmosfera di qualche decennio fa, quando il mercato situato nella piazza era luogo di tradizionale ritrovo; gli stand dei giardini delle Trincee, che in estate portano il “Mare a Villapiana”, con i suoi colori e i suoi sapori da gustare, la musica dal vivo e le scuole di ballo; il carnevale di quartiere, “Villapiana in Maschera”, che vede la presenza di sua maestà Cicciolin – il re del Carnevale – e della sua corte, con tanto di Pentolaccia, bugie e caramelle al seguito; e ancora la festa di Halloween e le “gigantesche merende” nei giardini di via Verdi; il “Natale in Villapiana” che trasforma Piazza Brennero nella “Piazzetta dei sapori”, la carrozza di Babbo Natale – trainata da cavalli – che porta i bimbi per le vie del quartiere, i canti di Natale con gli alunni della scuola elementare “G. Mazzini” e le torte delle loro mamme; e, poi, il teatro a scuola e la biblioteca di circoscrizione, le lezioni di italiano per stranieri, i tanti progetti di studenti e insegnanti. Tutto ci parla di una comunità unita e operosa, che ha in fronte il sole del domani, nonostante i tanti problemi della vita quotidiana nell’età della crisi; perché la nostra Villapiana, quella che ci accoglie tutti i giorni quando andiamo a scuola, al mattino e al pomeriggio, quella del caotico traffico diurno e dei silenzi della sera, non è un eden o il migliore dei quartieri, ma è la vita che ci sorride e, ormai, è semplicemente anche il nostro quartiere.

Per godersi tutto questo e immergersi nella calda vita del quartiere bisogna scendere nelle sue strade. E, allora, ecco una guida turistica agile e snella – pensata da studenti alternativi per turisti e viandanti curiosi – alla storia e alle bellezze architettoniche di Villapiana. Le sintesi, a cura degli studenti, sono tratte da “Villapiana. Storia di un quartiere”, di Milazzo-Gallotti, e sono diventate parte di una pubblicazione della Società Dante Alighieri – Ti aspetto a Savona -.

Ecco ora alcuni angoli significativi della storia e della vita del Quartiere.

Il ponte dello Sbarro e il beudo

Il ponte dello Sbarro, collocato all’incrocio tra le attuali via Piave e valletta San Lorenzo, segnava il confine meridionale del Borgo delle Banchette e della sua principale arteria stradale, che terminava a Nord, nei pressi della chiesa di San Martino a Lavagnola. Sotto il ponte, di origine medievale, scorrevano le acque del ruscelletto pluviale (noto come rio di San Lorenzo), che seguiva il corso della omonima crosa, dalla chiesa di San Lorenzo (1178) – sita nell’attuale via Mignone – al Letimbro. Associati al ponte dello Sbarro erano presenti due elementi distinguibili che ne definivano la funzione e la denominazione: la presenza di una piccola torre di guardia e di un raffinato crocefisso marmoreo bifronte, al suo culmine. Il nome “sbarro” discende, infatti, dalla antica funzione di impedire l’ingresso nella città alle persone malate o privi della “bolletta di sanità”. I malati contagiosi fermati dalle guardie venivano “indirizzati” al vicino ospedale di San Lazzaro (via Torino).

Non si sa precisamente la data di costruzione del ponte (probabilmente Duecentesco), ma con precisione, purtroppo, conosciamo la data della demolizione della sua struttura in pietra (1809), per consentire l’allargamento della via per Torino. Ricostruito in legno, e poi in ferro (1893), sopravvisse fino allo scoppio della prima guerra mondiale: conclusa la copertura del Rio San Lorenzo (1911-1915), “scomparve così definitivamente anche l’ultima testimonianza di quello che era stato, in epoca medievale, uno dei ponti cittadini più famosi e conosciuti” .

Nella torretta, che ancora nel Settecento sormontava il ponte, aveva sede il dazio cittadino: della struttura difensiva restano tracce visibili nel caseggiato a Nord-Est, all’angolo fra via Piave e valletta San Lorenzo (riconoscibile per l’edicola dei giornali al piano terra). Il grande crocefisso in marmo bianco, raffigurante, in rilievo, da un lato Cristo in croce e dall’altro la Madonna con il Bambino, venne sistemato sul ponte dello Sbarro successivamente alla chiusura della Cattedrale sul Priamar (1543). Per oltre due secoli il ponte fu sormontato da tale icona, ma dopo la demolizione della struttura in pietra, il crocefisso fu trasportato all’interno del Duomo di Savona, dove ha trovato definitiva collocazione.

Il Beudo, invece, era un canale di grande importanza per la città di Savona, tracciato in epoca medievale per rendere più abbondanti le messi di grano e cereali necessarie  all’alimentazione della città. Scorreva alle spalle della chiesa di San Lazzaro, in mezzo agli orti coltivati ed era lungo circa 9 chilometri e largo un metro: dal Montegrosso arrivava al Letimbro, parallelo alla sua riva sinistra. La funzionalità del Beudo era completata da due mulini, che sorgevano nella zona: il “Mulino della Beccalla (dal nome della villa nelle vicinanze), di fronte all’odierna via Ceva, e il mulino nei pressi della chiesa di San Lazzaro (1584). Le acque del Beudo venivano anche utilizzate dalle lavandaie del borgo di Lavagnola. Il Comune di Savona (Statuti del 1404) prescrisse con severità gli obblighi di controllo e vigilanza su questa vitale opera irrigua, “il cui corso non doveva essere alterato o interrotto per alcun motivo”. Gli “Ufficiali dell’acqua”, eletti dal Consiglio degli Anziani, avevano il compito di definire il novero dei proprietari terrieri che potevano usufruire delle acque del Beudo e in quale misura, tassandoli poi in virtù della vastità delle terre irrigate.

Le chiese di San Lazzaro e di Santa Marta

Intorno al 1204, dirimpetto a Villa Cambiaso – in via Torino – vennero costruiti una chiesa e un ospedale intitolati a San Lazzaro, patrono degli ospizi per i poveri e i lebbrosi. L’ospedale era infatti adibito ad ospitare malati di lebbra e di altre malattie contagiose, motivo per cui venne costruito lontano dal centro abitato, fuori dalle mura. Nello stesso periodo, venne costruita a poca distanza un’altra chiesa, Santa Marta – via Torino angolo via Perugia -, intitolata alla sorella di San Lazzaro. Nel corso del tempo, l’ospedale ricevette diverse donazioni; un anno cruciale per la struttura fu il 1347, con la “morte nera” diffusa in tutta Italia. La chiesa di San Lazzaro era dunque adibita a servire l’ospedale, mentre Santa Marta ospitava un oratorio.

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi