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Ottana, la meravigliosa chiesa romanica di S. Nicola

di | 2020-11-06T13:13:04+01:00 8-11-2020 6:25|Sezione 6, Viaggi|0 Commenti

OTTANA (Nuoro) – Il romanico sardo è uno stile architettonico che si sviluppò in Sardegna in tempi ormai lontani ma che ha lasciato tracce indelebili nel territorio documentate da splendide costruzioni ancora oggi visitabili. L’architettura romanica nell’isola ha avuto un notevole sviluppo sin dalle prime origini e per un lungo periodo. Le forme ancora oggi riconoscibili non sono classificabili in una immagine stereotipata, poiché in Sardegna il romanico si è manifestato in numerose forme. Questo poiché, durante la fase giudicale, nell’isola si sono avuti numerosi ordini religiosi provenienti da varie regioni italiane e dalla Francia. Di conseguenza, nelle architetture di quell’epoca sono riconoscibili influssi pisani, lombardi e provenzali nonché tracce del passaggio di maestranze o di cultura islamica, o provenienti dalla penisola iberica.

La chiesa romanica di San Nicola, a Ottana, è uno dei monumenti più caratteristici dell’architettura religiosa barbaricina. L’imponente edificio fu cattedrale della diocesi di Ottana, attiva dal 1112, sino al 1503 quando la sede fu soppressa e trasferita ad Alghero. Intitolata a san Nicola di Mira, venne consacrata nel 1160 dal vescovo Zaccaria, come attesta la pergamena originale, ritrovata sotto l’altare maggiore nel 1912, che recita: “Anno ab incarnatione domini mclx indictione octava ego Zacharias episcopus consecravi hanc ecclesiam ad onorem Beati Nicolai confessoris et Beatae Virginis et Sanctorum Fabiani et Sebastiani reliquias inclusi”. Come hanno confermato sepolture scoperte negli scavi, fu costruita in stile romanico-pisano su un edificio altomedioevale preesistente. Non si può non notarla entrando ad Ottana e arrivando al centro del paese, perché è posizionata sopra una collinetta che sovrasta il centro.

La costruzione è molto suggestiva, in stile romanico pisano, con la caratteristica pietra adoperata al periodo, la roccia scura e la trachite rosa/arancio, con delle scalinate un po’ faticose da fare, ma che vale la pena salire, sia per ammirare l’edificio maestoso ed imponente, sia per godersi da un’altra prospettiva il centro abitato che si stende ai suoi piedi. Raggiungerla è molto semplice. Ottana dista solo mezz’ora di macchina dal capoluogo di provincia di Nuoro e il paese è situato nella fertile piana della media valle del Tirso, a nord del monte Nieddu. La costruzione sacra è bellissima, appollaiata sull’altura, e domina l’intero centro abitato. Domina la Piazza principale cittadina e colpisce subito la policromia della facciata costruita principalmente in basalto e trachite. La scalinata d’accesso, poi, rende davvero monumentale l’intera struttura.

La chiesa ha la facciata a capanna. È alta e stretta e si sviluppa su tre ordini. L’ordine inferiore è diviso in tre specchi, con al centro il portale architravato e sormontato da un arco a tutto sesto. Anche il livello mediano è tripartito, con lesene che reggono tre piccole arcate. Quelle laterali ospitano al loro interno dei rombi decorativi, mentre quella centrale include una bifora. Il livello superiore presenta una falsa loggia, costituita da cinque piccole arcate poggiate su lesene e quest’area del prospetto è decorata da piccoli bacini ceramici. Le lesene e gli archetti pensili scandiscono l’intero paramento esterno delia chiesa. L’alternanza del basalto nero-violaceo delle mura e della trachite rosa delle arcate e delle colonnine creano una singolare bicromia che rende l’ex cattedrale misteriosa e affascinante. L’interno in trachite, con pianta a croce commissa o “a tau”, colpisce per semplicità e severità, accentuata dall’altezza delle pareti, che si chiudono con una copertura a capriate lignee. I due bracci del transetto e del presbiterio sono coperti con delle volte a botte e un’ampia abside semicircolare riempie l’estremità orientale della navata. Nelle testate del transetto si aprono due monofore, al centro dell’abside una croce greca.

All’interno sono custoditi un crocifisso ligneo cinquecentesco e, nel braccio sinistro un polittico trecentesco, noto con il nome “pala di Ottana” o “dei santi Francesco d’Assisi e Nicola di Bari”. L’opera, attribuita al Maestro delle tempere francescane attivo a Napoli tra il 1330 e il 1345, presenta scene della vita dei santi Francesco e Nicola, dipinte a tempera su tavola. Sono inoltre rappresentati anche due personaggi storici, identificati da un’iscrizione, come il vescovo francescano di Ottana Silvestro e il donnicello, cioè l’erede al trono giudicale, Mariano IV d’Arborea. La presenza di questi personaggi permette di datare la pala tra 1339 ed il 1344. Il fianco meridionale riprende lo stile della facciata, in quello settentrionale risalta la bicromia ottenuta alternando trachite di colori diversi. In totale le arcatelle che decorano il perimetro di San Nicola sono 27. Il complesso è lungo 28 metri, quasi il doppio di larghezza e altezza di soli 15 metri, e mostra una certa unità architettonica ma ha vissuto due fasi costruttive, la chiesa infatti vide all’opera due maestranze di cultura molto diversa. Abside, transetto e fianco settentrionale appartengono alla prima fase. La facciata ed il fianco Sud sono opera di un maestro che riprese con precisione gli stili decorativi pisani. Sono chiari i punti di giunzione dei due lavori, nonostante questo l’opera appare lineare nelle forme e per nulla disomogenea negli stili.

Questa chiesa, con demoni guardiani scolpiti, è una meravigliosa costruzione che merita di essere visitata. Non serve commentare per lei parlano le pietre scolpite quasi mille anni fa, la manualità dei maestri muratori che levigarono la pietra grezza, i vescovi, il popolo in preghiera. Chi entra nella chiesa di San Nicola di Ottana si immerge in tutto questo e ne viene catturato. E poi, se si solleva lo sguardo verso i legni delle capriate manca quasi il respiro.

Virginia Mariane

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