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Perchè tante opere pubbliche bloccate?

di | 2018-05-13T07:21:57+02:00 13-5-2018 7:00|Prima Pagina, Punto e Virgola|0 Commenti
I soldi ci sono, i cantieri abbastanza raramente. E’ una delle ennesime contraddizioni di questa nostra Italia definita (molto in teoria) “patria del diritto”, ma che nella concreta realtà è soprattutto “patria del rovescio” (e qui il tennis c’entra molto poco…). I fatti sono raccontati in un documentato articolo di Marco Ruffolo su Repubblica e riguardano le gare d’appalto per opere pubbliche, un terzo delle quali viene cassato con motivazioni varie e finisce nel nulla. I numeri sono impietosi: il 35% dei finanziamenti (48 miliardi di euro su 137) impegnati negli ultimi 15 anni per infrastrutture non è stato speso perché gli appalti sono stati annullati o revocati in quanto irregolari. E nel Sud, proprio dove c’è maggiore necessità di intervenire, la percentuale di soldi non spesi sale addirittura al 54%. Una radiografia impietosa che mette a fuoco non necessariamente fenomeni di corruzione, quanto soprattutto l’incapacità di sapere gestire e controllare ciò che si programma. E in questo quadro assolutamente desolante brillano soprattutto i Comuni, i principali colpevoli nella mancata attuazione dell’intero ciclo (progettazione, gestione e controllo) dei lavori. Basti pensare che spesso l’ufficio tecnico può contare solo su una persona e che in certi casi tale settore è completamente assente. Inutile sottolineare che è difficile pensare ad un serio intervento se tutta la mole di lavoro ricade sulle spalle di un unico geometra o ingegnere o se, addirittura, queste figure di tecnici mancano del tutto. Ma non è solo colpa delle amministrazioni comunali se le cose non funzionano e se tanti soldi se ne vanno in fumo. Ci si mettono anche le norme (tantissime e spesso contraddittorie tra loro) e l’eccessiva burocratizzazione delle procedure. Una selva di leggi, commi, codicilli e ammennicoli vari nei quali è molto complicato districarsi dando spazio così ad un’infinita serie di contenziosi che alla fine hanno la meglio. Con una conseguenza banale: ospedali, scuole, strade, parcheggi e ogni altra opera di pubblica utilità restano nel libro dei sogni. Anche in questo caso i freddi numeri sono molto eloquenti: nel 2017 le risorse sono cresciute (+23%), ma la spesa effettiva è calata (-3%). Insomma, i soldi ci sono ma i manufatti da realizzare ancora no. E chissà quando e se vedranno veramente il taglio del nastro. Infine, un dato contenuto nel nuovo Def (Documento di economia e finanza): “Su 20 infrastrutture strategiche di trasporto – scrive Marco Ruffolo – il tempo medio totale supera i 15 anni, e i primi 10 trascorrono ancora prima dell’inizio dei lavori, tra progettazioni, autorizzazioni e contenziosi”. C’è bisogno di aggiungere altro? Buona domenica.

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