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Palermo, a scuola non si prega a merenda

di | 2018-02-12T10:50:27+01:00 12-2-2018 6:45|Attualità, Sezione9|0 Commenti

PALERMO – A novembre scorso, nella scuola materna e primaria “Ragusa Moleti” di Palermo, il dirigente scolastico Nicolò La Rocca emette una circolare che vieta ai docenti di far pregare i bambini durante la merenda. Dalla scuola vengono tolte poi alcune statue, tra cui quella della Madonna. La decisione suscita reazioni contrastanti tra i genitori dei piccoli alunni e una vasta risonanza in città.

Alcuni affermano che si è leso il diritto alla propria cultura religiosa e, in segno di protesta, portano i figli a scuola con il rosario al collo; altri hanno invece dichiarano: “Forse non siete mai stati in quella scuola: c’erano altarini con statue della Madonna quasi a grandezza naturale. Mancava solo la filodiffusione con Radio Maria 24 ore al giorno… Ma la scuola, come lo Stato, è laica”.

Particolarmente accese le reazioni di alcuni uomini politici. Un deputato del Partito democratico, Edoardo Patriarca, definisce la decisione del dirigente “un atto di laicismo e autoritarismo che nei fatti nega le nostre radici”; il senatore di Forza Italia, Renato Schifani, aggiunge: “Credo che sarebbe stato meglio procedere con moderazione,
parlandone prima con insegnanti e famiglie e valutando se realmente le preghiere in classe fossero un problema per l’educazione dei minori a lui affidati”. Infine, Alessandro Pagano, deputato Lega-Noi con Salvini, esprime il proprio totale dissenso affermando che “proibire a bambini di tre e sei anni di pregare a scuola è una cosa indegna. Togliere le foto del Papa e le statue della Madonna è un atto ignobile. Non coinvolgere nella scelta i genitori è autoritarismo. Siamo pronti a recarci alla scuola elementare di Palermo per protestare contro questo preside totalitarista che sta abusando del suo ruolo per affermare una visione anti cristiana del mondo. Ci opporremo a questo ennesimo tentativo di sottomissione culturale al politicamente corretto e a questo laicismo strisciante. I nostri valori cattolici non sono negoziabili. Sì alle preghiere dei bimbi a scuola”.

Il deputato leghista Alessandro Pagano  decide anche di portare a scuola una statua della Madonna e di consegnarla al preside; ma c’è pure chi si presenta con la Costituzione in mano protestando contro gli altri genitori che avevano attaccato il dirigente. “Sono venuto qui con un gruppo di amici preoccupati per quanto è avvenuto – sostiene Giorgio Maone di Uaar (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) – e ho portato l’unico simbolo laico che può essere esposto nella scuola pubblica, il preside non ha fatto che un atto dovuto per evitare discriminazioni  nei confronti di bambini che non sono di religione cattolica”.

Dopo le contrapposizioni e la bufera di dichiarazioni, dopo la presa di posizione dell’ANP di Palermo (Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola), che difende il dirigente scolastico “sottoposto a una sorta di gogna mediatica solo per aver affermato e ricordato a tanti che la scuola è un luogo di erogazione di un servizio pubblico finalizzato alla crescita sociale e civile dei futuri cittadini”, a scuola nei giorni successivi si respira un clima più disteso: ai bambini viene permesso di fare, come sempre, la preghierina prima della merenda. E’ stato intanto rinnovato il Consiglio di Circolo e il dirigente si è impegnato, di fronte all’organismo collegiale, a una maggiore condivisione su tali questioni cruciali.

Molti genitori vogliono dimenticare in fretta le polemiche. “Abbiamo problemi molto più gravi – conclude Fulvia Di Franco, madre di due bambini iscritti in terza elementare – i nostri figli non hanno ancora fatto una sola lezione di informatica e manca la carta igienica, vorremmo che si affrontassero innanzitutto tali questioni quotidiane”.

Maria D’Asaro

 

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