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Noir, Varesi vince il premio Romiti

di | 2018-12-28T12:27:38+01:00 30-12-2018 6:30|Cultura, Sezione 7|0 Commenti
VITERBO – Grande curiosità da parte della giuria e del pubblico e grande emozione da parte degli autori nell’attesa della proclamazione del vincitore del premio letterario “Mariano Romiti”, giunto alla settima edizione, che ha visto in gara come finalisti tre libri scritti da tre grandi nomi del noir italiano: “Aurora nel buio” di Barbara Baraldi, “Un piede in due scarpe” di Bruno Morchio e “Il commissario Soneri e la legge del Corano” di Valerio Varesi. Nell’accogliente atmosfera del teatro Caffeina di Viterbo, si è proceduto alla votazione “in diretta” dei libri finalisti da parte di una giuria di “addetti ai lavori” composta da rappresentanti delle forze dell’ordine, magistrati, avvocati e personale amministrativo degli uffici giudiziari.   Nell’attesa della proclamazione del vincitore, la giornalista Cristina Marra ha accolto sul palco e ha presentato alla giuria e al pubblico presente in sala gli autori dei libri finalisti, Barbara Baraldi, Bruno Morchio e Valerio Varesi. Tre autori per tre storie diverse fra loro per argomenti, trame e modalità narrative, ma che hanno un elemento in comune: “protagonisti con ferite nell’anima”. E’ da quest’ultima considerazione che è partita l’intervista di Cristina Marra che ha poi lasciato la parola agli scrittori che a turno hanno spiegato i motivi che li hanno indotti verso le scelte narrative compiute concludendo il loro intervento con alcune considerazioni personali sul contenuto dei loro libri che hanno fornito spunti di riflessione per una lettura più consapevole degli stessi. La sensazione è che per ciascuno di loro la scrittura del libro è nata dall’esigenza di dare forma ad emozioni, esperienze, pensieri e riflessioni trasformando, al momento opportuno, le idee in parole e pagine scritte. Per Barbara Baraldi, la nascita del personaggio di Aurora, protagonista appunto di “Aurora nel buio”, ha rappresentato la sua rinascita spirituale dopo un periodo di grande sconforto, vissuto durante il terremoto che ha colpito l’Emilia. Nel suo libro si narrano le vicende di Aurora, giovane profiler della Polizia di Stato con un passato ingombrante, una donna che soffre, lotta e vince. L’indagine investigativa sarà il banco di prova che le consentirà di ottenere la sua rivincita sia dal punto di vista professionale che da quello personale rivendicando il suo ruolo di poliziotta e di donna in un contesto prettamente maschile. Non a caso quindi il nome Aurora e non a caso il buio in cui la stessa annaspa che verrà poi dissipato dalla luce della sua rinascita. Bruno Morchio (a sinistra), autore de ” Il piede in due scarpe “, ha invece esordito dicendo che il titolo del suo libro è emblematico ma che non l’ha scelto lui ed ha ammesso, in tutta sincerità, che il primo ad avere il piede in due scarpe è proprio lui che scrive per due case editrici. L’autore ha proseguito nel suo intervento dichiarando che come psicologo-scrittore ha sentito, ad un certo punto, il bisogno di fare una riflessione sulla vita  spiegando che nel suo racconto il crimine ruota intorno alla folle idea di fermare il tempo mentre qualcosa, nel corso degli anni, si perde e per crescere bisogna accettare le perdite subite a causa dello scorrere del tempo. Nel suo libro l’indagine assume due aspetti: uno psicologico ed uno istituzionale. Il protagonista è uno psicologo, uomo gravato da un passato doloroso, che interagisce con il commissario, uomo di legge equilibrato ed integerrimo, nella ricerca della verità. Fanno da contrappeso a questi personaggi altri due, diversi ed opposti rispetto ai primi sia negli aspetti esteriori che in quelli interiori: il padre dello psicologo, uomo ancora amante dei piaceri della vita, e l’ispettore che affianca il commissario, uomo presuntuoso ed arrogante. Un gioco di opposti e contrari, una manipolazione di materiale narrativo e umano, un gran divertimento, così come ha riferito l’autore, nel creare personaggi alcuni dei quali sopra le righe, dai quali però lo stesso, pur osservandoli con ironia, ha preso le dovute distanze.   Infine, Valerio Varesi (a sinistra) ha spiegato come ad un certo punto ha sentito l’esigenza di raccontare il difficile rapporto che intercorre fra culture e ideologie politiche diverse. Questa è stata probabilmente l’esigenza primaria che ha determinato la nascita del libro, ma c’è un altro elemento che entra a far parte del racconto e che l’autore evidenzia nel suo intervento: lo straniamento ovvero il disagio di chi, con il passare del tempo, si sente inadeguato rispetto alla realtà che cambia. Il cieco, uno dei personaggi del suo libro, incarna perfettamente la metafora dello straniamento perché è un uomo che non nasce cieco ma ci diventa all’età di 45 anni perdendo, nel corso del tempo, i punti di riferimento della sua città che cambia velocemente facendolo sentire, suo malgrado, sempre più estraneo rispetto alla realtà che lo circonda. Spetterà invece a Soneri, commissario di polizia e uomo di sinistra, confrontarsi con la realtà. Nel corso della sua attività investigativa incontrerà un intellettuale di estrema destra e un iman, capo spirituale di una comunità islamica della sua città, e attraverso i dialoghi e le dissertazioni che avrà con gli stessi comprenderà come la difficoltà di dialogo fra culture e opinioni  politiche diverse possa generare problematiche tali da sovvertire o rendere precario l’ordine costituito con effetti a dir poco allarmanti. L’ansia e l’emozione  degli autori si fa  palpabile nell’attesa del responso della giuria che finalmente arriva e proclama vincitore del premio Mariano Romiti 2018 “Il commissario Soleri e la legge del Corano” di Valerio Varesi, a seguire “Aurora nel buio” di Barbara Baraldi e “Il piede in due scarpe” di Bruno Morchio. Vittoria meritata per il commissario Soneri e per Valerio Veresi che ha sapientemente utilizzato l’arte della narrazione per accedere i riflettori su temi di grande attualità e di interesse pubblico ma, come ha commentato il vincitore, anche i libri degli altri autori, a cui fra l’altro è  legato da rapporti di amicizia, meritano attenzione da parte del pubblico. Il libro della Baraldi risulta più dinamico rispetto agli altri, il ritmo è dato dal susseguirsi incessante degli eventi, una vera corsa contro il tempo e una vera lotta per la sopravvivenza piena di  prove da affrontare e superare. Nel libro di Morchio l’indagine investigativa si realizza attraverso la parola usata con dovizia dall’autore che diventa nelle sue mani strumento di scavo psicologico dei fatti dei personaggi e delle situazioni. Il libro vincitore del premio, infine,  affronta  argomenti di grande attualità come il disagio, lo straniamento, lo scontro sociale e politico, il crimine e l’attività investigativa, nel racconto, diventano il mezzo per effettuare un’attenta e minuziosa analisi sociologica della realtà dei nostri giorni. Tre libri, tre autori, un vincitore: la giuria ha scelto, adesso tocca ai lettori.  

Silvia Fornari

  Nella foto di copertina, i finalisti del Premio Mariano Romiti

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