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Mimmo Locasciulli tra medicina, musica e poesia

di | 2018-05-12T12:45:09+02:00 13-5-2018 6:20|Cultura, Sezione 5|0 Commenti
BERGAMO –  Musica, poesia, memoria del tempo vissuto si fondono in un’unica armonia di immagini evocate, appena sussurrate e suoni che riempiono la narrazione di Mimmo Locasciulli in “Come una macchina volante” (edizioni Castelvecchi)

Nel fluire del racconto, l’autore ci conduce sulle ali della sua macchina volante, ci fa sorvolare paesi e città, ci fa conoscere personaggi che hanno segnato il suo cammino di chirurgo, cantautore, musicista ed infine scrittore. E lo fa con garbo, usando una prosa poetica che delinea le figure portanti che ripercorrono la strada della sua adolescenza e gioventù in una passeggiata nel tempo senza il rimpianto della vita vissuta, ma con la consapevolezza del suo riverbero in quella futura.

Ed ecco che la memoria dell’arrivo del pianoforte si unisce all’immagine di una maestra di piano dai tratti poco lusinghieri nell’aspetto, ma da un temperamento incisivo che lascia poco spazio al piacere di percorrere i tasti senza una metodica rigida e severa che sarà poi quella che forgerà il musicista Mimmo, preparato e duttile, fantasioso e creativo, esigente con se stesso e con chi lo accompagna.

Ma sarà l’amico Sergio ad aprirgli nuovi orizzonti facendogli conoscere i Beatles che nel tempo, attraverso esibizioni in piccoli locali e qualche piazza di paese, lo condurranno alle porte del Folkstudio. Lì incontrerà personaggi di spessore, professionisti, accomunati dalla passione per la musica con i quali si confronterà e crescerà musicalmente fino a dar vita al Mimmo Locasciulli cantautore affermato.

Ma chi è Mimmo Locasciulli scrittore? Ecco che resta come ultimo atto il suo sentire fatto di odori, racconti, sapori legati alla propria terra d’Abruzzo, un paesino arroccato su una collina di uliveti e vigneti ai piedi del “Gigante che dorme”. Ma Mimmo, ragazzo che volentieri corre tra le spighe di grano dorato a fianco del nonno Domenico di cui, fiero, porta il nome, presto sente il bisogno di crescere e lasciare il guscio protettivo della famiglia e della Penne, cittadina raccolta e storica, per raggiungere una città universitaria cosmopolita e pulsante come Perugia. Lì conoscerà gli elementi fondamentali della medicina e, ahimè, farà i conti con un’esperienza personale molto forte che lo terrà tra la vita e la morte fino a renderlo un adulto tenace e determinato che troverà il tempo ed il modo per coniugare l’arte di curare i pazienti con quella di suonare, musicare e comporre testi musicali.

Un susseguirsi di incontri che culmineranno con l’ingresso ufficiale nella storia della musica italiana, un giubileo personale che coincide con l’evento eccezionale del Giubileo ecclesiastico, anno 1975.

Margherita Bonfilio

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