//Mestiere pericoloso, giornalisti nel mirino

Mestiere pericoloso, giornalisti nel mirino

di | 2019-03-30T11:54:24+01:00 31-3-2019 7:00|Controluce|0 Commenti

No, il mestiere del giornalista non è per niente facile e sicuro. E se fatto nel modo più giusto e onesto dal punto di vista deontologico ti mette addirittura al centro del mirino di chi giusto e onesto non é. Intimidazioni, minacce, aggressioni e omicidi sono un evento per niente raro. Non solo mafie, trafficanti e delinquenti comuni, anche le democrazie europee cercano di far tacere i giornalisti. A dimostrarlo è l’ultimo rapporto Demonishing The Media realizzato da Index on Censorship all’interno del progetto di indagine Mapping Freedom Media, che cerca di tenere traccia di limitazioni, minacce e violazioni che colpiscono i professionisti dei media nello svolgimento del loro lavoro. Il periodo preso in considerazione va dal 2014 al 2018 e sono stati monitorati 43 Paesi: gli Stati membri dell’Unione europea, i candidati e potenziali candidati all’adesione, gli Stati non-Ue ma inseriti nell’Area economica europea e quattro paesi dell’ex blocco sovietico.
Quanti sono i giornalisti uccisi in guerra? Il centro Studi Committee to Protect Journalists, con sede a New York, analizza il grado di libertà di stampa nel mondo e dal 1992 rivela situazioni preoccupanti. 1072 giornalisti uccisi: in Siria dal 2011 al 2014 parliamo di 67 reporter che hanno perso la vita nella sanguinosa guerra civile che affligge il Paese. Ma è l’Iraq il posto più letale per gli operatori dell’informazione: 165 morti dal 1992. Dal 2014 al 2018, secondo il Demonishing The Media, sono stati 35 i cronisti ammazzati in 19 Paesi dell’Unione Europea. Non solo tra i Paesi candidati (Albania, Macedonia, Montenegro, Serbia, Turchia) e potenziali Paesi candidati (Bosnia Herzegovina e Kosovo) ma questo conto coinvolge anche Slovacchia, Malta, Danimarca, Olanda, Polonia e Francia.

Le aggressioni fisiche registrate nell’Ue sono state 445 e l’Italia, con 83 segnalazioni, registra il numero più alto. Eppure l’articolo 21 della nostra Costituzione sancisce proprio la libertà di pensiero, di espressione e di informazione. Seguono Spagna (38), Francia (36) e Germania (25). Tra gli Stati candidati e potenziali candidati, la Turchia registra il maggior numero di aggressioni (36), seguita da Serbia (26), Bosnia Herzegovina (16), Macedonia (14) e Kosovo (13).

In Italia i giornalisti che hanno subito minacce, abusi e altri attacchi dal 2006 a oggi sono 3.722. Troppi per ricordarli tutti.
Graziella Di Mambro è stata minacciata di lesioni per le sue inchieste sugli appalti e la corruzione legata alla gestione dei rifiuti nel basso Lazio e a Minturno. Massimiliano Coccia, giornalista di Radio Radicale, dopo l’intervista a Paolo Borrometi ha ricevuto un foglietto anonimo, sgrammaticato, ma chiarissimo: prometteva “piombo”. E ancora gli attacchi a Federico Ruffo, giornalista di Report che ha subito un tentativo di incendio della sua casa. I giornalisti uccisi in Italia sono 28: undici ammazzati in territorio italiano per mano delle mafie o del terrorismo, diciassette all’estero. L’impunità arriva al 90 per cento.
Un dato in più. Secondo i dati Unesco nel mondo 1.010 giornalisti sono stati uccisi dal 2016 al 2017 mentre svolgevano correttamente il loro lavoro. E negli ultimi anni é in aumento il numero di quelli uccisi al di fuori delle zone di conflitto. Infatti il 55% di quelli ammazzati nel 2017 non erano corrispondenti di guerra con l’elmetto in testa e il giubbotto antiproiettile ma cronisti locali, fuori dai teatri di guerra. Molti si occupavano di argomenti legati alla tratta di esseri umani e alla corruzione della politica. I giornalisti locali rimangono la stragrande maggioranza delle vittime. Per questi 1.010 giornalisti uccisi l’impunità è quasi assoluta: 9 volte su 10 non è stata fatta giustizia.

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi