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Marianne Sin-Pfältzer e l’infinito amore per la Sardegna

di | 2019-12-13T19:09:07+01:00 15-12-2019 6:20|Personaggi, Sezione 5|0 Commenti

NUORO – Marianne Sin-Pfältzer era molto amata in Sardegna, era considerata quasi sarda. Approda nell’isola per caso. Nata ad Hanau nel 1926, da una famiglia di antinazisti, finita la guerra e dopo la morte del padre, ancora incerta sul suo futuro, accetta un lavoro segnalatole dal fratello, studente a Roma. Raggiunge quindi la Sardegna e qui, presso una famiglia della Maddalena, ottiene il lavoro di educatrice. Terminata la sua prima esperienza lavorativa torna in Germania. Qui nel 1952 apprende i fondamenti della tecnica fotografica prima a Monaco, poi in Francia. Nel 1954 avvia la libera professione ma nel 1955 tutto cambia. Nella primavera di quello stesso anno è in Sardegna. Ha con sé una Rolleicord 6×6 e si sposta in autostop, cercando il contatto umano e la conoscenza diretta dei luoghi, cosa che caratterizzerà sempre la sua vita e la sua opera.

Inizia così un viaggio fotografico che la porta, a più riprese, a girare l’isola per un ventennio. Mentre fa l’autostop, non avendo mezzi propri per spostarsi nelle varie località dell’isola, il destino le fa conoscere l’editore cagliaritano Guido Fossataro che la coinvolge nel volume “Sardegna quasi un continente”, pubblicato nel 1958. Marianne è uno spirito libero. Stare ancorata in un solo luogo la soffoca, così decide di girare il mondo. D’altronde appartiene a una famiglia facoltosa, il padre è medico, e se lo può permettere. Sebbene sia spesso in viaggio, periodicamente ritorna in Sardegna, eletta a sua seconda patria e diventata l’arcaico ed ancestrale rifugio.

Pubblica, a più riprese, le sue foto su libri e riviste tedesche, le espone in diverse mostre, facendo conoscere l’isola in Germania e negli anni Sessanta allestisce una galleria di foto che ritraggono la Sardegna nelle pareti della Stazione Termini di Roma. Sempre in quegli anni ritrae l’allora Presidente della Repubblica, Antonio Segni, l’artista Maria Lai, il progettista Ubaldo Badas e attraverso le varie agenzie con le quali collabora, ha modo di fotografare figure dello spettacolo e musicisti quali Yves Montand, Simone Signoret, Maxim Shostakovich.

Negli anni Sessanta dona copia del proprio repertorio sui pani tradizionali sardi al Museum der Brotkultur di Ulm. Ma risale al 1964 la sua prima opera monografica sulla Sardegna: “Sardinien”, un’antologia di immagini accompagnate da brani tratti da Sea and Sardinia di D.H. Lawrence e note di B. Brandel. La sua lunga frequentazione con l‘isola ha prodotto il più cospicuo repertorio fotografico sulla Sardegna del dopoguerra. Una Sardegna colta dalla fotografa nella difficile fase di passaggio e di trasformazione da società arcaica verso un’idea di modernità spesso confusa, contraddittoria e mai completamente realizzata.

Quello di Marianne Sin-Pfältzer è uno dei pochi sguardi femminili sulla Sardegna del dopoguerra, uno sguardo che indaga con curiosità e passione luoghi, volti e mestieri di un’isola proiettata verso la modernità ma ancora saldamente legata alle proprie radici. Il pregio di Marianne è stato riuscire a lavorare con una grande capacità empatica con le persone. Questo le ha consentito di entrare in sintonia con i soggetti fotografati che ha tradotto in ritratti intensi e coerenti, con una visione sempre attenta agli umili.

Nell’ottobre del 2005 si trasferisce definitivamente in Sardegna, prima a Villanovaforru e poi a Nuoro.
 I suoi scatti relativi all’Isola sono apparsi sulle pagine di numerosi giornali e riviste. Numerose anche le campagne pubblicitarie curate per aziende di primo piano quali Agfa, Perutz, Kodak, Braun e Hohner. Molte di queste sono state ambientate in parte in Sardegna, soprattutto quelle per la Hohner, nota azienda tedesca produttrice di strumenti musicali. Nel 2012 la casa editrice Ilisso pubblica la prima ampia monografia sull’opera della fotografa (realizzata anche in lingua tedesca), dal significativo sottotitolo “Sardegna paesaggi umani”.

La fotografia della Sin-Pfältzer ha uno stile rigoroso nelle inquadrature, straordinariamente concentrato sulle vicende umane. Della Sardegna ha saputo cogliere, meglio di tanti colleghi più famosi di lei, l’indole del suo popolo, lo spirito dei luoghi e i segni contraddittori di un mondo arcaico in cammino verso il futuro. Il volume è uno strumento imprescindibile per chiunque voglia conoscere nel profondo la Sardegna: la pesca, la lavorazione del pane, dei dolci e del sale, la produzione di ceramica, tessuti, cesti e gioielli tradizionali, le feste paesane e le relative processioni, le architetture tipiche, e ancora la produzione di bottarga e campanacci, la conservazione di frutta e ortaggi, la produzione e l’esportazione del formaggio e, ancora più inaspettata, la protesta giovanile nel 1968… e molto altro ancora.

Marianne Sin-Pfältzer, morta dopo quattro giorni di coma a seguito di un incidente stradale avvenuto in una torrida giornata d’estate del 2015, è stata una fotografa di altissimo livello, capace di cogliere il senso di quanto le accadeva intorno. La monografia della Casa editrice Ilisso è il racconto di un ventennio, quello degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, periodo straordinario per l’Isola, ritratto in 300 immagini in bianco-nero e a colori tratte da un archivio di oltre 13.000 istantanee. Tra i temi raccontati da Marianne con le sue foto non poteva certo mancare il mare, osservato dalle rocce di Capo Testa in un giorno di maestrale o durante il fervente lavoro dei pescatori intenti a realizzare reti e nasse o durante la miracolosa pesca di un enorme pescecane. Soggetti preferiti da Marianne sono anche le donne, il lavoro maschile e femminile, i riti e le feste, i viaggi e la cara amica e collega Maria Lai con la quale spesso individuava soggetti comuni che ognuna rappresentava magistralmente con la propria arte.

Ma la magia dell’artista raggiungeva il suo apice nel ritrarre bambini e animali. Durante il corso del suo lavoro, i ritratti dell’infanzia sono stati sicuramente il tema a lei più caro. Ne ha fotografati tantissimi, amandoli tutti come una mamma, con un affetto speciale per quelli più deboli, che sono più teneri e dolci. Diceva sempre: “I bambini sono il futuro”. E credeva profondamente in queste parole. Marianne, inoltre, è sempre stata convinta che le diversità fossero preziose, un grande valore aggiunto per l’umanità, come anche i punti di vista e, proprio perché opposti, indispensabili a comprendere la relatività mediante la quale è costruito l’ordine universale. Per questo il suo favoloso obiettivo guardava e analizzava la discriminazione data dalla diversità, constatando quanto essa crei spavento perché tutto ciò che è ignoto ha sempre fatto paura e sempre lo farà se non si attua in ognuno di noi un cosciente lavoro di conoscenza.

Nuoro è pronta ad omaggiare Marianne Sin-Pfältzer e a ringraziarla per il suo lavoro ventennale con una mostra che è aperto, presso il primo museo della scultura sarda del ‘900, fortemente voluto dalla Casa editrice Ilisso, dal  14 dicembre. Questa mostra, rispettando l’importanza che la fotografa attraverso le sue foto e le scelte di vita ha testimoniato, vuole restituire ampio spazio a un tema, quello dell’inclusione, dell’accettazione, della diversità, oggi più che mai attuale, ma vuole anche e soprattutto dire grazie a una donna che ha saputo legarsi a una terra che non l’ha generata amandola come una figlia devota ama e rispetta la propria madre.

Virginia Mariane

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