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La Madonna dell’Annunziata e le scarpine consumate

di | 2019-05-31T19:13:36+02:00 2-6-2019 6:25|Arte, Cultura, Sezione 6|0 Commenti

NAPOLI – A Napoli la Real Casa dell’Annunziata ha raccolto nei secoli centinaia di migliaia di bambini, figli di quell’infanzia abbandonata, respinta, dimenticata; piccole creature considerate “‘e figlie r’a Maronna”. Una leggenda popolare racconta che la Madonna Annunziata ha scarpe consumate perché cammina di notte sfamando i poveri e gli orfanelli. Nel giorno della sua festa c’è l’usanza di sostituire le scarpette alla statua: “A Santa Annunziata, tutto ‘o popolo è saziàt”. Il 25 marzo, giorno dedicato alla Madonna dell’Annunziata, secondo l’antico proverbio, il popolo napoletano è “saziato” dall’intervento provvidenziale della Santissima Annunziata; la Madonna a cui si attribuisce un culto devozionale molto importante grazie alla prima storica istituzione della Real Casa Santa dell’Annunziata, dedicata all’accoglienza e all’assistenza dei neonati abbandonati.

L’Istituzione venne fondata nel 1304 per volere di due galantuomini napoletani, due fratelli: Nicolò e Jacopo Scondito. Grazie al sostegno della regina Sancha di Majorca, moglie di Roberto d’Angiò, si diede vita alla congregazione che ebbe una veste giuridica riconosciuta. La regina decise, così, di ampliarla con la realizzazione di un ospedale, un convento, la chiesa e un conservatorio per donzelle oltre che brefotrofio, tramutandosi in Real Casa dell’Annunziata di Napoli. L’elemento più caratteristico legato al nome dell’Annunziata è certamente la “ruota degli esposti”, una sorta di tamburo di legno scorrevole di forma cilindrica, dove si adagiavano i neonati (gli esposti) abbandonati alla nascita dalle madri che affidavano i loro figli alla provvidenza divina e all’intervento caritatevole delle suore, auspicando per loro un futuro migliore.

Questo stratagemma andò avanti fino al 1814 quando Gioacchino Murat volle l’abolizione di tale usanza, ma solo nel 1875 la ruota dell’Annunziata fu chiusa; ma la povertà e gli espedienti per tirare avanti non cessarono di esistere. La ruota assolse alla sua funzione ovvero accogliere i neonati, spesso lasciati davanti ai gradini della chiesa e allevati dalle suore e salvati da un tragico destino. La credenza popolare sostiene che l’Annunziata cammina di notte sfamando i poveri e gli orfanelli, portando conforto a tutti i suoi figli. Da qui le scarpe molto logore, un fatto prodigioso alquanto singolare. Nessuno osa gridare al “miracolo” anzi la faccenda è definita puramente leggenda, credenza popolare. Ma rimane vera. Come pegno per la promessa mantenuta, le donne rendono omaggio all’Annunziata regalandole i loro capelli e raccomandandole la custodia dei loro bambini. Ai piedi nascosti sotto l’abito, ci sono le piccole scarpette dorate che vengono sostituite il 25 marzo, giorno della festa, la cui leggenda narra delle suole consumate a seguito delle uscite notturne della Madonna per sfamare gli orfani.

La testimonianza più forte viene raccontata da Suor Maura che ha raccolto tutte le esperienze dirette di chi ha ricevuto un segno dalla Madonna.  La statua della Madonna viene curata con amore dalle religiosa: capelli sempre in ordine, vestiti lindi, comprese le scarpine. Per il quartiere, quelle scarpine consumate sono il segno di un miracolo: “La Madonna va a visitare tutti i suoi figli”, commenta senza ombra di dubbio una donna del posto. Suor Maura conferma che quelle scarpine consumate vengono trattate come reliquie, anche se per la Chiesa non sono tali. Sono custodite con amore, vengono affidate a chi ha bisogno di una grazia. Una mamma le infila sotto il cuscino del figlio malato finché non guarisce; un marito le chiede per la moglie in fin di vita. Dicono che la Madonna continui ancora oggi a vegliare sui bimbi dell’Annunziata.

Raccontano che qualche settimana fa un medico in servizio di notte ha sentito una voce chiamare il suo nome. Quella voce lo ha trascinato davanti alla culla di un neonato, poi è sparita: “Quel bimbo stava soffocando, la Madonna l’ha salvato”. La Madonna che consuma le scarpe, quella notte vegliava su uno dei suoi figli. Forse non sarà un miracolo, ma crederci non costa nulla…

Tra le opere pubbliche ideate per quella volontà cristiana di sostenere la vita umana sin dalla nascita, questa, pur nei suoi limiti, è una delle più grandiose. Certo non vi era nulla di nobile nell’abbandonare i propri figli e spesso questi figli sono stati una sorta di merce di scambio. Molte di quelle madri avranno ripetuto in cuor loro “un giorno riscatterò mio figlio”e tante altre, molto probabilmente, avranno subito serie ripercussioni a livello psicologico nel corso della propria vita a causa del dramma vissuto. Tempo fa qualcuno si era posto una domanda sull’abbandono dei minori ed aveva cercato e costruito una risposta a tale problema. Quella in cui viviamo non è certo la società che meglio corrisponde alla natura dell’uomo, così come è dall’origine. Le adozioni sono diventate nel nostro paese una materia complessa; se da un lato c’è tanta sete di genitorialità, dall’altro, il sistema di adozione appare troppo burocratizzato. Oltre a ciò, fermo restando il dramma dell’abbandono, evidentemente sempre esistito, resta l’enorme diversità nell’affrontare il problema. C’era chi, nel dramma, cercava e trovava una risposta positiva. Chi, invece, il problema non se lo pone: disfa, elimina, lo cancella all’origine. Una gran bella differenza.

Innocenzo Calzone

Nella foto di copertina, la statua della Madonna dell’Annunziata a Napoli

architetto e insegnante di Arte e Immagine alla scuola secondaria di I grado presso l’Istituto comprensivo “A. Ristori” di Napoli. Conduce da circa 10 anni il giornale d’Istituto “Ristoriamoci”. Svolge attività di architetto ed è appassionato di Arte. Partecipa ad attività culturali con l’associazione “Neapolis” promuovendo incontri e iniziative a carattere sociale e di solidarietà. svolge attività di volontariato nel centro storico di Napoli attraverso attività di doposcuola per ragazzi bisognosi.

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