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Studio della Geostoria per non disorientarci

di | 2018-12-02T07:05:28+01:00 2-12-2018 6:35|Attualità, Sezione 8|0 Commenti
NAPOLI- Le parole sono relegate sempre ad un vissuto culturale: tante nuove ne nascono, altre scompaiono. Ad esempio la parola “Sussidiario” denota per chi la conosce un’epoca lontana di almeno 40 anni. Il sussidiario racchiudeva le discipline per la scuola, allora elementare, tra cui la Storia e la Geografia. Due discipline fondamentali per un percorso formativo che presupponga un orientamento nel tempo e nello spazio dell’individuo.   Dalla riforma Moratti (2003),  i programmi scolastici di Storia e Geografia per la scuola primaria, sono stati invece ridotti e diradati nei cinque anni prevedendo di arrivare a fine quinquennio a studiare la Storia solo fino alla civiltà romana; la Geografia solo all’Italia e alle sue regioni. Gli alunni immancabilmente non si affezionano a queste materie che trovano noiose e lontane dagli stimoli digitali esterni a cui sono sottoposti, se pur in tenera età; lontani dal loro vissuto che li vede sempre più protagonisti di una realtà globale.   Come si può, da un lato, denotare i giovani delle ultime generazioni come nativi digitali e poi privarli di un orientamento spazio-temporale nel loro percorso formativo? La Storia e la Geografia sono in realtà le fondamenta, le radici e strumento di decodifica della realtà di oggi. Fondamentalmente arrivano alla scuola secondaria di primo grado senza aver consapevolezza dello spazio/tempo nella sua interezza, che consentirebbe loro un orientamento più consapevole ed un approccio allo studio approfondito più adeguato. Come si può sorvolare sulla storia del secolo precedente che ha stravolto il globo intero? Lo studio della Storia in una linea del tempo completa, dalle origine ai nostri giorni, restituirebbe senso al vissuto odierno, risponderebbe ai tanti perché che i nostri giovani non si chiedono più, darebbe valore ai “valori” oggi apparentemente desueti e garantirebbe la conservazione della memoria storica di questo mondo.   L’alunno a 10 anni dovrebbe aver già ben presente il quadro storico complessivo per poter muoversi ed orientarsi sulla linea del tempo. Descrivere aspetti di varie epoche storiche. Comparare aspetti di epoche storiche diverse. Così come per la Geografia, l’alunno dovrebbe acquisire la consapevolezza di sé nello spazio geografico, pensandosi come granello di un entità spaziale vasta e circostante. Ne gioverebbe in una sua dimensione culturale relazionale, vale a dire la consapevolezza di essere parte di un tutto. Si pretende competenza senza poggiarla su basi conoscitive che sono di fatto labili e confusionarie. Si parla tanto che i giovani non hanno spirito critico, né interesse politico, cresciuti in una realtà immaginaria attraverso il web o i giochi virtuali hanno perso il senso della Storia. Sono di fatto disorientati e ignoranti degli stravolgenti eventi del ‘900 che hanno modificato confini e cultura. Sorge il dubbio che tutto ciò sia voluto, eppure pare che nessuno se ne dolga, né genitori, né docenti troppo impegnati a farsi una sterile guerra invece di allearsi in un patto seriamente formativo. La Storia siamo noi ma ormai non ci conosciamo più.  

 Angela Ristaldo

Sono un’insegnante di scuola primaria, laureata in lingue, da anni mi occupo del giornale scolastico con un gruppo misto di alunni dai 10 ai 13 anni. Vivo a Napoli ed insegno in una scuola cosiddetta ‘a rischio’; ma ritengo che l’unico rischio che si corre sia non educare alla bellezza e al positivo che c’è ovunque. Amante dell’ Arte e curiosa della realtà che ci circonda.

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