//L’Italia si mobilita: non uccidete l’orsa Gaia

L’Italia si mobilita: non uccidete l’orsa Gaia

di | 2020-07-12T06:41:39+02:00 12-7-2020 6:43|Controluce|0 Commenti

L’orso non può fare l’orso, l’orso non può vivere libero e tranquillo nel territorio dove gli stessi uomini lo hanno segregato. E mamma orsa non può accudire i suoi cuccioli, non può proteggerli dalla curiosità e dalla crudeltà di chi – l’uomo appunto – ha voluto chiuderla in quel piccolo seppur affollato (dall’uomo) paradiso terrestre. In Trentino l’animale selvatico è un invasore pericoloso, un cacciatore sanguinario che assale chiunque gli capiti di fronte. Merita di morire, di essere eleminato, di scomparire dalla faccia della terra. È già successo altre volte negli anni recenti. Il plantigrado, accusato anche senza prove concrete dei più gravi attacchi all’uomo, è finito stramazzato al suolo sotto i colpi dei fucili di chi in questo modo ha voluto risolvere la questione.
L’ultimo caso, il plantigrado che avrebbe ferito padre e figlio sul monte Peller. È un’orsa di 14 anni – nome in codice JJ4 – mamma di tre cuccioli che, a detta degli stessi forestali del Val di Non “è sempre stata schiva, non ha mai attaccato nessuno e nemmeno creato danni”. Ma nonostante questo il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti – sostenuto dalla decisione della Corte Costituzionale – ha firmato l’ordinanza peraltro già annunciata subito dopo il fatto su cui, comunque, ancora non si è fatta chiarezza. Il Tar, Tribunale amministrativo regionale, per il momento ha sospeso qualsiasi intervento nei confronti dell’orsa mentre Fugatti resta fermo nella sua decisione di abbattimento.
“Un episodio che si aggiunge a numerosi altri casi di plantigradi che entrano sempre più spesso nei centri abitati a fondovalle – afferma convinto – e che ci impone una riflessione sulla situazione presente sul nostro territorio. In Trentino ci sono fra gli 82 ed i 93 esemplari a cui si aggiungono i nuovi cuccioli. Questi numeri mettono in dubbio la possibilità di convivenza dell’orso con l’uomo”.
Una condanna a morte alla quale si oppone Franco Tassi, per tanti anni direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, responsabile del Centro Parchi di Roma, ricercatore, scrittore e giornalista, che ha al suo attivo oltre venti libri e duecento pubblicazioni sulla Conservazione della Natura e delle sue Risorse, materia di cui ha tenuto per tredici anni il primo insegnamento accademico d’Italia (1973-1986), svolgendo poi anche attività di docente universitario di Ecologia Applicata.
“Le cronache dal fronte della Natura d’Italia sono sempre più sconfortanti – afferma Tassi – : orsi uccisi o imprigionati, alluvioni di chiacchiere inutili, incompetenza dilagante, continui fallimenti. Un primato europeo? Gli orsi oggi vaganti in Trentino non sono quelli storicamente originari di questo territorio, ormai virtualmente estinti a causa dell’accanita persecuzione e mattanza. Sono invece il risultato di una immigrazione forzata di tipo speciale. Si tratta, infatti, come nel caso dei Pirenei francesi, di individui acquistati anni fa in Slovenia e introdotti poi nel Trentino, con un ambizioso progetto animato dalle migliori intenzioni ma non troppo consapevole delle strategie da seguire di fronte a personalità evolute e complesse come quelle dei plantigradi”.
“Strappare un pacifico animale vagabondo a montagne boscose, tranquille e poco popolate – prosegue Franco Tassi – catapultandolo all’improvviso nei territori ben più ampiamente antropizzati del Trentino, dove tra malghe e colture, attività turistiche e sportive, l’incontro con l’uomo è assai più frequente, può creare non pochi conflitti”.
Lo stesso Tassi punta il dito su quella che appare come una vera operazione finanziaria che ha visto come merce di scambio proprio l’orso. “Si è preferito scavalcare le leggi della Natura, puntando diritto ai fondi dell’Unione Europea (si parla di circa 8 milioni di Euro, ma c’è chi sostiene che i fondi pubblici assorbiti dall’operazione, con buona pace della Corte dei Conti, risulteranno molti di più). Si è così soddisfatto il bisogno della Slovenia di “vendere” fauna, certo, e anche quello di accademici e tecnocrati di governare la situazione. Confidando troppo nelle moderne scienze, tecnologie e farmacologie (catture, trasporti, manipolazioni, radiocollari, microchips, trasmettitori, GPS, trappole nascoste, armi spara-siringhe, dardi, sedazioni, anestesie, narcotici, tranquillanti, monitoraggi: e chi più ne ha, più ne metta).
Con i risultati, che sono sotto agli occhi di tutti”.
In Trentino la caccia all’orso intanto prosegue nonostante le pressioni dello stesso ministro per l’Ambiente, Sergio Costa (nella foto a sinistra), che da sempre si dichiara contrario all’abbattimento.
“Come avevo intuito – scrive il ministro sulla sua pagina facebook – l’orso che in provincia di Trento ha aggredito le due persone dieci giorni fa è in realtà un’orsa. Ancora non si sa se ha dei cuccioli o no, ma in qualunque caso non abbattetela. Non se lo merita. Perfino chi è stato aggredito ha lanciato lo stesso mio appello. Non concordo affatto con l’ordinanza del Presidente della provincia autonoma di Trento che prevede l’abbattimento. Come Ministero gli abbiamo inviato una diffida affinché si fermi.
Gaia, così mi piace chiamarla quest’orsa. Gaia, come la Madre Terra. Lei, che più di tutti ci accoglie, e che abbiamo il dovere di proteggere. Potrebbe essere proprio questo, una mamma che protegge i suoi cuccioli, lo stiamo cercando di capire. Ma in ogni caso: non uccidete Gaia. Stiamo mettendo in campo tutte le forze possibili per contrastare l’idea che ammazzare gli animali possa essere la soluzione ai problemi”.
Per salvare Gaia si sta mobilitando l’Italia intera. Appelli di associazioni ambientaliste, raccolta di firme di semplici cittadini e anche denunce all’autorità giudiziaria. Lav, Lac, Wwf, Lndc e Lipu hanno presentato ricorso al Tar e una grande manifestazione di protesta. Alessandro Ghezzer, ambientalista, si è rivolto direttamente alla Commissione Europea citando la convenzione di Berna che inserisce l’orso bruno tra specie particolarmente protette. Le stesse vittime della recente aggressione, padre e figlio, si sono dette contrarie all’abbattimento così come molti abitanti nella provincia di Trento.
Sulla sorte di Gaia bisognerà adesso attendere la decisione definitiva del Tribunale regionale del Trentino che tra una ventina di giorni segnerà il destino dell’orsa e dei suoi cuccioli.

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