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Le periferie degradate in cerca di riscatto

di | 2019-02-28T20:10:10+01:00 3-3-2019 6:05|Attualità, Sezione 2|0 Commenti

NAPOLI –  Cosa fa di un luogo e di un habitat, un posto idoneo a viverci? Quali sono gli indici per determinare una qualità di vita? Da individuo a individuo, questa percezione di qualità cambia, ci sono tanti fattori per cui uno potendo, sceglie dove e come vivere. Già nascere in una parte del mondo invece che in un’altra è un destino che non prevede merito. La più grande densità di popolazione è sicuramente rilevata nelle città  per le maggiori possibilità di lavoro ed in ogni città c’è un luogo deputato al centro ed una zona che, per logistica e definizione, viene denominata periferia.

Nelle grandi città industriali inglesi per esempio, la periferia è concepita come rifugio dallo smog e dal caos, luoghi di verde ed armonia del vivere al contrario del congestionato centro cittadino. Nel nostro Paese  “periferia” spesso coincide con un’accezione sociale marginale, di luoghi pensati e costruiti senza idoneità ad una qualità di anima, caratterizzata da spazi insufficientemente bilanciati tra verde ed abitazioni, luci e servizi. Durante il boom edilizio degli anni ’70 sono stati costruiti agglomerati di cemento, dormitori senza alcun servizio o astrazione culturale. Periferie dove si vive e cresce senza bellezza, senza alternativa ad un inevitabile degrado anche del genere umano che vi ci abita. Alla bellezza ci si educa sin da piccoli anche con lo sguardo della realtà circostante.

Periferie scomode a latere di un centro cittadino che in modo sfrontato ne evidenzia a pochi chilometri le differenze abissali, incrementando la rabbia e l’ingiustizia sociale. Zone divenute, per costituzione fisica, scenario di criminalità e piazze di spaccio. Volutamente marginate e incontrollate da parte dello Stato. Per i ragazzi di quelle periferie la devianza risulta l’unica possibilità. Quanto danno ha fatto la politica per questi luoghi, le periferie in auge durante le campagne politiche di turno e immancabilmente ricadute nel dimenticatoio il giorno dopo le elezioni.

C’è dibattito in questi giorni sulla possibilità di riscatto per due periferie simbolo: Corviale a Roma e Scampia a Napoli. Fondi europei disponibili per la riqualificazione di questi luoghi, l’abbattimento dello scempio perpetrato negli anni a discapito di chi questi luoghi ha abitato suo malgrado. Scampia nasce nell’ambito della “167”: una legge, un numero, un progetto scellerato senza armonia. Palazzi dormitorio, a volte assegnati interamente alla stessa tipologia impiegatizia e le famose vele su un mare di solitudine per troppi anni. L’abbattimento è un fallimento di una politica che ammette i propri errori, un abbattimento comunque a rischio visto il quantitativo di amianto presente. Eppure, oggi, quelle vele sono radici e riferimento per gli abitanti di Scampia, magari sarebbe auspicabile una riconversione funzionale in uffici, in aule universitarie; dirottare un flusso dal centro verso la periferia avrebbe bilanciato una disparità sociale.

Così a Roma i lavori del famoso chilometro verde del quarto piano (reso noto grazie al film “Scusate se esisto”) saranno diretti da Guendalina Salimei (interpretata nel film da Paola Cortellesi) Il quarto piano doveva essere la spina di coesione del Serpentone, il “boulevard” di negozi e servizi, che invece venne subito espugnato e frazionato da centinaia di occupanti abusivi: verrà demolito e ricostruito con alloggi regolari e spazi verdi.

Sarà possibile un reale riscatto? Potranno le ruspe rimarginare le profonde ferite di un territorio? O forse sarebbe necessario un intervento culturale sugli abitanti di quei luoghi con azioni riqualificanti. Il reale risveglio deve essere culturale nella sua interezza partendo sì dall’ambiente, ma ancor più dalle persone: a Scampia, ad esempio, operano oltre 200 associazioni di quartiere, la vera politica del futuro parte dal divenire artefici di un cambiamento in prima persona.

D’altro canto, Napoli, a differenza di Roma, ha l’anomalia di mescolare le periferie con il centro che sembrerebbe una caratteristica di valore democratico: la convivenza forzata di due realtà contrapposte che fanno questa città unica.

Rimettere al centro dell’agenda socio-politica la periferia, ovunque sia collocata, significa riequilibrare un divario socio-culturale che è cresciuto a dismisura negli ultimi decenni.

Angela Ristaldo

Nella foto di copertina, le vele di Scampia

Sono un’insegnante di scuola primaria, laureata in lingue, da anni mi occupo del giornale scolastico con un gruppo misto di alunni dai 10 ai 13 anni. Vivo a Napoli ed insegno in una scuola cosiddetta ‘a rischio’; ma ritengo che l’unico rischio che si corre sia non educare alla bellezza e al positivo che c’è ovunque. Amante dell’ Arte e curiosa della realtà che ci circonda.

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