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Le luminarie scaldino innanzitutto i cuori

di | 2019-12-18T12:27:12+01:00 22-12-2019 6:05|Attualità, Sezione 2|0 Commenti

PALERMO – La sua inquietudine iniziava a fine ottobre, quando in città apparivano anzitempo le luminarie natalizie: le prime quest’anno – un enorme e pacchiano Babbo Natale con annessa stella cometa – erano state avvistate nel suo quartiere già il 25 ottobre, mentre qualcuno prendeva ancora il sole in spiaggia, nella vicina Mondello… Questa sorta di clima natalizio anticipato era per Maruzza un’assurdità esistenziale e, insieme, un colpo basso per l’ambiente, l’ennesima ferita ecologica. Un tempo ottobre era solo il mese di san Francesco, delle castagne, degli stormi di uccelli che “come esuli pensieri nel vespero” migravano… L’ultimo giorno del mese, il 31, a volte la maestra regalava alla classe un quaderno con il disegno di un panciuto salvadanaio, in occasione della giornata mondiale del risparmio.

Novembre poi era il mese in cui si faceva memoria dei propri cari defunti, il mese dedicato al silenzio, allo studio silenzioso e operoso: una sorta di tregua contemplativa dopo l’estate e prima delle feste. Infatti, mezzo secolo fa, l’atmosfera natalizia si respirava solo a dicembre, quando si allestivano a casa albero e presepe. Allora papà la invitava a scegliere e a scrivere con lui i biglietti di auguri: alla nonna Antonina, che viveva in paese, alla zia Giuseppina emigrata a Brooklyn, al ministro Bernardo, padre dell’attuale presidente della Repubblica, di cui suo padre era compagno di partito ed amico. E la bimba si sentiva importante perché sceglieva con papà i biglietti augurali, adattandoli alle persone che li avrebbero ricevuti e applicando poi con attenzione i francobolli.

Adesso papà non c’è più. Con lui sono sparite anche lettere e cartoline augurali. Gli auguri oggi si fanno con un sms o su Whatsapp, Facebook o Istagram: e va bene lo stesso, l’importante è che siano ispirati dal cuore. Per fortuna albero e presepe si preparano ancora. Ma quello che Maruzza trova insopportabile, pur comprendendone benissimo la ragione commerciale, è il Natale anticipato: chissà quanto soffre la terra per l’immissione di anidride carbonica causata dall’insana e inquinante accensione di luci già ad ottobre! Chissà quanto sarà difficile smaltire le tonnellate di involucri di carta e plastica con cui si confezionano i più o meno utili e graditi regali… Chissà quanti quintali di cibo saranno sprecati, mentre, in altre latitudini, la gente fa festa solo per un pugno di mais o di riso…

E allora Maruzza si chiede perché, anziché aumentare il disastro ecologico, le persone non cerchino il vero senso del Natale in quel bambino nato a Betlemme, in Palestina, più di 2000 anni fa.  Quel bambino che, una volta cresciuto, predicava la pace, la tenerezza, la misericordia e ripeteva: “Beati i miti, beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, beati gli operatori di pace”. Forse – per evitare di rimanere tristi, surriscaldati e scontenti nonostante cenone e luminarie – è dalla buona novella di quel Gesù di Nazareth che bisognerebbe essere toccati e scaldati. Per continuare a sperare che nel pianeta si smorzino sfarzo e luci esteriori. E che il vero Spirito del Natale illumini i cuori di tutti.

Maria D’Asaro  

Autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

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