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San Gennaro, venerato martire dell’amicizia

di | 2019-09-22T06:31:16+02:00 22-9-2019 6:20|Attualità, Sezione 5|0 Commenti

NAPOLI – Sono più di 700 anni che si venera la figura di San Gennaro. Dopo un periodo di ingiustificato silenzio, intorno al 1340 si ritrovano notizie di venerazione del santo, vescovo di Benevento. “La Chiesa non l’hanno portata avanti grandi organizzazioni, grandi partiti politici, grandi istituzioni… No. La Chiesa è stata portata avanti dai santi. E al giorno d’oggi saranno i santi a portarla avanti, non noi, neppure il Papa. No, i santi. Loro fanno strada davanti a noi.” Così si è pronunciato il Papa davanti ad un gruppo di ragazzi francesi che chiedevano come poter servire la Chiesa. Anche il Cardinale Sepe si rivolse lo scorso anno ai fedeli che ancora una volta gremirono la Chiesa: “San Gennaro ama i giovani, i tanti giovani coraggiosi come lui”, ma nella città in cui “la violenza cerca continuamente di avvelenare i pozzi delle acque pulite di cui Napoli è sempre ed è ancora così ricca, bisogna volgere lo sguardo anche oltre la cronaca”.

La storia di san Gennaro è affascinante e tragica. Un giorno, mentre Sosio leggeva il Vangelo nella chiesa, il Vescovo vide scintillare sopra il suo capo una fiamma che conobbe essere preannunzio del martirio. Pieno di giubilo per tanta grazia, baciò il capo di colui che doveva patire per amore di Gesù Cristo e ne rese grazie al Signore, rimanendo in attesa che si compisse la volontà di Dio. Infatti, poco dopo, per ordine del giudice Draconzio, il santo diacono fu chiuso in prigione. Ciò saputo Gennaro andò a visitarlo in carcere: “Perché – esclamò – quest’uomo di Dio è tenuto prigioniero senza alcun motivo?”. Riferite queste parole a Timoteo, prefetto della Campania, questi fece arrestare anche Gennaro. Non c’è cosa più grande che dare la vita per i propri amici.

La reliquia e il resto del tesoro di San Gennaro sono gestiti dalla Deputazione della Cappella del tesoro di San Gennaro, un organo laico che esiste dal 1601 e di cui fanno parte, oltre al sindaco di Napoli, i discendenti di tutte le principali famiglie nobiliari napoletane. La Deputazione non ha mai consentito approfonditi esami scientifici sulla reliquia, ma – come racconta un articolo del CICAP – la spiegazione della liquefazione ha probabilmente a che fare con un fenomeno chiamato “tissotropia”. Tale fenomeno, però, riproposto con il sangue di una persona “normale” è durato solo due anni. Chissà perché….

Ma la storia di San Gennaro è straordinaria perché è la storia di un popolo, di un’amicizia, di un cristianesimo vero perché fatto di storie umane concrete, di un abbraccio e di una condivisione fatta di carne. L’aspetto sociologico (inteso in termini riduttivi), l’aspetto legato alla superstizione, quello che, dis“graziatamente” il popolo produce, riduce, non voglio star qui a sindacarlo, a descriverlo, tanto è deprecabile, è pur esso parte di una lunga storia di un popolo. La questione vera è, come ha detto il Papa, è un’altra: “La fede non è una idea: è un incontro con Gesù. Io vi auguro che questo incontro vi accompagni tutta la vita”. La storia di San Gennaro è una grande provocazione per il nostro quotidiano. Neanche se credere o meno a ciò che accade, ma porre l’attenzione ad una realtà, dare fiducia a ciò che normalmente scartiamo a priori. Uscire dai meandri della nostra pochezza e aprirsi all’incomprensibile, al mistero che si fa quotidianità.

La sfida in fondo è solo questa: quanta apertura abbiamo verso ciò che accade? Quanta fiducia diamo ad un dato di fatto? Quanto riusciamo ad uscire dal nostro borghesismo interiore? Abbiamo più che mai bisogno della bellezza, di un avvenimento “eccezionale” che restituisca lo stupore dell’esperienza, il miracolo della realtà. Eppure l’esperienza della bellezza non toglie, e si vede purtroppo, il dramma della libertà, che può rifiutare l’attestazione della realtà, della sua positività ultima. Può rifiutare e rendere vano l’evento che porta la salvezza.

Innocenzo Calzone

architetto e insegnante di Arte e Immagine alla scuola secondaria di I grado presso l’Istituto comprensivo “A. Ristori” di Napoli. Conduce da circa 10 anni il giornale d’Istituto “Ristoriamoci”. Svolge attività di architetto ed è appassionato di Arte. Partecipa ad attività culturali con l’associazione “Neapolis” promuovendo incontri e iniziative a carattere sociale e di solidarietà. svolge attività di volontariato nel centro storico di Napoli attraverso attività di doposcuola per ragazzi bisognosi.

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