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La poesia femminile finalmente rivalutata

di | 2021-01-22T20:33:36+01:00 24-1-2021 6:35|Cultura, Sezione 8|0 Commenti

NUORO – La letteratura ci ha sempre presentato la donna come soggetto cantato, amato, odiato descritto dai poeti di sesso maschile. Nei secoli che hanno preceduto il nostro, il numero delle donne armate di penna e calamaio per rendere eterni i loro versi e i loro canti sono state veramente poche, meno dell’1 %. Solo nel ‘900 finalmente le cose sono cambiate e oggigiorno molte sono le poetesse che trovano il loro spazio nei libri e nelle antologie scolastiche affianco a Pascoli, Ungaretti, Leopardi, solo per citare alcuni dei grandi nomi della nostra letteratura.

Saffo

Il buon Carducci, addirittura, conveniva col dire che tutte le donne fossero incapaci di scrivere versi, di fare poesia e in passato una donna che sapeva leggere e scrivere era considerata in modo negativo, perché ciò mal si addiceva al “gentil sesso”. Fortunatamente la società si è evoluta e il ruolo della donna ha subito un notevole cambiamento. Da soggetto passivo della letteratura ad autrice, propositrice di idee, passioni, desideri, sentimenti e pensieri. Nella realtà odierna, infatti, ora che i costumi sono cambiati e che la figura femminile non è più adombrata da quella maschile, scrittrici di prose e versi hanno addirittura superato i poeti uomini.

Le sorelle Brontë

In passato la scrittura per le donne era un’attività quasi sempre tenuta nascosta, fatta in segreto, ostacolata da mille fattori e le poche che per bravura, per classe sociale, perché vivevano in località dove il regime rendeva più libere le loro azioni e i loro pensieri, non solo affidavano i propri sentimenti alle pagine di un diario ma si rivelavano ricche di cose da comunicare, mostravano un io lirico profondo e addirittura un’abilità fuori dal comune dal punto di vista tecnico. In Occidente la lirica femminile ha fatto capolino con la grande poetessa Saffo, ma per trovare altre voci femminili degne di nota dobbiamo scavalcare le società maschiliste come quella romana o il Medioevo bigotto per arrivare al 1200 quando sono documentati scritti in stile trobadorico foggiati dalla penna di poetesse provenzali.

Col Rinascimento finalmente arriviamo alla prima stagione trionfale delle donne in poesia che, nelle corti, erano libere di esprimere per iscritto i propri sentimenti. Alcune di queste sono delle cortigiane come Tullia D’Aragona che componeva versi in modo mirabile, o nobildonne che amavano le arti come Vittoria Colonna, Gaspara Stampa e Isabella Morra. Gaspara Stampa la si ricorda per aver scritto con grande maturità stilistica un “Canzoniere”, Isabella Morra per i versi struggenti con cui ha testimoniato la sua infelice esistenza. Nel ‘700 abbiamo pochi esempi di letteratura al femminile, per citare una poetessa possiamo nominare Faustina Maratti Zappi, moglie del poeta Giambattista Zappi, che, visto il suo amore per la mitologia, cantava il marito come una ninfa, ma non disprezzava argomenti più impegnati di carattere civile o storico. Col Rinascimento finalmente arriviamo alla prima stagione trionfale delle donne in poesia che, nelle corti, erano libere di esprimere per iscritto i propri sentimenti.

Gaspara Stampa

Emily Dickinson

È comunque l’epoca del Romanticismo quella che consentirà alla donna di esprimere liberamente, in autonomia e originalità di espressioni quanto nascosto nella profondità della propria anima. Emergeranno perciò figure come Marceline Desbordes – Valmore in Francia, le sorelle Brontë in Inghilterra e la cosiddetta “monade pioniera Emily Dickinson in America. La prima, originaria delle Fiandre, scrisse con instancabile passione il destino della donna, anticipando in alcuni suoi testi Charles Baudelaire, ed è a lei che si deve il noto aforisma “so bene che le donne non dovrebbero scrivere; ciononostante, io scrivo”. Le sorelle Brontë (Charlotte, Emily e Anne) erano le figlie di un reverendo irlandese e dedicarono le loro poesie a cantare il contrasto tra un mondo chiuso e finito e l’aspirazione all’infinito e al libero volo.

Ma è Emily Dickinson ad essere considerata tra i maggiori lirici del XIX secolo, per il ricorso ad un linguaggio semplice e brillante, il suo amore per la natura che traspare da tutte le sue poesie, e un tema ricorrente a lei caro come quello della morte. Nella lirica “Nel tuo piccolo cuore”, la poetessa si sofferma sulla preziosità della vita che scorre in ogni persona. La piccola fonte che scorre genuina nel cuore di ogni uomo va difesa dalle nostre disattenzioni. Spesso noi dimentichiamo di essere provvisti di questa fonte vitale tanto è segreto il luogo interiore che ne è la sorgente. Se vogliamo mantenere intatta l’autenticità, non dobbiamo disperderla nelle cose esterne che possono prosciugare la sorgente preziosa, perciò dobbiamo fare attenzione in qualsiasi età della nostra esistenza. E’ un invito a vegliare, affinché l’ingenuità e lo stupore che la vita conserva non vada disperso in cose futili invano.

La vera rivoluzione o emancipazione letteraria al femminile avverrà però solo nel nostro secolo con la poetessa Luisa Giaconi, trait d’union fra Ottocento e Novecento e apripista per tutte le donne che ancora oggi continuano a scrivere ai giorni nostri, come Maria Grazia Calandrone, classe 1964, donna versatile, poetessa, scrittrice, giornalista, drammaturga, artista visiva, insegnante, autrice e conduttrice Rai. La sua poesia, in virtù, di una sensibilità di stile e forma, si muove sulla pagina usando un metro variabilissimo, che va dalla parola-verso alla totale apertura della prosa poetica.

Alice Luceri

Maria Borio

Maria Borio, nata nel 1985, laureata in Lettere e dottore di ricerca in Letteratura italiana, definita una poetessa impossibile o indecifrabile. Anita Popolo, ordinario di lettere in un istituto di Siracusa, più volte premiata e segnalata in concorsi nazionali e internazionali o la giovanissima Alice Luceri, classe 1995, autrice di poesie per la casa editrice Pagine nella sezione “I poeti contemporanei”.

Ha pubblicato nell’antologia poetica “M’illumino d’immenso” curata da Alessandro Quasimodo e la sua prima raccolta di poesie dal titolo “Una goccia di splendore, di umanità, di verità”, sintetizza il variegato mosaico delle parole dell’autrice tradotte in versi, versi così autenticamente, profondamente umani, così veri che li sentiamo parlare dentro di noi. Per chi sa ascoltare, la poesia è dono immenso. Un sentire profondo che dialoga con il sapere, il fare, l’essere. D’altronde per Salvatore Quasimodo, “la poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede che sia personale e interiore e che il lettore riconosce come proprio”. “Una poesia è, o dovrebbe essere, un tratto impermeabile del fiume che sta scorrendo in tutte le direzioni, e tutte le immagini in conflitto entro di esso dovrebbero essere riconciliate per quel breve fermarsi del tempo” diceva Dylan Thomas.

Le nostre poetesse creano meravigliosi fiumi di parole, fanno proprio questo e ci regalano con le loro liriche gocce di splendore, di umanità, di verità.

Virginia Mariane

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