//Inquinamento, colpa delle mucche

Inquinamento, colpa delle mucche

di | 2018-02-18T21:06:30+01:00 18-2-2018 20:59|Uncategorized|0 Commenti

Inquina più una mucca e un maiale che un’automobile. Per ricercatori e specialisti di settore forse non è una novità ma i dati che ogni anno vengono diffusi dagli istituti di ricerca spesso passano inosservati alla maggioranza dell’opinione pubblica. Gli allevamenti intensivi producono direttamente o indirettamente gas quali metano, protossido d’azoto, anidride carbonica e ammoniaca. Dati recenti dimostrano che il 13 per cento dei gas serra emessi in atmosfera sono prodotti dai veicoli a motore mentre il 18 per cento è da addebitare a mucche, maiali, galline e altri animali da allevamento. Più in generale il settore agricolo è la maggior fonte di emissioni di metano (43%).

L’allevamento intensivo è tra le maggiori cause d’aumento della temperatura terrestre (global warming). In un interessantissimo libro bianco redatto dalla Lega anti vivisezione (Lav) “Cambiamento climatico e allevamenti intensivi” si legge che dagli ultimi cinquanta anni la temperatura terrestre ha iniziato ad aumentare fino a 1°C e gli scienziati sono d’accordo nel sostenere che ciò è stato provocato da attività umane. C’è una stretta connessione tra l’aumento d’allevamenti intensivi e produzione di gas serra. Infatti, per produrre carne e latte in eccesso si emettono in atmosfera gas serra.

È una vera emergenza e tutti sono d’accordo nel prendere l’unico provvedimento possibile: ridurre al minimo la presenza degli allevamenti intensivi (oggi al mondo se ne contano 24 miliardi e 500 milioni contro una popolazione mondiale di 7 miliardi e 600 milioni di persone). Come è possibile che gli allevamenti siano la causa di ciò? Una percentuale di questi gas, es. CO2 (anidride carbonica) è dovuta alla respirazione degli animali; come sappiamo le piante hanno la capacità di captare anidride carbonica e trasformarla in ossigeno attraverso la fotosintesi clorofilliana ma sono state tagliati centinaia di migliaia d’ettari di foreste, riducendo pericolosamente un elemento difensivo verso la CO2.
Il metano è prodotto dai processi digestivi del rumine di bovini, ovini e caprini e dall’evaporazione dei gas contenuti nel letame. Il monossido d’azoto, che ha il più alto potere riscaldante tra i tre gas, proviene dai fertilizzanti chimici usati in agricoltura intensiva e dal letame degli animali che, anziché essere usato al posto di quelli, è lasciato inutilizzato a evaporare nell’atmosfera. Per la FAO le emissioni di gas serra devono essere dimezzate al più presto e bisogna ridurre drasticamente il numero degli allevamenti intensivi e il consumo di prodotti d’origine animale.

Insomma l’argomento si presenta di grande attualità tanto che il prossimo 10 marzo, a Brescia, nell’auditorium del museo di scienze naturali si svolgerà un’interessante conferenza dal titolo “Non mangiamoci la terra, l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi nella Provincia di Brescia”.

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