//In undici anni uccisi quasi mille giornalisti

In undici anni uccisi quasi mille giornalisti

di | 2020-12-27T06:53:19+01:00 27-12-2020 6:55|Controluce|0 Commenti

Fare il giornalista è un mestiere pericoloso. C’è chi rischia la vita e chi la perde per svolgere il suo lavoro, che è quello di informare l’opinione pubblica, di comunicare fatti e misfatti che avvengono in ogni parte del mondo. Il cronista, colui che scrive, il fotoreporter o il video-operatore rischia quando racconta la guerra, i conflitti sociali, l’illegalità delle organizzazioni criminali, il lavoro sporco dei potenti dell’economia locale e mondiale, della politica. Minacce, intimidazioni, violenze fisiche sono all’ordine del giorno.
Secondo l’Unesco, che lo scorso 9 e 10 dicembre ha celebrato con una conferenza on line la “Giornata mondiale contro l’impunità per i crimini a danno dei giornalisti”, negli ultimi undici anni sono stati 930 i professionisti dell’informazione uccisi nel mondo per aver svolto il loro lavoro. Lavoro che è alla base della democrazia e che garantisce a tutti i cittadini il diritto a essere informati.
Quasi mille cronisti uccisi e solo in un caso su dieci i processi avviati si sono conclusi con una condanna.
Ma negli ultimi anni sono aumentati a dismisura le denunce temerarie, procedimenti in sede penale e civile del tutto infondati il cui scopo è quello di scoraggiare il giornalista che in molti casi è un freelance privo di copertura legale (e quindi economica) o comunque dipendente di piccole testate non in grado di sostenere le costose spese processuali. Il più delle volte questi procedimenti si risolvono in proscioglimenti e archiviazioni ma intanto l’imputato o il suo editore devono farsi carico delle spese necessarie.
Una grave conseguenza di questi atteggiamenti è sottolineata dall’Unesco: quando gli attacchi ai giornalisti rimangono impuniti vi sono effetti negativi che investono tutta la società: i cittadini perdono fiducia nel sistema giudiziario e in chi ha commesso quei crimini si rafforza la convinzione di poterli ripetere senza conseguenze. E così quelle notizie vengono taciute, archiviate, dimenticate.
Proprio la sicurezza e l’incolumità dei giornalisti è tra gli obiettivi dello European Democracy Action Plan che punta a rafforzare la democrazia negli Stati che ne fanno parte. Decine di organizzazioni non governative, fra le quali anche l’italiana Ossigeno, hanno presentato nei giorni scorsi al Parlamento europeo una proposta di raccomandazione al fine di rafforzare la sicurezza dei giornalisti e arginare il fenomeno delle querele infondate perché “solo una informazione libera e completa permette una piena partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica”.

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