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In mostra gli abiti delle donne violentate

di | 2019-03-23T11:51:34+01:00 24-3-2019 6:35|Attualità, Sezione 8|0 Commenti

MILANO – Una mostra particolare a Milano: simbolica, ma emozionante. Un allestimento che in linea con l’arte  contemporanea trasmette un concetto, spesso testimonianza di fatti. In mostra ci sono abiti femminili, quelli di tutti i giorni che indossiamo noi donne: pantaloni, gonne, di lunghezza diversa, camicette, vestiti. Ogni donna cerca di valorizzarsi e mettere in risalto i pregi cercando di nascondere i difetti.

Ma cosa hanno di speciale questi abiti? Sono la riproduzione di abiti indossati da donne che hanno subito violenza.  Gli abiti non sono naturalmente quelli veri delle vittime, ma hanno preso spunto dalle loro descrizioni che  sono state costrette a rendere pubbliche. Il progetto nasce nel 2013 da un’idea di Jen Brockman, direttrice del Centro per la prevenzione e formazione sessuale di Kansas, e di Mary A. Wyandt-Hiebert, responsabile di tutte le iniziative di programmazione presso il Centro di educazione contro gli stupri dell’Università dell’Arkansas. L’iniziativa è stata importata  in Italia dall’Associazione Libere Sinergie. L’idea nasce per sensibilizzare chi ancora dà attenuanti a chi compie un atto di violenza colpevolizzando le donne di essere ammiccanti, provocanti . L’intento è  di spostare l’attenzione sulla vittima e non sul carnefice.

Le ultime sentenze in materia di stupro sono davvero allucinanti a giustificare atti violenti, efferati che non dovrebbero ammettere nessuna attenuante per chi commette un atto di prevaricazione;  anche nell’ambito domestico la donna deve poter esprimere esplicitamente il consenso o meno ad un atto sessuale che implica il coinvolgimento,  emotivo di entrambi.  In Svezia è obbligo manifestare consenso esplicito altrimenti è comunque considerato stupro. Sta di fatto che a causare il danno con conseguenza per la donna disastrose dal punto di vista fisico e psicologico, non è l’abito ma la persona che compie lo scempio.

Angela Ristaldo

Nella foto di copertina, gli abiti in mostra a Milano

Sono un’insegnante di scuola primaria, laureata in lingue, da anni mi occupo del giornale scolastico con un gruppo misto di alunni dai 10 ai 13 anni. Vivo a Napoli ed insegno in una scuola cosiddetta ‘a rischio’; ma ritengo che l’unico rischio che si corre sia non educare alla bellezza e al positivo che c’è ovunque. Amante dell’ Arte e curiosa della realtà che ci circonda.

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