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Impressionismo, un semplice sguardo sul mondo

di | 2019-05-10T19:17:53+02:00 12-5-2019 6:25|Arte, Cultura, Sezione 6|0 Commenti

NAPOLI –  Intorno al 1860 a Parigi, presso il Café Guerbois, un gruppo di artisti innamorati della natura e degli effetti di luce e colori sulla realtà, si incontrano. Sono gli Impressionisti: Monet, Manet, Cezanne, Sisley, Renoir, Degas. Scatenano le ire dei grandi critici d’arte, sconvolgono il mondo della pittura con il loro nuovo modo di guardare. Monet in particolare frammenta pennellate e colori per tradurre vibrazioni della luce, teso a cogliere l’incessante e mutevole trascorrere del tempo e delle stagioni. Degas innamorato delle sue ballerine; Manet e Renoir che comunicano gioia e serenità in ogni loro opera.

Prima conoscevo solo l’arte realista. Ed ecco, improvvisamente, vidi per la prima volta un quadro. Mi sembrava che senza il catalogo in mano sarebbe stato impossibile capire ciò che doveva rappresentare il dipinto. Mi turbava questo: mi pareva che nessun artista avesse il diritto di dipingere in quel modo. Nello stesso momento notavo con stupore che quel quadro turbava e affascinava, si fissava indelebilmente nella memoria fino al più minuzioso dettaglio. Non riuscivo a capire tutto ciò. Ma ciò che mi divenne assolutamente chiaro fu l’intensità della tavolozza. La pittura si mostrò davanti a me in tutta la sua fantasia e il suo incanto. Profondamente dentro di me nacque il primo dubbio sull’importanza dell’oggetto come elemento necessario nel quadro. Fu nel Lohengrin che sentii, attraverso la musica, l’incarnazione e l’interpretazione suprema di questa visione”. 

Questa osservazione venne fatta da Kandinskij per un dipinto come i Covoni di Monet. Questa sensazione è la stessa che tanti hanno provato di fronte alle opere degli Impressionisti, è l’unica che può suscitare agli occhi di un osservatore. I pittori impressionisti, cavalletto alla mano, abbandonano il chiuso dei propri atelier e vanno a dipingere en plein air. E talvolta, un quadro, iniziato all’aperto, può essere portato a compimento in studio.

Si può dedurre che la vera novità è proprio il rifiuto delle idee preconcette su cosa un artista debba dipingere e su quale sia la tecnica da adottare. Rifiuto della pittura accademica. Rottura delle regole, voglia di liberarsi dagli schemi. Ma soprattutto ripresa dell’immediato, della prima sensazione, del primo impatto di fronte alla realtà. Luce e colori, questi sono gli ingredienti fondamentali dell’Impressionismo. Tanto ripudiati alle prime uscite, tanto amati ancora adesso. Non c’è mostra che non abbia centinaia e centinaia di osservatori in tutto il mondo.

“Mi sono intestardito – spiega Claude Monet – su una serie di effetti diversi dei covoni… Più vado avanti, più devo lavorare per riuscire a rendere quanto cerco: l’istantaneità, le cose facili, venute di getto mi disgustano. Insomma sono preda di un esasperato bisogno di rendere ciò che provo, e mi auguro di non vivere ancora a lungo in questa impotenza”. 

Se i soggetti si ispirano alla scuola realista, la tecnica evidenzia invece la necessità di superare il dato reale e di diventare vera e propria espressione della soggettività. Ogni artista dà voce alle proprie emozioni e le trasferisce sulla tela, obbedendo solo alla propria voce interiore. La superficie pittorica registra ciò che l’occhio effettivamente vede: macchie luminose dai colori diversi, a seconda della lunghezza d’onda che colpisce il nervo ottico. La tavolozza si semplifica, costituita soltanto dai brillanti colori dello spettro solare stesi a piccole pennellate, puri, giustapposti secondo le leggi ottiche dei colori complementari.

Il soggetto, perdendo completamente il suo valore intrinseco, viene visto dagli impressionisti semplicemente in termini di luce e ombra. Le pennellate rapide e brillanti catturano tutti i riverberi che la luce naturale provoca sugli oggetti e anche l’ombra, dotata di colori propri, concorre alla formazione della tridimensionalità. Tuttavia, va detto che ogni membro del gruppo impressionista ha delle peculiarità che lo distingue da tutti gli altri. Se Edgar Degas, ad esempio, insiste sulla chiara definizione della forma, artisti come Renoir e Monet puntano maggiormente al tentativo di riprodurre l’immagine così come viene registrata dalla retina. Inoltre, Degas si dimostra contrario alla spontaneità e all’immediatezza su cui alcuni dei suoi colleghi tanto insistono. Il suo sguardo analizza, si posa attentamente sul dato reale, scruta. Il soggetto è indagato attraverso un considerevole numero di schizzi e disegni e sui suoi taccuini si trovano anche molte note a margine.

Con le “Cattedrali”, Monet procede ormai in modo sistematico “per serie”, piantando il suo cavalletto di fronte alla facciata occidentale della cattedrale di Rouen. Le tele realizzate tra il 1892 e il 1893 manifestano tutta la sua ansia con cui affronta il tema. Dirà: “Ogni giorno aggiungo e scopro qualcosa che prima non avevo saputo vedere, è veramente difficile ma non mi fermo. Sono a pezzi, non ne posso più, ho avuto incubi; la cattedrale mi veniva addosso, sembrava blu, rosa o gialla”.

In poche parole gli Impressionisti apportarono al mondo dell’arte lo stravolgimento del modo di guardare, forse, in maniera più netta, del modo di stupirsi di fronte al reale. Un sorprendersi di continuo per il semplice “dato”, il creato tutto. Questo è ciò che sorprende ancora adesso anche i meno avvezzi alla pittura. La semplicità di uno sguardo puro verso il mondo.

Innocenzo Calzone

Nella foto di copertina, l’opera “I covoni” di Claude Monet

 

architetto e insegnante di Arte e Immagine alla scuola secondaria di I grado presso l’Istituto comprensivo “A. Ristori” di Napoli. Conduce da circa 10 anni il giornale d’Istituto “Ristoriamoci”. Svolge attività di architetto ed è appassionato di Arte. Partecipa ad attività culturali con l’associazione “Neapolis” promuovendo incontri e iniziative a carattere sociale e di solidarietà. svolge attività di volontariato nel centro storico di Napoli attraverso attività di doposcuola per ragazzi bisognosi.

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