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Il primo quadro creato da un algoritmo

di | 2018-11-09T09:48:23+01:00 11-11-2018 6:00|Arte, Attualità, Sezione 1|1 Comment
ROMA – Un successo inaspettato. Si è partiti da una base d’asta che oscillava fra i 7 e i 10.000 dollari ma la battaglia per aggiudicarsi il quadro è stata agguerrita e la cifra raggiunta per l’acquisto dello stesso è salita sopra ogni ragionevole aspettativa. Il 25 ottobre scorso nella sede newyorchese di Christie’s, una delle case d’aste più prestigiose al mondo, è stato venduto il primo quadro creato da un’intelligenza artificiale per la cifra record di 432.500 dollari, circa 380.200 euro, somma di ben 43 volte superiore al prezzo stabilito come base d’asta e, cosa ancora più incredibile, cifra di un valore di ben due volte superiore a quella realizzata dalla vendita di una stampa di Andy Warhol e di un bronzo di Roy Lichtenstein. L’acquirente è rimasto anonimo, ha sbaragliato tutti con offerte che si sono susseguite tra telefoni e Christie’s Live, la piattaforma online che consente di partecipare virtualmente ad un’asta e di fare un’offerta a distanza e in tempo reale. “Il ritratto di Edmond de Belamy della famiglia de Belamy “, questo è il titolo del quadro che è stato elaborato dal collettivo francese Obvious, un gruppo composto da tre laureati under 30: Pierre Fautrel, Gauthier Vernier e Hugo Caselles -Dupre’. È stato proprio quest’ultimo a spiegare che il ritratto è  frutto di un’elaborazione da parte di un algoritmo di 15.000 immagini dipinte fra il XIV e XX secolo. L’opera nasce quindi da un lavoro di ricerca e incontro fra arte e intelligenza artificiale. Visto da lontano il quadro rassomiglia a un dipinto di un grande maestro della pittura rinascimentale, in una cornice dorata fa spicco la figura di un uomo messo di tre quarti con giacca nera e colletto bianco, vista da vicino l’immagine del viso risulta offuscata, non definita e in basso a destra  si legge distintamente  una formula matematica che è la firma dell’algoritmo che lo ha generato. Non sono servite né tele, né colori, né talento per realizzare il ritratto ma solo la formula che ha insegnato alla macchina come imitare una serie di immagini, fornite da Obvious. Un dipinto creato da un software di intelligenza artificiale grazie ad un nuovo tipo di algoritmo, sviluppato da un ricercatore di Google Ian Goodfellow. “L’algoritmo è composto da due parti” – spiega Casell-Dupre’ sul sito della casa d’aste – da un lato c’è il generatore, dall’altro il discriminatore. Abbiamo alimentato il sistema con un set di dati provenienti da quindicimila ritratti dipinti fra il XIV e il XX secolo. Il generatore crea una nuova immagine in base al set, mentre il discriminatore cerca di individuare la differenza fra immagine creata dall’uomo e quella creata dal generatore. L’obiettivo  è ingannare il discriminatore facendogli credere che le nuove immagini siano ritratti creati dall’uomo. Così abbiamo ottenuto il risultato”. L’equipe di Obvious  ha scelto undici immagini fra quelle generate dall’algoritmo, quelle che, a loro giudizio, sono sembrate le migliori. I quadri così realizzati hanno preso il nome  dei componenti maschili di un’immaginaria famiglia, la famiglia de Belamy  (Belamy è una traduzione francese di Goodfellow, ed è stato un omaggio fatto dal collettivo al ricercatore di Google che ha realizzato l’algoritmo). Un altro ritratto della stessa serie, Le comte de Belamy, era stato venduto al collezionista parigino Nicolas Laugero-Lassere all’inizio dell’anno per la cifra di diecimila euro. “È un momento emozionante” – ha commentato il collettivo in una nota -. La nostra speranza è che i riflettori su questa vendita portino avanti il fantastico lavoro che i nostri predecessori e colleghi hanno realizzato”. Mentre Richard Lloyd, responsabile internazionale di stampe e multipli per Christie’s e ideatore delli storico incanto, aggiunge: “L’intelligenza artificiale è solo una delle diverse tecnologie che avranno un impatto sul mercato dell’arte del futuro anche se è troppo presto per prevedere quali potrebbero essere gli effettivi cambiamenti”. Ma le critiche più severe sono arrivate da un pioniere nell’uso dell’apprendimento informatico nelle arti Mario Klingemann, artista tedesco conosciuto come Gans che avrebbe liquidato il ritratto non come opera apripista ma come un lavoretto di ragazzini. Formule, software, algoritmi, intelligenza artificiale,: cosa rappresentano tentativi, esperimenti, alta tecnologia, il nuovo che avanza? Qualsiasi cosa purché non si scambi per arte perché l’arte, quella vera, è un’altra cosa. Il talento, la creatività e la genialità non sono frutto di intelligenze artificiali ma sono qualità e prerogative ad esclusivo appannaggio dell’intelligenza umana.

Silvia Fornari

Nella foto di copertina, il ritratto di Edmond de Belamy venduto all’asta

One Comment

  1. Angela Ristaldo 11 novembre 2018 at 21:06 - Reply

    Impensabile chiamarla Arte!

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