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Il presepe per riscoprire il senso della vita

di | 2018-12-22T17:31:28+01:00 23-12-2018 6:15|Attualità, Cultura, Sezione 4|0 Commenti
ROMA – “Te piace ‘o presepe?”. È la frase “mantra” di una delle più belle commedie di Eduardo de Filippo “Natale in casa Cupiello”, frase rivolta più volte dal padre, che sta allestendo il presepe, al figlio che non ne sa apprezzare la bellezza. Secondo l’evangelista Matteo i Magi furono guidati dalla stella nel luogo in cui nacque il bambinello ovvero in una casa di Betlemme; secondo l’evangelista Luca, quando nacque, Gesù fu adagiato in una mangiatoia perché per Giuseppe e Maria, che erano andati a Betlemme per il censimento, non c’era posto “nell’alloggio” ma, a prescindere dal luogo dove nacque, la vera buona novella per ogni cristiano è che nacque, a Betlemme, povero fra i poveri.   Fu nel 1223 che San Francesco, tornando da un pellegrinaggio in Palestina, chiese l’autorizzazione a papa Onorio III, di poter rievocare nello scenario naturale della sua Greccio, nel Reatino, l’esperienza spirituale della natività, il pontefice lo autorizzò e Francesco chiese al castellano di Greggio Giovanni Velita, suo amico ed estimatore, di trovare una grotta in cui mettere una mangiatoia, un bue e un asinello. Fu così che nacque il 24 dicembre 1223 a Greccio il primo presepe vivente della storia. In effetti nella grotta, accanto al Bambinello, non cerano Giuseppe e Maria né altri “personaggi” perché  Francesco non voleva “dare spettacolo” ma voleva soltanto rievocare e sperimentare, con i suoi frati e il popolo in preghiera, l’esperienza mistica dell’adorazione di Gesù Bambino.    È da allora che iniziò la tradizione del presepe che è il simbolo del Natale cristiano e che ormai viene realizzato in ogni parte del mondo in cui si festeggia questo evento. Presepi di ogni forma e dimensione, tradizionali o arricchiti da elementi distintivi del luogo in cui vengono realizzati, ideati e costruiti da abili artigiani o da valenti artisti o semplicemente da coloro che si dilettano a realizzare con le proprie mani e secondo la propria creatività questo  bellissimo simbolo cristiano.   Ma di fronte a ciascun presepe, dal più semplice al più elaborato, il ricordo di chi scrive va a lontanissimi Natali in cui alla più piccola di casa spettava “l’onore” di adagiare nella mangiatoia a mezzanotte in punto il Bambinello seguita dalla processione degli altri membri della famiglia che cantavano tutti insieme “Tu scendi dalle stelle o re del Cielo….” per poi restare tutti lì, insieme, ad ammirare quel miracolo d’amore e d’accoglienza che da più di duemila anni si ripete.   Sì, perché la natività è proprio un miracolo di amore e di accoglienza, di amore e obbedienza. Accoglienza da parte di una giovanissima sposa poco più che bambina che, pur non avendo conosciuto uomo, dà alla luce un neonato la cui divinità emergerà nel corso del tempo e amore, accoglienza ed obbedienza da parte del suo maturo sposo che accoglie, ama e protegge quel figlio come se fosse veramente suo, un vero miracolo che si realizza in un contesto arcaico e rigido alle regole convenzionali del tempo ma che a ben riflettere sarebbe un miracolo anche oggi in una società più evoluta e meno soggetta a regole prestabilite.   Ma qualcos’altro può nascere dalla contemplazione della natività ed è la nostra consapevolezza di credere ad eventi che non si spiegano con la razionalità e se in noi nasce tale scelta è un altro miracolo di amore ed accoglienza che si realizza di fronte al presepe. A molti infatti risulta difficile credere che una donna che non abbia conosciuto uomo possa partorire un figlio ma è proprio nell’accettazione di questa verità che noi, a nostra volta, accettiamo, forse inconsapevolmente, un dono grandissimo che ci viene fatto: la fede.   Sì, me piace ‘o presepe e per chi crede è meraviglioso il messaggio che trasmette, forse il Natale di oggi è molto più proiettato verso valori più consumistici che spirituali ma in questo periodo sarebbe giusto riappropriarsi un po’ di più della sfera intimistica di questa ricorrenza cercando di realizzare concretamente  quei legami di amore e di accoglienza che quella famigliola così atipica da una lontana e povera grotta tutt’oggi trasmette.  

Silvia Fornari

  Nell’immagine di copertina, il presepe vivente di Greccio

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