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Il percorso della vita nelle poesie di Passaro

di | 2020-10-02T18:25:31+02:00 4-10-2020 6:35|Cultura, Sezione 8|0 Commenti

NAPOLI – Non capita spesso di leggere libri di poesie. Si ricorre, sovente, ai grandi classici come Leopardi, D’Annunzio, Ungaretti… Ma cercare qualcuno che riesce ad esprimere sensazioni, sentimenti, rende il lavoro più semplice. Poeti, cantanti, scrittori. Meglio trovare chi fa il lavoro al posto tuo e, soprattutto, in maniera più completa. D’altra parte sono tanti coloro che si cimentano ottenendo anche discreti risultati.

Ultimamente è capitato di intercettare sensazioni particolari di un certo livello nelle poesie di Paolo Passaro, professore di Italiano, che è riuscito, nel suo lavoro “La distanza del tempo” a dare consistenza al dipanarsi della vita con espressioni chiare e di alto valore esistenziale.

Resistono ancora i poeti? Sicuramente sì e, va aggiunto, per fortuna esistono.

Il tempo, l’attesa, l’approdo, il desiderio, l’Essere. Non c’è verso in cui tutta la passione, il legame con la vita non venga fuori. Le stagioni, i mesi, il mare, l’amata sono occasioni, mezzi, strumenti per tramutare l’Essere in realtà stringente, in amore per la vita. Un libro, una storia, “concedere forme all’emozione e dai miei versi restare ferito”.

È un legame forte quello che unisce l’esperienza terrena e quella sospesa in “viaggi d’ebbrezza”. Legame alla terra, alla vita, al senso di ogni onda che “il fioco barlume di un faro lontano che il buio stinge”. “La ricerca di un porto distante” è il filo che guida, che conduce come una trama insistente tutto il libro. La ricerca senza sosta come quella dell’amata  “dolce tua fragranza fissa dentro me lenire talvolta sa ogni mia doglia.”

La voglia di conoscere di partire, di amare, di carpire il senso della vita; questo ricorre incessantemente nelle poesie di Paolo Passaro “Nessun affetto, nessuna certezza può trattenere l’immane bisogno; assaporare del viaggio l’ebbrezza”. Oppure “…Ma rientrati a desiato costume indomabile istinto ci spinge oltre le placide acque del fiume verso l’ignoto che lieto si finge”. “…dove impera l’incolume mistero le parole dipingono comete”.

 “Ascendere, abbandonare il fardello per Essere”, vengono in mente tanti autori da Rilke a Leopardi a cui l’autore stesso s’ispira. Versi che scorrono lievi, belli da leggere, in cui ci si può lietamente immedesimare, in cui proiettare le proprie vite, i propri sogni. Quelli di Passaro sono versi carichi di verità, a volte di sofferenza, di vuoto, di tristezza. È il percorso della vita, è una lotta destinata a chi vuole esserci, a chi non si tira indietro, una guerra in cui “l’Essere si riconcilia/ con l’io, sublime stupore/mirabile simmetria.

San Tommaso D’Aquino diceva: “La vita dell’uomo consiste nell’affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione.” Attraverso le poesie di Passaro trapela in forma evidente un grande desiderio che è, poi, il desiderio di tutti: essere abbracciati, sostenuti da Qualcosa di grande e di buono e la certezza di questa Presenza rende sostanzialmente lieti.

Innocenzo Calzone

architetto e insegnante di Arte e Immagine alla scuola secondaria di I grado presso l’Istituto comprensivo “A. Ristori” di Napoli. Conduce da circa 10 anni il giornale d’Istituto “Ristoriamoci”. Svolge attività di architetto ed è appassionato di Arte. Partecipa ad attività culturali con l’associazione “Neapolis” promuovendo incontri e iniziative a carattere sociale e di solidarietà. svolge attività di volontariato nel centro storico di Napoli attraverso attività di doposcuola per ragazzi bisognosi.

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