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Il panettone? Davvero super anche quello siciliano

di | 2020-12-18T19:12:30+01:00 20-12-2020 6:20|Enogastronomia, Personaggi, Sezione 5|0 Commenti

PALERMO – Per Nicola Fiasconaro la ciliegina sulla torta è arrivata nel maggio scorso, con la proclamazione da parte del Presidente della Repubblica, il conterraneo Sergio Mattarella, a Cavaliere del Lavoro: terzo pasticcere d’Italia ad avere ricevuto quest’onorificenza.

Chi è Nicola Fiasconaro e perché ha meritato il prestigioso riconoscimento? Classe 1964, il pasticcere è figlio d’arte: il papà Mario a Castelbuono – cittadina in provincia di Palermo, nel cuore delle Madonie – aveva avviato un laboratorio di pasticceria e gelateria già nel 1953 quando, in mancanza di frigoriferi industriali, il gelato si faceva ancora con la neve. Oltre ai gelati, papà Mario preparava cassatine, cannoli, “sfincioni” con crema di ricotta, profiteroles. E i tre figli Fausto, Martino e Nicola crescevano respirando il profumo dei dolci appena sformati.

Ecco come si è raccontato qualche anno fa il neo Cavaliere del Lavoro in un’intervista al quotidiano “La Repubblica”: “Sono nato con le mani in pasta. Mentre mia madre mi partoriva nella nostra storica casa, mio padre al piano di sotto sfornava bignè e lavorava pasta di mandorle. Sono nato con questo odore che è subito penetrato nel cervello. Sono sempre stato pigro a scuola, ma da piccolissimo mangiavo i dolci per fare domande sull’armonizzazione dei sapori e degli zuccheri”.  Nonostante l’arte dolciaria ce l’avesse a casa, Nicola Fiasconaro ha fatto la gavetta lavorando nelle pasticcerie di tutta l’Isola per assorbire i vari elementi della cultura gastronomica siciliana: “Perché l’arte dolciaria secondo me è quella che ha recepito meglio le influenze millenarie: dai Normanni al barocco, i dolci siciliani sanno raccontare la storia dell’isola. Mi sono appassionato ai dolci messinesi, che sono una grande scuola di equilibrio e fantasia. E poi quando mi sono sentito appagato della conoscenza sul territorio, ho detto a mio padre: ‘Cosa fanno i pasticceri del Nordest? Vanno all’accademia? E allora anche io’. Così sono andato a frequentare l’Istituto Superiore Arti Culinarie di Chioggia Sottomarina. Da lì è cambiata la nostra vita”.

All’accademia di Chioggia infatti, seguendo la lezione di un maestro esperto di paste acide che spiegava come fare il panettone, a Nicola balena l’idea che il dolce milanese per eccellenza si poteva produrre anche in Sicilia, a Castelbuono, nell’azienda di famiglia. Racconta che il papà Mario inizialmente lo prese per pazzo: “Ma provai a spiegargli che se la ricetta era meneghina, dentro c’era tutta la Sicilia: le arance candite, il pistacchio di Bronte, il Marsala. Nel giro di cinque anni, facevamo prevalentemente panettoni”.

Infatti, alla fine degli anni ’90, l’azienda Fiasconaro avvia con successo la produzione di panettoni artigianali con ingredienti tipici della Sicilia, come i canditi di Lentini e le mandorle d’Avola. Nel 2005 viene addirittura brevettato il panettone “Dolce Presepe”.

Oggi i fratelli Fiasconaro, coadiuvati anche dalla terza generazione, sono a capo di un’azienda che è un’eccellenza del made in Italy, con un fatturato di oltre 18 milioni di euro e una crescita del 20% su tutti i principali mercati: Italia, Canada, Francia, Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Australia e Nuova Zelanda, e con uno sguardo strategico al mercato asiatico. L’azienda investe più del 45% del fatturato nell’approvvigionamento di materie prime rigorosamente siciliane. Il panettone Fiasconaro rappresenta una certezza nella tavola natalizia per ogni famiglia siciliana e non solo.

Il marchio garantisce anche l’eccellente qualità di torroncini, cubaite, creme da spalmare, miele, marmellate, confetture e spumanti aromatici. I prodotti artigianali Fiasconaro sono già stati donati a tre Pontefici – compreso Papa Francesco – e a vari capi di Stato; e sono stati scelti dalla Nasa per essere consumati dagli astronauti di una missione spaziale Shuttle Discovery. Recentemente l’’azienda ha donato i propri prodotti anche a medici e infermieri di ospedali del Nord Italia in prima linea nella lotta alla pandemia.

Scrive il professore Lorenzo Palumbo, anche lui di Castebuono: “Persone come Fausto, Nicola e il mio amico Martino sono lì ogni giorno da 40 anni a mettere il laccio emostatico sull’emorragia dello spopolamento giovanile. I fratelli Fiasconaro, che oggi finanziano il restauro del dipinto alla Matrice Vecchia di Castelbuono, si sono inventati il panettone in Sicilia che è come voler coltivare il grano saraceno al Polo nord: una follia… Sì, in questo paese serpeggia una follia sana e lucida. Si chiama voglia di vivere, si chiama voglia di vincere nello sport più bello del mondo: l’umanità”.

Buon Natale allora da Castelbuono, con l‘intraprendenza “dolce” e tenace dei fratelli Fiasconaro, figli di un entroterra siciliano ricco di un lievito nascosto, che dà il giusto fermento alla pasta “umana” dell’isola.

Maria D’Asaro

 

 

Ha lavorato nella scuola media come psicopedagogista e docente; dal 2020 è giornalista pubblicista. E’ autrice del blog: Mari da solcare
https://maridasolcare.blogspot.com

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