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L’imponenza maestosa del magnifico duomo di Nuoro

di | 2020-03-28T12:42:11+01:00 29-3-2020 6:25|Arte, Sezione 6|0 Commenti

NUORO – Per chi giunge a Nuoro, anche solo per un breve soggiorno, una tappa obbligata deve essere la visita al Duomo cittadino. La chiesa di Santa Maria della Neve è il principale luogo di culto cattolico e cattedrale della diocesi. Essa ed è dedicata alla Madonna della Neve, patrona di Nuoro, il cui culto è strettamente legato alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma che fu edificata al tempo di Sisto III che, in ricordo del Concilio di Efeso dove si era solennemente decretata la Maternità Divina di Maria, volle innalzare a Roma una basilica più grande in onore della Vergine, utilizzando anche i materiali di recupero della chiesa antecedente.

Secondo la tradizione, nel IV secolo, sotto il pontificato di papa Liberio, un nobile e ricco patrizio romano di nome Giovanni insieme alla sua nobile moglie, non avendo figli decisero di offrire i propri beni alla Santa Vergine per la costruzione di una chiesa a lei dedicata. La Madonna apprezzò il loro desiderio e apparve in sogno ai coniugi la notte fra il 4 e il 5 agosto, indicando con un miracolo il luogo dove sarebbe sorta la chiesa. La mattina seguente i coniugi romani si recarono dal papa per raccontare il sogno fatto da entrambi: poiché anche il papa aveva fatto lo stesso sogno, si recarono sul posto indicato, il Colle Esquilino, che fu trovato coperto di neve in piena estate. Il pontefice tracciò il perimetro della nuova chiesa seguendo la superficie del terreno innevato e fece costruire l’edificio sacro a spese dei nobili coniugi. Questa tradizione non è confermata da alcun documento; la chiesa fu detta Liberiana, mentre dal popolo fu chiamata anche ad Nives (della Neve). Così, volendo fare un tributo alla Madonna della neve, fu edificato il duomo di Nuoro.

La cattedrale di Santa Maria della Neve sorge sull’area di un’antica chiesa che il vescovo Giovanni Maria Bua decise di ricostruire, benedicendo nel 1835 la prima pietra. Numerose le vicende che rallentarono i lavori: nel 1840 morì il progettista fra’ Antonio Cano, cadendo da un ponteggio allestito nella fabbrica; dopo poco tempo morì anche Bua. Solo nel 1846 i lavori vennero ripresi sotto la direzione del sassarese Vittorio Fogu. Nel 1853 monsignor Zunnui-Casula poté benedire la nuova cattedrale. L’edificio, maestoso, domina una vasta piazza. Il prospetto timpanato presenta ai lati due campanili gemelli. La facciata è segnata da quattro monumentali colonne in granito sormontate da capitelli ionici che sorreggono una semplicissima trabeazione e si conclude con un timpano triangolare che richiama suggestioni palladiane, tanto care al progettista Antonio Cano. I fianchi esterni sono caratterizzati dal disegno sinuoso delle absidi delle cappelle laterali, con chiari riferimenti al Borromini. L’interno ha un’unica navata coperta con volta a botte con ampie finestre da cui entra una buona luce, che crea effetti chiaroscurali. Il fedele è immerso in un’atmosfera di pace e serenità. Tre cappelle per lato, absidate e coperte con piccole volte emisferiche, comunicano tra loro attraverso arconi. Si creano così tre navate e viene tracciata una pianta a croce sebbene non esista una crociera con relativa cupola. La trabeazione accentua gli effetti chiaroscurali. Il presbiterio, sopraelevato, è caratterizzato da una struttura in cui dominano rigorose geometrie, con un alternarsi del marmo bianco e delle specchiature policrome unite a festoni dorati. La facciata accoglie i tre portali di ingresso alla cattedrale, sovrastati da finestre a semicerchio, e sul frontone la scritta: “Deiparae Virgini a Nive sacrum” (tempio dedicato alla Vergine della Neve, Madre di Dio).

La cattedrale sorge su un colle che i nuoresi chiamano “sa tanchitta”, appartato rispetto ai quartieri storici di Seuna e santu Pedru. Alle sue spalle, si trova un belvedere dove si può osservare tutta la valle, e poi Oliena sullo sfondo. Sono ben visibili gli edifici e l’arco del Seminario e della Curia Vescovile, il vecchio Tribunale, un tempo adibito a Museo, un bronzeo San Francesco benedicente all’interno di un minuscolo spazio verde cintato da blocchi di marmo. In fondo, lo scorcio sempre suggestivo sul Monte Ortobene e su Badde Manna, “La grande vallata”, delimita la piazza, tra l’ex edificio giudiziario e il lato posteriore sinistro della chiesa stessa. All’interno della chiesa si possono ammirare numerose opere tra cui l’altare Maggiore, opera dell’architetto piemontese Giacomo Galfrè (nonno di Salvatore Satta). L’altare, ampliato nel 1932, risulta attualmente privo di alcuni elementi originari, come il tempietto circolare centrale in seguito alla manomissione del presbiterio, posta in essere durante i lavori degli anni 2000-2006; il pulpito in marmo, opera attribuita a Francesco Cucchiari e Michele Fiaschi e databile tra il 1850 e il 1854); le acquasantiere opera dello scultore senese Antonio Rossi del 1850 circa; Gesù tra i dottori, dipinto attribuito alla scuola di Luca Giordano; La Madonna della Neve di Salvatore Ghisaura del1860; la Sacra Famiglia con angeli del cagliaritano Antonio Caboni degli anni 1845-1850; una statua lignea di Cristo deposto appartenente alla confraternita di Santa Croce, fondata nel 1579. Tra le opere di rilievo si possono ammirare anche la Via Crucis, dipinta da Carmelo Floris e Giovanni Ciusa Romagna nel 1953; una Deposizione del 1964 e I discepoli di Emmaus del1972 di Bernardino Palazzi.

La Fonte battesimale risale al 1756 e proviene dalla precedente cattedrale, già pievania fin dal XVII secolo; la Statua della “dormitio Mariae”, di fattura settecentesca, anch’essa probabilmente proveniva dalla vecchia cattedrale. Il fedele immerso nella preghiera è avvolto da un senso di letizia che l’arte presente nella cattedrale offre. Ammirare Il Cristo Morto, tela del Tearini, risalente al XVII secolo, la Statua lignea di S. Giovanni Battista, proveniente dalla seicentesca chiesa omonima ormai scomparsa, la Bussola lignea del 1911 realizzata dalla ditta Clemente di Sassari, massimi esponenti del Liberty in Sardegna nel campo della falegnameria, donano all’orante la giusta predisposizione alla preghiera. La cattedrale di Nuoro custodisce dipinti di alcuni dei più conosciuti e amati maestri della pittura sarda: Carmelo Floris e Giovanni Ciusa Romagna, rappresentati da una nutrita alternanza di episodi che raffigurano la “Via Crucis” nel suo tragico svolgersi, mentre di Bernardino Palazzi, che fu coetaneo compagno di scuola e amico di Ciusa Romagna, sono presenti alcuni dipinti, tra cui una “Deposizione” che certificano l’originalità dello stile pittorico dell’artista, testimoniando anche del peculiare percorso evolutivo compiuto dal pittore nuorese nell’ambito della pittura italiana. Colpiscono le tele del Floris e di Ciusa Romagna, con il loro carattere popolaresco, che danno l’impressione di voler ridimensionare il profilo maestoso e severo dell’interno del Duomo, distinguendosi soprattutto per il particolare utilizzo del colore da parte degli artisti e per le sembianze e le espressioni per così dire “familiari” che caratterizzano e animano i personaggi raffigurati. La chiesa di Santa Maria della neve è quindi un luogo caro ai cittadini, luogo di culto ma anche museo d’arte che si offre come spazio d’incontro tra la dimensione mistico-religiosa e quella artistica che è tipicamente terrena.

Virginia Mariane

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