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E’ “amaro” il latte dei pastori sardi

di | 2019-02-17T06:36:58+01:00 17-2-2019 6:00|Attualità, Sezione 1|0 Commenti

NUORO – Non è la neve a colorare di bianco la Sardegna, ma i bidoni del latte rovesciati costantemente ormai da qualche settimana e che, a fiumi, inondano l’Isola. E’ la protesta degli allevatori che non riescono ad ottenere un prezzo equo e remunerativo per il loro prodotto da parte delle multinazionali del latte. Azioni sulle strade e nei porti; sversamenti a Villacidro, Capoterra, Mamoiada e Lodè; bidoni lanciati dai cavalcavia; assalti al caseificio Pinna a Thiesi e autotrasportatori bloccati da uomini incappucciati a Burcei. Numerosi studenti schierati con i pastori ad Oristano e serrata di solidarietà da parte dei commercianti a Nuoro. Ancora, aziende come la Cao Formaggi (tra le maggiori produttrici di derivati del latte ovino della Sardegna) sospendono le attività in segno di solidarietà con la protesta.

Applausi convinti e spontanei hanno accompagnato i numerosi pastori sardi, insieme a grida d’ira e disperate richieste d’aiuto, urlate con voce straziata da chi ha scelto un gesto simbolico per manifestare la sofferenza nel non vedere retribuito a dovere il frutto del suo lavoro. Ma chi urla? Sono i pastori che, al sentire il rumore scrosciante del latte cadere a terra, restano ammutoliti guardando con strazio il loro sudore. Gli stessi aggiungono: “Oggi il mio latte ha fatto questa fine; da domani, se qualcuno lo vuole, venga pure a prenderlo: glielo regalo”.

La squadra del Cagliari è scesa in campo a San Siro, prima di sfidare il Milan, indossando la maglia con scritto “Solidarietà ai pastori sardi”. Lo spirito della “rivolta” mira infatti al coinvolgimento in nome di un rilancio dell’economia regionale che deve necessariamente passare per il settore agropastorale. Il cuore pulsante della vicenda risiede in chi acquista: sono i compratori che possiedono la forza del cambiamento, avendo in mano il potere di rovesciare la faccia della medaglia, sebbene non ne siano consapevoli.

 

Giuste istanze o atti di violenza? Da giorni in Sardegna i pastori chiedono sia un aumento del prezzo irrisorio del latte ovino e caprino che un maggiore controllo delle DOP per ritornare ad essere i veri padroni del proprio prodotto. Coldiretti, la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana, ha stabilito che i circa 60 centesimi al litro sono un’elemosina che non copre nemmeno i costi di allevamento e alimentazione e spinge alla chiusura i 12mila allevamenti sardi in cui si trova il 40% delle pecore allevate in Italia, per una produzione di quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla trasformazione in Pecorino Romano DOP, protagonista negli anni di un boom e di un flop conseguente. Il Pecorino è stato venduto anche a 8 euro al chilo e ciò ha consentito di pagare i pastori 85 centesimi al litro, dando vita nel 2018 alla crisi di sovraproduzione, assorbendo 280mila quintali a fronte di una produzione di 304mila. Si avanza dunque la proposta di un prezzo minimo di 75 centesimi per garantire la sopravvivenza degli allevamenti.

 

Francesco Pigliaru, presidente della Regione, ha più volte ripetuto che le giuste istanze non devono degenerare in atti di violenza: la lotta sociale, prima ancora che economica, viene trasformata in una goliardata carnevalesca in cui si perde il senso del diritto di sciopero. Il prossimo obiettivo dei pastori, dopo aver riconsegnato in Municipio le tessere elettorali, è il blocco dei seggi elettorali. “Se entro pochi giorni non si trovano soluzioni per il settore, bloccheremo la Sardegna il 24 febbraio, il giorno delle votazioni. Blocchiamo la democrazia, ognuno si assuma le proprie responsabilità”. Codacons verificherà i presupposti per contestare agli industriali del latte il reato di aggiotaggio. “Si tratta di una questione da risolvere in fretta”, afferma il vicepremier Matteo Salvini che ritiene urgente la creazione di una Commissione Unica Nazionale con pastori, industriali di latte ovino e lo Stato che  stabilisca un prezzo minimo di contrattazione, con un’eventuale parte di sovvenzione. Gian Marco Centinaio, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, aggiunge che “le richieste dei pastori sardi e le loro istanze non possono rimanere inascoltate”.

Qualche giorno fa l’ultima provocazione: i pastori sardi hanno deciso che il latte non sarà più buttato per strada, ma sarà regalato a chi ne ha bisogno.

 

Virginia Mariane

 

Nella foto di copertina, la protesta dei pastori sardi a Mamoiada

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