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Il culto della sepoltura e le antiche credenze

di | 2020-11-22T06:51:02+01:00 22-11-2020 6:35|Cultura, Sezione 8|0 Commenti

NUORO – Fin dall’antichità si è sempre pensato a dare una degna sepoltura ai propri cari. Sin dalla preistoria, infatti, sono attestati reperti archeologici che rimandano ai vari culti adottati dai popoli dell’area mediterranea e non solo. La sepoltura è l’atto di deporre un cadavere nel suolo o in vari luoghi adibiti a tale pratica. Tra le varie forme di sepoltura si ricordano l’immersione in acqua, la soprelevazione, l’inumazione o seppellimento, la deposizione in loculi o sarcofagi, la cremazione o ignizione, la mummificazione, la scarnificazione, il cannibalismo, l’abbandono dei corpi. La sepoltura fa normalmente seguito al funerale, rito in cui, a seconda delle culture in cui si svolge, la memoria della persona morta viene celebrata, commemorata, ricordata o onorata.

In Sardegna si ricordano diverse forme di sepoltura, e come le capanne costituivano un villaggio, anche le sepolture erano raggruppate in piccole “comunità di defunti”: le necropoli, che i sardi successivamente chiamarono Domus de Janas. Molte di esse, quelle più monumentali, sono considerate sepolture di capi politici e forse anche religiosi, come avveniva a Creta ed in altre parti dell’oriente mediterraneo. La raffinatezza con la quale erano decorate le pareti ed il ritrovamento di numerosi manufatti confermano le ipotesi di una società ben organizzata e culturalmente avanzata. Numerosi sono gli esempi di queste particolari costruzioni e si possono distinguere principalmente due tipi di sepolture. Le tombe ipogeiche, legate a particolari credenze, rappresentavano le case abitate dai defunti durante la vita terrena ed erano strutturate con varie stanze e con precisi orientamenti. In questo modo fornivano una reale rappresentazione delle vere abitazioni, delle quali non ci sono pervenute che poche tracce, essendo state costruite essenzialmente in legno. Le pareti delle tombe erano decorate, incise o dipinte con simboli magici, spesso in rilievo, come teste taurine più o meno stilizzate, corna di toro, spirali o altri disegni geometrici. La riproduzione di alcune particolari case d’abitazione ricordano persino le tombe etrusche ma queste sono datate in epoche più recenti.

Intorno alla fine del IV millennio e all’inizio del III, nella zona denominata Gallura, vennero edificate le tombe dette a circolo costruite da popolazioni appartenenti alla cultura di Ozieri, costituite da pietre infisse verticalmente nel terreno seguendo la circonferenza di un cerchio e delimitando un’area al centro della quale si trovava un’ urna in pietra di forma quadrangolare che doveva contenere i corpi scarnificati dei defunti, ormai ridotti a scheletri dopo una lunga esposizione agli agenti atmosferici. Come i sardi, gli etruschi, i greci e i romani avevano cura dei loro defunti ed evitavano di lasciare i corpi dei propri cari in balia degli agenti atmosferici, ma anche gli egiziani erano soliti seppellire i corpi dei propri cari in sarcofagi che raffiguravano il defunto, o in vere e proprie stanze come tombe. All’interno di queste stanze erano deposti mobili, gioielli, cibi ed effetti personali del defunto. Si credeva che le anime venissero aiutate dal “Libro dei Morti” dentro il quale erano incise alcune formule, risposte e magie da usare nell’aldilà. Si pensava che, nell’altro mondo, avvenisse la pesatura del cuore, e se il cuore era leggero perché privo di peccati, i defunti avevano libero accesso al mondo dei morti, se invece il cuore era pesante il defunto era divorato dalla demone Ammit.

Ultimamente, un’importante scoperta è avvenuta nella necropoli di Saqqara, nei pressi del Cairo, in Egitto. Qui gli archeologi impegnati fin dal 2018 in diverse campagne di scavo, hanno rinvenuto, oltre a una meravigliosa maschera d’argento, ben 4 sarcofagi destinati a 4 sacerdoti, appartenenti al regno della XXVI dinastia dei faraoni (688-525 a.C.), nascosti da un muro datato all’incirca 2600 anni fa. I sarcofagi erano contenuti all’interno di una stanza ben occultata all’occhio umano, probabilmente adoperata per la pratica della mummificazione. La “stanza segreta” è stata trovata nella parte inferiore di un sito funerario dove gli archeologi lavorano da alcuni anni, e la cui profondità è di 30 metri. Fino a questa scoperta si riteneva che la necropoli consistesse solo di cinque camere di sepoltura non sei come si è potuto appurare grazie alla recente missione archeologica dell’università tedesca di Tubinga. Una sepoltura apparteneva alla sacerdotessa Didibatest o Pedibastee, e se ne ha la certezza grazie al ritrovamento della maschera argentea, realizzata con argento puro al 99%, che le nascondeva il volto.

Grazie alle iscrizioni rinvenute nella stanza gli archeologi sono venuti a conoscenza di alcuni particolari rituali finora sconosciuti e che testimoniano come la “stanza segreta” fosse utilizzata per il viaggio ultraterreno dei sacerdoti e delle sacerdotesse di una divinità misteriosa raffigurata con le sembianze di un tritone il cui culto sarebbe probabilmente fiorito durante il periodo di costruzione della necropoli databile durante la XXVI dinastia, nel periodo della Storia dell’Antico Egitto detto Periodo tardo, che copre un arco di tempo dal 672 a.C. al 525 a.C.. Nell’interpretazione esoterica, Tritone appartiene al gruppo dei simboli dei pesci quali Oannes (pesce), il Matsya, o Avatar-pesce, ed i Pisces adottati nel simbolismo cristiano. Sono tutte figure mitiche, legate all’acqua, che insegnano la Sapienza ai mortali. La salma di Pedibastee o Didibastet era stata sottoposta a un processo di mummificazione con la rimozione degli organi interni del corpo, poi messi all’interno di 4 vasi sigillati e conservati nella tomba e 2 barattoli realizzati in terracotta.

Gli archeologi, guidati dal professor Ramadan B. Hussein hanno rinvenuto durante gli scavi anche diverse tracce di sostanze come la resina dei pistacchi, la cera d’api, tracce di bitume, olio di cedro, grasso animale, olio d’oliva e olio di ginepro posti accanto alla sacerdotessa e ai tradizionali 4 vasi canopi contenenti lo stomaco, i polmoni imbalsamati, il fegato e l’intestino della defunta e ai due barattoli in terracotta che, secondo le scansioni tomografiche computerizzate, hanno rivelato tracce di tessuti umani non ancora identificati.

Virginia Mariane

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