//“Il colibrì”, un romanzo che esalta la resilienza

“Il colibrì”, un romanzo che esalta la resilienza

di | 2020-09-06T10:26:09+02:00 6-9-2020 6:46|Punto e Virgola|0 Commenti

Il colibrì (La Nave di Teseo, 20 euro) è l’ultimo romanzo di Sandro Veronesi e qualche mese fa ha vinto il Premio Strega, esattamente 14 anni dopo Caos calmo che ottenne lo stesso prestigioso riconoscimento nel 2006. Di solito, non c’è grande attrazione verso libri che si aggiudicano riconoscimenti letterari (almeno da parte di chi scrive) perché è consolidata l’idea che si tratti di operazioni di marketing e che, in qualche modo, le case editrici si “dividono” la torta, così da accontentare più o meno tutti. Non è certo il caso dell’ultima fatica dello scrittore toscano, ma romano di adozione. Il colibrì è un’opera di grande spessore, da leggere con avidità: tutta d’un fiato, come si suol dire.

La storia di Marco Carrera avvince e convince: è una storia di dolori e di ripartenze, di ferite che non fanno in tempo a rimarginarsi, di faticose risalite per rimanere aggrappati alla vita. Nonostante faccia di tutto per restare immobile, Marco “deve” riprendere continuamente il cammino perché non può fare altro, perché le vicende sue e della sua famiglia lo costringono a rimettersi continuamente in gioco e a rischiare se stesso in un “all in” che non ammette pause.

Marco Carrera fa l’oculista e ha una particolare avversione per gli psicanalisti: di questi particolari medici sono state affezionate e devote clienti la madre Letizia (fantasioso architetto), la sorella Irene, la moglie Marina (una ex hostess), la figlia Adele e Luisa, la vera donna della sua vita, il suo primo e unico grande amore. Eppure proprio uno psicanalista, il dottor Carradori (che aveva seguito Marina), lo aiuterà a rialzarsi dopo la caduta più terribile della sua vita: la morte a 22 anni di Adele. Marco è già ai primi anni del liceo quando a casa sua si accorgono che lui è decisamente più basso di tutti i ragazzi della sua età. Non si sa che male abbia: semplicemente non cresce. E’ il padre Probo, un ingegnere vecchio stampo, appassionatissimo lettore di libri di fantascienza (possiede l’intera collana Urania, a parte 4 numeri) ad imporsi e a farlo curare dal dottor Vavassori, un medico milanese che ha messo a punto un protocollo di cure per questi casi. Marco si alza di 16 centimetri in 8 mesi e poi continua a crescere di un centimetro all’anno fino ai 19: adesso è un ragazzo normale. Lui non se ne è mai reso conto e, comunque, non ha mai dato peso a questa limitazione,

Sono altri i pensieri della sua giovinezza: innanzitutto Luisa, una ragazzina che passa l’estate a Bolgheri, a poche decine di metri dalla casa delle vacanze dei Carrera. Marco se ne innamora appena la vede, ma non è un colpo di fulmine: è un amore profondo, lungo e corrisposto, che durerà oltre 50 anni. La sera del primo appuntamento accade la tragedia, per certi versi tenuta e anche attesa: si suicida la giovane Irene, che già aveva manifestato segni di fragilità mentale. Per un tacito accordo, Marco e Giacomo si davano il cambio per sorvegliarla e per impedirle gesti estremi, ma Marco è con Luisa, mentre Giacomo (anch’egli innamorato della stessa ragazza) si rode nella gelosia. La morte di Irene scava un solco profondo tra i due fratelli che litigano furiosamente e in maniera insanabile.

Luisa scompare e se ne va in Francia, ma il legame non si spezza, anzi. Lettere appassionate, poi email, messaggi… Quando riescono a rivedersi, entrambi sono sposati e con figli. Si giurano amore eterno, ma siglano un patto: non si sarebbero mai neppure sfiorati. E così la storia va avanti tra allontanamenti e riappacificazioni… Anche Giacomo se ne va negli Stati Uniti dove lavora e mette su famiglia, mentre Marina chiede il divorzio e si trasferisce in Germania. Marco rimane solo a Firenze a gestire Adele e a seguire i genitori che, uno dopo l’altro, se ne vanno, affondati dal cancro.

Forse è il momento in cui finalmente può fermarsi: la piccola cresce bene e lui ha persino messo da parte i problemi di ludopatia che lo avevano afflitto da giovane. Ma anche qui il destino non fa sconti: Adele è incinta e partorisce la splendida Miraijin (senza rivelare il nome del padre), ma muore in un incidente stradale. Bisogna ricominciare ancora: non c’è alcuna possibilità di fermarsi. Marco è nonno, padre e madre: vorrebbe volatilizzarsi, ma non può. Ricomincia anche a giocare, in modo sistematico e perverso durante lunghe nottate, con Mairaijin (“l’uomo del futuro”) che dorme nella stanza accanto. In un memorabile poker a due con Dami vince 840mila euro, nonostante il suo amico e avversario abbia assoldato un menagramo per portargli sfortuna. Ma a lui i soldi non interessano tanto che restituisce la vincita in cambio della collezione di foto di mamma Letizia che anni prima aveva donato alla Fondazione di cui Dami è presidente.

Un intreccio di cadute e di risalite, alle quali manca il finale che naturalmente non sarà svelato. Un romanzo intenso, l’esaltazione della resilienza: Marco vorrebbe solo chiudere gli occhi e smettere di respirare ma non lo fa, trova sempre la forza di fare un altro passo, o meglio, di restare fermo nonostante i mille terremoti intorno: “tu sei colibrì e come il colibrì usi tutte le tue energie per rimanere fermo”…  In fondo, un po’ colibrì lo siamo tutti noi..

Buona domenica.

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