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Enzo Tortora, storia di un uomo perbene

di | 2018-11-29T18:24:41+01:00 2-12-2018 6:30|Attualità, Sezione 7|0 Commenti
ROMA –  “Dunque, dove eravamo rimasti?”. Con queste parole asciutte, nel suo stile cordiale e dignitoso, Enzo Tortora,  uno dei conduttori di punta della storia della Rai, tornava nelle case degli italiani. E ci tornava da uomo libero e innocente a quasi quattro anni dal suo incredibile arresto. Parole semplici, non causali, meditate, centellinate e soprattutto dirette a quel pubblico che tanto amava e che tanto lo aveva amato, quel pubblico che aveva contribuito al suo successo di presentatore e di giornalista, quel pubblico con il quale Enzo Tortora sentiva di avere un legame particolare e con il quale, quel legame, lo aveva davvero.   Nessuno può dimenticare la sua eleganza, la sua competenza, il suo sorriso tuttavia Enzo Tortora è ricordato principalmente per un gravissimo errore giudiziario. E’ passata quasi una vita da quando Enzo Tortora non c’è più, da quel lontano  18 maggio 1988 quando, all’età di 59 anni, un tumore ai polmoni metteva la parola fine alla sua esistenza anche se per lui la vita si era fermata il 17 giugno del 1983 quando fu arrestato ed imputato di associazione camorristica e traffico di droga sulla base di accuse formulate da soggetti legati al clan del boss della camorra Cutolo. Ci vollero ben quattro anni perché fosse dimostrata la sua innocenza, dopo sette mesi di carcere, i domiciliari, una condanna in primo grado, una assoluzione in appello e quella definitiva in Cassazione Un caso quello di Enzo Tortora, che si lega per certi versi alla “Storia della colonna infame” del Manzoni dove, come nella vicenda giudiziaria degli anni Ottanta, l’ignoranza, l’incapacità di giudizio, le deviazioni alle quali era ed è costretto il sistema la fanno da padrone.   Nella “Storia della colonna infame”, i presunti untori sono torturati per una falsa accusa che scaturiva dal popolo e dai governanti ma soprattutto per un terribile errore della magistratura dell’epoca: analogamente nel caso Tortora lo stesso è accusato sulla base di prove orali avanzate da parte di alcuni personaggi che tentano solamente di avere uno sconto delle loro pene. Il 2018, però, non è soltanto il trentennale della sua scomparsa, ma anche il novantesimo della nascita, per cui ricordare Enzo Tortora non è soltanto un modo per risarcire un uomo ingiustamente accusato ma, soprattutto, un’occasione per ricordare un grande protagonista della storia della televisione italiana.   Nato a Genova nel 1928, Tortora viene assunto dalla RAI a soli 23 anni e lavora allo spettacolo Campanile d’oro.  La prima apparizione tv di Tortora è nel 1956, ma il successo arriva nove anni dopo con la conduzione de “La Domenica Sportiva” e della prima edizione di “Giochi senza frontiere”. Nel 1977, Tortora conduce Portobello, raggiungendo l’apice del suo successo. Aveva fascino, il fascino del gentiluomo. Tratto umano, modi garbati, eppure austero e fiero nel sostenere le sue tesi e difendere posizioni spesso anticonformiste nella vita come nella professione. Una dicotomia, potremmo dire, che gli aveva conferito tantissime simpatie, ma anche innumerevoli antipatie e invidie. E che lo segnerà per sempre, fino alla divisione della stessa opinione pubblica in innocentisti e colpevolisti.   L’uomo Tortora era quello che scuoteva le coscienze per la sua signorilità e la sua sensibilità colto, gentile, dotato di straordinaria intelligenza e fine ironia, mentre il  personaggio pubblico era il giornalista, il presentatore, il divulgatore, a lui si deve una delle pagine più creative e rivoluzionarie della storia della televisione italiana. era quello che appariva, che si manifestava attraverso il piccolo schermo. Le sue idee rivivono ancora oggi in tanti programmi televisivi, tutti debitori nei confronti di chi, per primo, colse le potenzialità di una televisione sempre più in grado di interagire con il pubblico.   Diede voce alla gente, fu lui ad intuire le potenzialità di quella che sarebbe diventata la televisione commerciale privata e a prestare volto ed esperienza per autentiche sfide imprenditoriali. Dobbiamo riavvolgere il nastro del ricordo, perché il caso Tortora non scolorisca nella memoria collettiva e individuale, a trent’anni dalla prematura scomparsa, ci chiediamo ancora “dove eravamo rimasti?’. Cosa è cambiato da allora? Qual è l’eredità che ci ha lasciato il caso Tortora? Un caso che ha smosso, smuove e continuerà a smuovere le coscienze di tutti noi per quello che è accaduto, ma soprattutto per come è accaduto. Una storia che passa attraverso la televisione ed arriva dritta nelle coscienze di tutte le persone perbene, come perbene era il suo protagonista.  

Adele Paglialunga

Nella foto di copertina, Enzo Tortora al momento dell’arresto

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