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Ebrei a Palermo, un libro per ricordare

di | 2019-01-27T07:14:43+01:00 27-1-2019 6:30|Cultura, Sezione 7|0 Commenti

PALERMO – Il 27 gennaio 1945 l’ingresso dei soldati russi ad Auschwitz pose fine alle atrocità dei lager nazisti. Ecco la toccante descrizione di Primo Levi, testimone storico dell’evento, dal suo libro “La tregua”: “Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. A noi parevano mirabilmente corporei e reali, sospesi sui loro enormi cavalli, fra il grigio della neve e il grigio del cielo, immobili sotto le folate di vento umido minaccioso di disgelo. Quattro uomini armati, ma non armati contro di noi; quattro messaggeri di pace, dai visi rozzi e puerili sotto i pesanti caschi di pelo”.

 

Purtroppo l’olocausto nazista è stato il culmine orrendo delle tante persecuzioni a cui, nei secoli, sono stati sottoposti gli Ebrei nei vari stati europei. Dalla Sicilia, allora possedimento spagnolo, gli ebrei furono infatti espulsi a seguito dell’editto firmato a Granada il 31 marzo 1492 dai sovrani spagnoli Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia: lo racconta con esemplare chiarezza espositiva Francesco D’Agostino nel libro La Meschita. Il quartiere ebraico di Palermo (Ed. Kalòs, Palermo, 2018, €12), ottimamente curato per la parte fotografica da Sandro Riotta. Evelyne Aouate, attuale presidente dell’Istituto Siciliano di Studi Ebraici, nella presentazione del volume ricorda che “gli ebrei hanno abitato l’isola per quindici secoli e al momento della cacciata costituivano il 5% della popolazione, ed erano perfettamente integrati nel tessuto sociale ed economico. Infatti a partire dalla dominazione araba e nell’arco di circa sei secoli, fiorirono numerosi insediamenti in tutta l’isola (ben 51)”. A Palermo gli ebrei edificarono intorno all’anno Mille un loro quartiere, chiamato Giudecca, e suddiviso in due zone: la Meschita e la Guzzetta, quartiere posto tra la via Maqueda e la via Roma, intorno ai Quattro Canti cittadini. La zona della Meschita era caratterizzata dalla presenza della sinagoga (chiamata appunto Meschita, secondo l’uso siciliano), dal mikveh, luogo del bagno rituale per la purificazione, dalle scuole, dall’ospedale; mentre la Guzzetta era la zona delle attività commerciali e produttive.

 

“L’editto del 1492 – evidenzia D’Agostino – aveva tra i suoi obiettivi l’acquisizione dei beni degli ebrei, allo scopo di ripianare le forti perdite economiche determinate dalla guerra contro i mori. Ma se l’espulsione fu, nell’immediato, un eccezionale successo politico della nascente monarchia spagnola e della Chiesa, a lungo andare essa si rivelò una catastrofe per l’economia, la cultura e il successivo sviluppo della Sicilia. In un sol colpo vennero a mancare abili artigiani, fini intellettuali e un considerevole patrimonio librario fu irrimediabilmente disperso. Di fatto la Sicilia perse la possibilità di sviluppare all’interno del proprio tessuto sociale una borghesia efficiente e illuminata, in qualche modo staccata dai poteri forti dell’aristocrazia e della Chiesa”.

 

Quindi – annota ancora l’autore – dal sedicesimo secolo in poi, la quasi totale cancellazione delle comunità ebraiche a sud di Roma portò la presenza degli ebrei in Italia esclusivamente nell’Italia settentrionale, privando il sud d’Italia dell’opera preziosa di “uomini dotti e illuminati, valenti medici, prestatori di denaro, artigiani e mercanti. Così purtroppo, nel corso dei secoli successivi, della presenza ebraica in Sicilia si è perso il ricordo; e anche l’esistenza della Giudecca a Palermo è ignota oggi alla gran parte dei palermitani.

 

Ma, conclude Francesco D’Agostino: “Le vie della Storia, che attraversano lo spazio e il tempo degli uomini, possono talvolta somigliare a un fiume carsico, che inabissandosi, può poi riapparire improvvisamente”. Il 30 giugno 2015 l’allora Rettore dell’Università di Palermo Lagalla ha reso omaggio ai docenti espulsi dall’ateneo a causa delle leggi razziali promulgate dal fascismo (tra essi Emilio Segre, che sarà insignito nel 1959 del premio Nobel per la Fisica) scoprendo una lapide a Palazzo Steri. E infine l’8 settembre 2017 l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice ha donato ai massimi esponenti dell’UCEI (Unione Comunità Ebraiche Italiane) la chiave dell’Oratorio del Sabato, dove – dopo ben 524 anni – sorgerà nuovamente la Sinagoga ebraica di Palermo. Per tale importante gesto di riconciliazione  la Fondazione Raoul Wallenberg ha insignito l’arcivescovo di Palermo della prestigiosa medaglia di “Giusto delle Nazioni”.

Maria D’Asaro

 

Nella foto di copertina, il libro di Francesco D’Agostino

 

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