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Domenico Iannacone, un giornalista garbato

di | 2018-11-05T13:37:28+01:00 4-11-2018 6:10|Attualità, Sezione 3|0 Commenti

NAPOLI – In una TV urlata, sempre più sensazionale, giustizialista, dove i giornalisti sono i politici e gli opinionisti, dove la loro opinione viene spiattellata ad ogni passo o articolo anche se non richiesta; in questa TV ogni tanto c’è una perla. E risalta perché più silenziosa, non fa rumore se non nelle viscere delle emozioni.

La trasmissione “I dieci comandamenti” propone ogni volta uno sguardo attento sulla realtà. Domenico Iannacone è un uomo perbene come pochi, che mette il suo lavoro al servizio di chi ha necessità a svelare il proprio vero volto. Le sue trasmissioni trasudano ore, pazienza, studio, ma soprattutto ascolto di chi lui racconta. Garbo, sensibilità, silenzi lasciano il tempo allo spettatore di una riflessione. Guardando le sue opere ci si mette in posizione di ascolto a propria volta, ci si libera da ogni pregiudizio per osservare e farsi un’idea personale di ciò che si vede. Il giornalista è un passo indietro, nella sua inchiesta non parte già da un giudizio da supportare, rappresenta in pieno ciò che il servizio pubblico dovrebbe essere.

“Come figli miei” andato in onda qualche sabato fa risultando il terzo programma più visto, a dimostrazione che la qualità quando è autentica, va di pari passo con la quantità dei numeri. Da ricordare un’inchiesta del 2003 di Iannacone sulla “Terra dei fuochi”, con l’allora sconosciuto Raffaele Del Giudice, oggi assessore all’ambiente del comune di Napoli. Una delle prime inchieste sul fenomeno, partendo dai luoghi e dalle testimonianze dirette. Ed ancora le puntate sulle città di Milano, Roma e Napoli rivelandone l’anima e la profonda umanità in ogni suo sguardo.

Mai banale, o mai con l’idea di inseguire uno stereotipo preconfezionato che potesse garantire un seguito, la sua straordinarietà è proprio nel perseguire la verità partendo spesso dagli ultimi o da chi non avrebbe voce. Altro capolavoro “La cura” che racconta con grande delicatezza di un uomo adulto affetto dalla sindrome di Down che si prende cura della madre anziana con l’Alzheimer. Lo sguardo dell’intervistatore è sempre negli occhi di chi intervista, mai distratto, mai fuori luogo; lui diventa amico, fratello, accoglie senza giudizio e coglie sempre il bello di uno sguardo, di uno scorcio, di un’attesa. Sicuramente ogni puntata, è frutto di un lavoro di squadra e di mesi per la realizzazione, ma il risultato non delude mai come mai può deludere un’emozione: lascia il segno.

Come il segno che Eugenia Carfora, nel suo racconto ha lasciato parlando della sua scuola in una periferia degradata di Napoli, abbandonata dallo Stato consenziente ad avere zone franche per lo spaccio, ma dove ci sono vite e giovani ragazzi a cui è negata la speranza di un riscatto. Iannacone racconta quella scuola, un presidio di legalità e di regole, un porto sicuro per chi ha la volontà di ribellarsi al triste destino che quei luoghi segna senza scelta. Una grande operazione per sensibilizzare chi la scuola non la vive dal di dentro ed è subito pronto a denigrare senza appello. Un giornalista con quella pietas che è cosa rara e che invece diventa necessaria in un tempo in cui l’umanità vacilla.

Angela Ristaldo

Nella foto di copertina, un momento della trasmissione “Come figli miei”

Sono un’insegnante di scuola primaria, laureata in lingue, da anni mi occupo del giornale scolastico con un gruppo misto di alunni dai 10 ai 13 anni. Vivo a Napoli ed insegno in una scuola cosiddetta ‘a rischio’; ma ritengo che l’unico rischio che si corre sia non educare alla bellezza e al positivo che c’è ovunque. Amante dell’ Arte e curiosa della realtà che ci circonda.

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