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Che tristezza i cimiteri di bici abbandonate

di | 2021-04-30T19:17:03+02:00 2-5-2021 6:15|Attualità, Sezione 4|1 Comment

MILANO – Nel 2017 in Cina è esploso un giro di affari di grande portata, quello del bike-sharing. Una settantina le aziende di noleggio che hanno raggiunto un fatturato di circa 1.3 miliardi di euro. Gli investimenti però, non essendo stati opportunamente ponderati, hanno portato ad un fenomeno a dir poco devastante, quello che ha determinato la diffusione di veri e propri cimiteri di biciclette sparsi in tutto il paese. Circa 30 milioni le biciclette rotte, usate o inutilizzate che aspettano di essere smaltite o riutilizzate. Il cimitero più grande ne contiene circa 200 mila e si trova a Fujan, nel Sudest della Cina.

Ci sono biciclette abbandonate, di colore giallo, che sono in grado anche di fare ascoltare la loro voce, un grido di aiuto che si disperde nel silenzio della notte. Si tratta di biciclette dal marchio Ofo che possiedono un altoparlante interno che si aziona quando finiscono a terra. Il messaggio, alquanto inquietante in italiano risuonerebbe così “Una piccola bicicletta gialla è caduta. Per favore, sbrigati e rimettimi in piedi”. Lo racconta il magazine del South China Morning Post dedicato alla tecnologia. Sembra che le lamentele degli abitanti della zona infastiditi e anche spaventati da questi messaggi inquietanti, sono diventate virali sul web, ma purtroppo le piccola biciclette gialle sono solo una piccola cosa tra milioni di biciclette.

Ma cosa è successo perché tutto questo accadesse? Il 2017 è stato l’anno d’oro del bike sharing in Cina, ma a causa di investimenti frettolosi in un settore ancora in via di sviluppo, il fenomeno non ha avuto il tempo di adattarsi alla nuova realtà, così dopo solo un anno si sono sparse le foto di cimiteri di biciclette sparse per tutto il territorio. “Molte piccole aziende di bike sharing non avevano la sensibilità o la possibilità di essere ecosostenibili”, afferma Xie Peng, manager di Hellobike, una delle compagnie ancora attive sul territorio. Gli investimenti multimilionari si sono presto dissolti ed hanno lasciato soli i contribuenti che hanno dovuto preoccuparsi della rimozione dei cicli ritrovati ovunque, affrontandone la spesa di persona. Rimuovere una bicicletta dalla circolazione in Cina costa l’equivalente di 1,20 euro che evidentemente per i cinesi è comunque una cifra consistente.

Per strada e nelle discariche circa 30 milioni di biciclette rotte, usurate e inutilizzate. Per fortuna sono intervenute delle aziende come China Recycling, che dal 2017 ha rimosso e acquistato circa 4 milioni di biciclette per recuperarne i materiali come acciaio, metallo e plastica. L’attività di riciclo è stata molto produttiva. Mobike dal riciclo delle proprie biciclette ormai inutilizzate ha creato una linea di mobili di design ed ha anche creato una pista di atletica. Invece Ofo e Obike hanno venduto le loro biciclette usate a un imprenditore birmano che le ha riparate e donate agli studenti del suo paese. Insomma, dopo il primo momento di grande successo del bike-sharing, ne è emerso il lato negativo. L’offerta e quindi la fornitura di queste bici ha presto superato la domanda e molte aziende sono finite in bancarotta.

Il lockdown dovuto alla pandemia di Coronavirus che ha colpito tutto il mondo, ha fatto sì che in Cina a marzo si parlasse di rinascita del bike-sharing, una vera e propria seconda giovinezza, sponsorizzando il ritorno al lavoro con la bici, anziché con altri mezzi pubblici, come del resto è avvenuto in molte città europee. In quel periodo, un esperto del Chinese Center for Disease Control and Prevention dichiarò che il bike-sharing era addirittura il mezzo di trasporto pubblico con il minor rischio di contrazione del virus. Le statistiche Hellobike sembrano confermare la tendenza ad un uso sistematico delle bici per coprire tragitti brevi come quelli che vanno da casa alla fermata della metro o alla stazione del treno più vicina.

Per il momento le azienda restano caute nel rilancio del biciclo promuovendo l’uso dei modelli elettrici (più utili per i tragitti medio-lunghi) e dell’intelligenza artificiale. I primi segni di una svolta elettrica si erano già visti nel 2019 quando si era registrata una quantità doppia dei tragitti giornalieri di biciclette e monopattini elettrici rispetto a quella di biciclette convenzionali.

E’ stato questo il movente per la Mobike a mettere in circolazione qualche centinaio di migliaia di e-bike. Tutte le aziende stanno investendo nel settore dei big data per individuare i punti delle città in cui la domanda di biciclette risulta più alta, così da ridurre il loro numero complessivo e liberare i marciapiedi da quelle inutilizzate o fuori uso. In questo modo, per gli utenti sarà ancora più facile trovare un veicolo disponibile nelle ore di punta. Ad oggi, però, i pendolari cinesi stanno lentamente tornando alle loro abitudini pre-Covid, diminuendo progressivamente l’uso dei servizi di bike-sharing o pedalando per tragitti più brevi. Una via d’uscita dalla crisi per il settore potrebbe però venire dal turismo, che proprio nell’ultimo periodo è in cima alla lista delle priorità del governo cinese.

Margherita Bonfilio

One Comment

  1. Gaetana Giuseppa Figuccia 3 maggio 2021 at 9:30 - Reply

    Articolo interessante, fa riflettere. Nella speranza che altri Paesi ne facciano tesoro.

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