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“C’è ancora del buono in questo mondo…”

di | 2019-03-01T10:53:44+01:00 3-3-2019 6:15|Attualità, Sezione 4|0 Commenti

NAPOLI – Si sono pentiti i due ragazzini di appena 10 e 12 anni che offesero e aggredirono con uno spray urticante un immigrato nel cuore del rione Sanità. Hanno chiesto scusa a Yacoubou Ibrahim, 51enne del Benin che da 28 anni vive in Italia e lavora alla Asl di Napoli come mediatore culturale. La pace è stata realizzata attraverso l’impegno del parroco del quartiere, don Antonio Loffredo (in basso, a sinistra), del presidente della municipalità, Ivo Poggiani, e di alcuni educatori.

“Ho accettato le loro scuse perché li ho visti sinceramente pentiti – spiega Yacoubou Ibrahim, con atteggiamento paterno – e mi hanno promesso che si impegneranno in piccole attività di volontariato sul territorio…”.

“Ci siamo resi conto che ricorrere ad una semplice denuncia – aggiunge Poggiani – sarebbe stato inutile ed allora abbiamo provato a mettere insieme un’azione pedagogica. Abbiamo rintracciato i ragazzini con i quali abbiamo parlato dell’accaduto così come ne abbiamo discusso con le loro famiglie capendo difficoltà”. 

“Abbiamo visto questi ragazzi – continua – parlare con l’uomo che avevano insultato, dispiacersene, chiedergli scusa ed infine abbracciarlo. Una soluzione che credo sia soprattutto un messaggio per gli altri ragazzi del Rione, molti dei quali figli di famiglie disagiate e che non riescono a sottrarsi alle regole del branco facendo cose che magari da soli non avrebbero mai fatto. Questa soluzione è un segnale che diamo a tutti”. “Il territorio – conclude Ivo Poggiani – si è impegnato con Yacoubou e con le forze dell’ordine a prendersi in carico questi ragazzini con un piano personalizzato e potenziando alcune attività che i minori, in parte, già stanno facendo e che adesso saranno rafforzate”.

A volte basta davvero poco. Cadere nella stupida routine di strada, quella che ti vuole protagonista in negativo, come “uappo” che è capace di compiere qualsiasi azione malevola oppure fare affidamento alla propria coscienza, al proprio cuore per poter dire no. Volgere le spalle cioè alla prepotenza, all’arroganza. In questo caso se non riescono i genitori, allora la società, un assessore, un prete possono rimetterti in carreggiata e portarti a fare il gesto più bello che è quello di chiedere scusa. Anche a 10 o 13 anni, questa è l’età degli aggressori, ci si può redimere. Non serve molto. Basta lasciarsi guidare, basta lasciarsi educare cioè avere la capacità di guardare la realtà a 360°. Guardare in faccia un uomo e considerarlo come te anche se di colore diverso, anche se non corrisponde alle tue stupide attese di essere come te. Ma questo è forse il vero problema: se non sono capace di amarmi, se nessuno mi ha mai considerato, mai nessuno anche e soprattutto in famiglia mi ha amato, io non amerò mai. Non potrò mai amare se non mi considero tale. Il dramma di certa realtà giovanile è forse proprio un’assenza di amore nella propria vita. Mancanza di attenzione, di affetto, di stima, che inevitabilmente porta ad una disistima e quindi ad una rabbia, ad una aggressione verso tutto ciò che è diverso. Lungi dal voler fare indagini a carattere psicologico ma è proprio vero quello che diceva Pasolini in un suo brano quando afferma che i giovani uno li educa col suo essere, non coi suoi discorsi. E non si vuole mettere neanche in discussione le famiglie di questi due dis-graziati ma è un problema serio di una società che spinge all’autolesionismo, al maltrattamento di sé, al non voler indicare una strada perché strada non c’è o meglio non ne ha. E’ un problema di un mondo che spinge ormai all’isolamento da un’autorità da seguire, da modelli veri di umanità.

Don Luigi Giussani tempo fa indicava un criterio che sembra assolutamente valido: “Il problema allora è seguire. Ciò è indicato meglio dalla parola figliolanza: dell’autorità si è figli. Un figlio prende il ceppo dal padre. Fa proprio il ceppo del padre, è costituito dal ceppo che gli viene dal padre…”.

Evidentemente dove un padre, una famiglia, una società non sono più autorevoli e non sono capace di segnare una strada, allora tutto il meccanismo vitale entra in crisi.

Il gesto straordinario di Yacoubou che ha abbracciato e perdonato i due ragazzi indica che c’è ancora una speranza. “C’è ancora del buono in questo mondo caro padron Frodo”, diceva Sam ne “Il Signore degli anelli”. Non ci resta che continuare a sperare.

Innocenzo Calzone

Nella foto di copertina, Yacoubou Ibrahim con i due ragazzini che l’avevano offeso

architetto e insegnante di Arte e Immagine alla scuola secondaria di I grado presso l’Istituto comprensivo “A. Ristori” di Napoli. Conduce da circa 10 anni il giornale d’Istituto “Ristoriamoci”. Svolge attività di architetto ed è appassionato di Arte. Partecipa ad attività culturali con l’associazione “Neapolis” promuovendo incontri e iniziative a carattere sociale e di solidarietà. svolge attività di volontariato nel centro storico di Napoli attraverso attività di doposcuola per ragazzi bisognosi.

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