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Camilleri racconta la cecità di Tiresia

di | 2018-11-09T09:28:42+01:00 11-11-2018 6:25|Cultura, Sezione 6, Spettacolo|0 Commenti
PALERMO – “Conversazione su Tiresia” – lo spettacolo scritto e interpretato da Andrea Camilleri, andato in scena al Teatro Greco di Siracusa lo scorso 11 giugno nell’ambito delle rappresentazioni classiche promosse dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico – è diventato anche un film, proiettato il 5, 6 e 7 novembre in varie sale cinematografiche italiane. Al cinema “Rouge et noir” di Palermo, la pellicola ha riscosso un grande successo di pubblico, affascinato dall’intrigante monologo dello scrittore siciliano che, a giugno scorso, aveva già ricevuto una lunga standing ovation a Siracusa. Grazie al film, realizzato da Roberto Andò, il pubblico in sala ha potuto vedere e ascoltare, dalla voce inconfondibile del “papà” di Montalbano, il racconto magistrale delle peripezie del tebano Tiresia, costretto a diventare donna per una ripicca degli dei, per poi tornare uomo, a prezzo però della cecità e della condanna a predire il futuro. Nella città di Tebe, fu infatti l’indovino a dover svelare ad Edipo la terribile verità che lo inchiodava come patricida e marito inconsapevole della madre Giocasta. Camilleri, negli incalzanti 85 minuti di ininterrotto monologo, narra infatti l’intricata vicenda mitologica di Tiresia, dando voce alle parole e ai versi immortali dei grandi della letteratura: Omero, Sofocle, Seneca, Orazio; Dante, Milton; Apollinaire e Virginia Woolf; sino ai quasi contemporanei Borges, Eliot, Pound, Pavese, Pasolini, Primo Levi. “Da quando io non ci vedo più, vedo le cose assai più chiaramente”, afferma lo scrittore/attore, che gioca in scena con l’analogia tra la propria condizione esistenziale e quella del celebre indovino: “Chiamatemi Tiresia: sono qui di persona personalmente”, esordisce, con un accenno ironico al celebre commissario. E afferma, verso la fine della suggestiva narrazione: “E, dopo secoli, persona e personaggio, si sono finalmente ricongiunti”. Per concludere infine con una confessione accorata: “Ho scritto più di cento romanzi; un mio personaggio, Montalbano, percorre felicemente il mondo. Poteva bastarmi, no? No. Non mi è bastato. Perché a 90 anni, diventato cieco, mi è venuta una curiosità immane di intuire cosa sia l’eternità, quell’eternità che sento così vicina a me. E allora ho pensato che venendo qui, in questo teatro, tra queste pietre veramente eterne, sarei riuscito ad averne almeno un’intuizione…”. Grazie allora a Camilleri, ultranovantenne geniale, che mostra quanta grazia e quanta saggezza possono albergare in un uomo innamorato della poesia.  E che, anche ad occhi spenti, sa tenere accesa la luce della cultura e la passione per la vita.

Maria D’Asaro

Nella foto di copertina, Andrea Camilleri recita al Teatro Greco di Siracusa

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