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“Bianco come Dio”, viaggio in sé stessi

di | 2019-06-16T20:27:03+02:00 16-6-2019 6:05|Cultura, Sezione 2|0 Commenti

NUORO – “Bianco come Dio” è un libro capace di forgiare l’animo dell’uomo: è la storia vera di un ragazzo che ha scelto di impegnarsi per cambiare il mondo. E’ il percorso di Nicolò Govoni, di un viaggio alla ricerca di se stesso, di un cammino spirituale, di un percorso verso il cuore del mondo,la sofferenza e la condivisione. Il testo nasce dall’esperienza di un giovane di vent’anni che nel 2013 ha deciso di unirsi per tre mesi ad una missione umanitaria in India. Qui visita un orfanatrofio dell’India del sud, Dayavu Home, e il contatto con quella realtà di povertà e dolore, ma anche grande dignità e amore, lo spinge al cambiamento e lo trasforma profondamente nella sua anima.

Quando una mattina un vecchio lo ferma per strada e gli dice “Sei bianco come Dio”, inizia a guardarsi attorno con maggiore attenzione alle cose, percepisce e fa suo il dolore che lo circonda, prende coscienza di quel mondo che lo ospita e che è terribilmente ingiusto e pieno di sofferenza. Quando torna in Italia organizza una raccolta fondi natalizia, fonda un’associazione no-profit e pubblica un libro in cui racconta la sua esperienza come volontario. Ha un obiettivo: come lui deve terminare i propri studi, altrettanto devono fare i bambini conosciuti nell’orfanotrofio indiano, quei bambini che ormai sente come suoi e che deve aiutare in ogni modo, costi quel che costi.

Le persone cambiano a seconda di come la vita si presenta e così, dopo il diploma, Nicolò si iscrive all’università in India, dove alterna lo studio giornalistico al suo lavoro di volontario. Tra lui e i bambini dell’orfanotrofio si crea un legame forte, indissolubile, perciò trascorre oltre tre anni nella struttura dove vede i suoi bambini crescere e liberarsi delle paure e delle fobie del passato. Sentirsi utile per gli altri gli permette di intraprende un cammino interiore alla ricerca della propria identità per cambiare non solo la propria vita ma, soprattutto, quella degli altri.

In “Bianco come Dio” Nicolò racconta in prima persona la sua idea di viaggio personale; contro l’idea del “volonturismo”, quella cioè di diventare volontari nei luoghi disastrati per un periodo limitato di tempo, lui prende la decisione quasi estrema di tornare e di vivere lì con i suoi nuovi amici, 20 piccoli bambini conosciuti nell’orfanotrofio di Dayavu Home. Come racconta in “Bianco come Dio” insegna loro l’inglese per ridurre, attraverso l’uso di una lingua comune, le distanze, li ascolta, li aiuta ad affrontare tutte le persone care e non che con le loro azioni e i loro comportamenti li hanno segnati per sempre.

Attraverso le raccolte di fondi contribuisce alla crescita del territorio e si prende cura di questa nuova famiglia come solo le persone di famiglia sanno far bene. Il racconto di Nicolò è semplice e diretto, descrive luoghi, racconta persone e comportamenti, ci immerge nella realtà indiana catapultandoci nei luoghi al nostro scrittore tanto cari. “Bianco come Dio” è un libro per riflettere, per conoscere, per amare l’uomo nelle sue imperfezioni.

Attraverso la tecnica del flashback il lettore conosce la vita passata di Nicolò, o prova commozione sentendo il racconto delle storie dei suoi bambini. In una parte del libro Nicolò immagina il proprio futuro: un futuro a colloquio col proprio figlio al quale consiglia di vivere la vita appieno e di credere sempre nel cambiamento. “Non abbiamo bisogno della magia – afferma J. K. Rowling – per cambiare il mondo: abbiamo già dentro di noi tutto il potere di cui abbiamo bisogno, abbiamo il potere di immaginare le cose migliori di quelle che sono”.

Virginia Mariane

Nella foto di copertina, Nicolò Govoni con i bambini indiani

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