/, Sezione 3/Barabbata, a Marta un’antica tradizione

Barabbata, a Marta un’antica tradizione

di | 2018-05-13T07:20:37+02:00 13-5-2018 6:10|Attualità, Sezione 3|0 Commenti

MARTA (Viterbo) – L’appuntamento è fissato da sempre: ogni anno, il 14 maggio (cioè domani), si celebra a Marta, cittadina nel Viterbese adagiata sulle rive del lago di Bolsena, la festa della Madonna del Monte, meglio conosciuta come “Festa delle Passate” o “Barabbata”. Una ricorrenza molto sentita dagli abitanti del luogo, che conserva ancora la struttura arcaica dei riti di offerta delle primizie primaverili, innestati in un clima di religiosità popolare. Di questa festa non si hanno notizie storiche certe anteriori al 1557. La mancanza di documenti archivistici e l’impossibilità di stabilire una data certa, ha portato lo storico viterbese Sansoni a collegarne i riti, per analogia e somiglianza, a quelli delle processioni istituite a Roma da papa Leone IV, nel IX secolo, in occasione dell’Assunzione di Maria. Questa spettacolare festa di primavera si concretizza in un multicolore e vociante corteo, composto dai rappresentanti delle corporazioni professionali: Casenghi (“uomini di fiducia” dei proprietari terrieri con compiti di sorveglianza delle tenute); Bifolchi (quelli che aravano la terra con l’aratro a chiodo trainato da buoi); Villani (gli agricoltori veri e propri) e Pescatori. Il lungo serpentone è punteggiato da carri allegorici, che sfilano per le vie del paese fino a raggiungere il santuario della Madonna del Monte, luogo deputato alla celebrazione vera e propria del rito, appunto le “Passate”. L’appuntamento comincia all’alba, alle 4,30, quando il “tamburino”, figura particolarmente importante e caratterizzante nella dinamica della festa, percorre le vie del paese per dare la “sveglia” a tutti portando l’annuncio del giorno di festa con il suo rullo incessante e caratteristico che costituisce la colonna sonora dell’intera giornata. A lui è affidato anche il compito di “sacralizzare” all’interno del paese lo “spazio della festa”. Infatti il percorso compiuto dal tamburino alle prime luci dell’alba si snoda in senso inverso rispetto a quello che i Passanti effettueranno per salire al santuario e ritornare al paese. Si tratta di un modo simbolico per indicare che l’area dell’abitato racchiusa nel perimetro del percorso cessa di essere lo spazio dove si svolge la quotidianità, ma diviene il punto focale in cui la Comunità si prepara a vivere l’esperienza straordinaria ed esaltante della festa. Il tamburino percorre questo percorso rullando incessantemente e viene accompagnato dai Palii delle quattro Categorie, dai Signori della festa e dai Passanti. Il rullo continuo del suo tamburo accompagna tutte le Categorie nei tre giri rituali attraverso la chiesa. Nel pomeriggio il tamburino torna a percorrere le vie del paese chiamando a raccolta i Casenghi per accompagnarli alla casa del Tenente dove si consuma il tradizionale rinfresco durante il quale i Signori della festa distribuiscono ai Passanti della propria categoria le tradizionali ciambelle fatte con vino bianco e anice e cosparse con un composto di acqua e zucchero che le rendono lucide. La festa si conclude in tarda serata con uno spettacolo pirotecnico sul lungolago.

Adele Paglialunga

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi