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All’Arena Robinson per riflettere sul futuro

di | 2018-05-12T12:46:36+02:00 13-5-2018 6:15|Attualità, Cultura, Sezione 4|0 Commenti
TORINO – Grazie ad un’iniziativa del quotidiano La Repubblica, Robinson approda al Salone del libro di Torino. Perché scegliere proprio Robinson Crusoe, il famoso personaggio creato dallo scrittore Daniel Defoe? “Robinson non è semplicemente un naufrago – spiega il giornalista Luca Valtorta –  ma un paradigma della curiosità (che è il motore del giornalismo) e della capacità di sopravvivenza in condizioni avverse che è la situazione in cui oggi il giornalismo si trova costretto a lavorare fra fake news e vari mezzi di distrazioni di massa”. Ma che cos’è esattamente l’isola di Robinson? Quasi un evento nell’evento, uno spazio anzi per meglio dire un’arena, allestita da Repubblica, nella quale durante il Salone del libro, si svolgono incontri (per l’esattezza dieci appuntamenti al giorno) e dove il tema di ogni giornata è una delle cinque domande che costituiscono il fil rouge dell’edizione 2018 dell’appuntamento torinese. Poiché il tema di quest’anno è “Un domani tutto questo….”, l’Arena Robinson apre i suoi spazi ai giovani che sono i veri fruitori del mondo che verrà e, in particolare, agli studenti delle scuole coinvolgendoli attivamente nella partecipazione all’evento o attraverso la presenza fisica di una classe nello spazio dell’Arena o attraverso il sito Repubblica@scuola con cui i ragazzi hanno potuto interagire mandando le proprie risposte alle famose cinque domande. Per gli studenti delle classi invitate all’Arena sicuramente un momento indimenticabile poiché gli stessi seguono in diretta gli eventi del Salone sulle piattaforme social di Repubblica (Twitter e Instagram) e possono inoltre intervistare gli ospiti che intervengono nell’arena Robinson in modo da realizzare anche un’esperienza nell’ambito del progetto scuola-lavoro. A tutti gli altri ragazzi è stato consentito di partecipare all’evento, in modo virtuale, attraverso il sito Repubblica@scuola, a cui hanno potuto inviare le loro risposte o riflessioni in merito alle cinque domande che sono state nei giorni scorsi: “chi voglio essere?”, “perché mi serve un nemico?”, “a chi appartiene il mondo?”; oggi bisogna rispondere a “dove mi portano spiritualità e scienza?” e domani (giornata di chiusura della kermesse), “cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione?”. I giovani hanno risposto in massa all’invito ad esprimersi e leggendo alcune delle loro risposte si nota come le stesse siano servite a farli riflettere su temi tutt’altro che banali alla luce della loro esperienza e formazione. È  proprio questo il punto focale dell’iniziativa: coinvolgere attivamente gli studenti delle scuole facendoli riflettere su tematiche molto attuali e stimolando la loro attenzione sia sulla manifestazione stessa e sia, continuando a mantenere accesa la loro curiosità, grazie all’Arena Robinson, spazio in cui si sono succeduti incontri con ospiti importanti a cui i ragazzi presenti hanno potuto rivolgere domande. Spicca, fra i molti appuntamenti dell’arena, l’intervista del direttore di Repubblica Mario Calabresi a Javier Cercas, grande scrittore spagnolo e convinto europeista, il quale ha ribadito le sue tesi sull’Europa unita definendola “un’utopia ragionevole”. Una tesi sulla quale vale davvero la pena riflettere.

Silvia Fornari

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