La Redazione
Nell’ambito del progetto “Cultura=Capitale=Lavoro”, traendo spunto dall’ articolo di Barbara Minafra sui profili lavorativi del futuro (Gazzetta del 28/2/’25), gli studenti del “Giornalino della Parini” hanno raccolto alcune testimonianze presso il Centro Anziani “Margherita Pusterla” di Putignano. Frammenti di storie, legati alle più diffuse realtà lavorative locali. Uno spaccato della Putignano di tanti anni fa. Un prezioso momento di crescita e di confronto tra passato e presente, che ha fatto apprezzare i sacrifici di una generazione irripetibile. Si riportano le risposte più significative.
«Ho lavorato per una fabbrica di cappelli. Ho imparato sin da piccola, undicenne, guardando le amiche che cucivano. Sono stata molto contenta quando mi hanno spostata al reparto dei vestiti per le prime Comunioni. Ho imparato a creare cestini decorati con dei cigni, per la biancheria dei bambini. Consiglierei il mio lavoro; ero molto soddisfatta.» Marta
« Lavoravo come sarta. Cucivo abiti, cappotti, pantaloni, giacche, abiti da sposa… Ho imparato presso le ditte dove lavoravo, come la “Detomaso” o “L’Edera”. Mi piaceva! Per anni ho confezionato e regalato cuscini da salotto alle mie amiche: li cucivo con gli avanzi dei tessuti degli abiti da sposa.» Vita
«Sono stata cucitrice di giacche da uomo e cappotti. All’interno della ditta ho imparato a cucire ma anche a socializzare con le altre operaie. Sono stata fortunata, avevo una buona retribuzione. Consiglierei il mio lavoro, perché il settore dell’abbigliamento è ancora attivo.» Anna
“Sono stata cucitrice per la ditta “Serio”. Ho imparato da bambina, andando da una sarta. Ci davano modelli da realizzare, per il campionario. Era una soddisfazione realizzare un capo, ed era bello vedere i titolari contenti del nostro lavoro. Maria Pia
«Ho lavorato come operaio fino a 34 anni, poi come costruttore. Ero senza casa e ne volevo una; non volevo più pagare l’affitto. Mi piaceva costruire case: ce n’era bisogno, per me come per tante altre persone. Facendo il costruttore, dopo solo due anni avevo già una casa tutta mia.» Martino
«Sono stato imbianchino e pittore, sino a trent’anni. Mio nonno era decoratore, mio padre pittore. Io ho preso la licenza elementare e poi ho cominciato a imparare il mestiere. Però non mi piaceva tanto. A volte si era costretti a lavorare al freddo, anche con la neve…Volevo un’attività mia. Dopo il matrimonio, ho cominciato a lavorare in cartoleria. Mio figlio era quasi sempre con me in negozio. Adesso ho lasciato l’attività a lui.» Francesco
«Ho lavorato in Germania, in una fabbrica di materie plastiche, a cottimo. Un giorno, purtroppo, mi sono schiacciata una mano. Sono stata tre mesi in ospedale, a Weingarten. Ho conosciuto lì mio marito, anche lui pugliese, emigrato. Poi quella fabbrica è fallita e sono passata a Friedrichshain, vicino al lago di Costanza, in una ditta di computer. Ci stavo meglio; il lavoro era più leggero. Ci sono rimasta sette anni. Mi sentivo molto apprezzata. Non avrei voluto rientrare in Italia.» Anna
«Ho lavorato in campagna. Ho raccolto ciliegie, olive, mandorle. Ho imparato guardando i miei genitori e i miei nonni. Ero molto contenta di partecipare alla raccolta delle ciliegie. Mi piace ancora, tanto da farlo anche adesso, nei miei terreni. È bello abitare in campagna. Mi piace molto stare all’aria aperta.» Maria
«Sono stato bracciante agricolo. Ho perso il papà quando avevo solo tre anni. Eravamo quattro figli; la mamma ha accudito tutti. Il fratello maggiore è stato per noi come un padre. Lavoravo in una masseria già all’età di 12 anni. Dopo il servizio militare, ho lavorato come potatore; quindi in un frantoio a Noci, quindi ancora come potatore a Palagiano. Ho cominciato aiutando la mia famiglia, mia sorella. Mi è sempre piaciuto molto potare gli alberi, per farli crescere meglio. Ricordo il giorno in cui morì il proprietario della masseria in cui lavoravo. Il 2 giugno del ’46 lo avevamo convinto a tornare in paese per andare a votare.» Cosimo
«Ho svolto tanti lavori. Abitavo lontano dal paese, quindi sono andata a scuola solo fino alla seconda elementare. Lavoravo in campagna, per aiutare la famiglia; poi presso il pastificio “Sbiroli”; poi presso un maglificio; e poi come baby sitter, il mio lavoro preferito. La signora per cui accudivo le bambine mi considerava un’altra figlia. Mi sentivo apprezzata. Sono ancora in buoni rapporti con quella famiglia. Consiglio agli anziani di tenersi attivi! Io partecipo a gare di marcia longa, a gruppi mascherati, ho frequentato una scuola di ballo, faccio teatro dialettale…Ho anche partecipato a “La Corrida”, in tv.» Lina
«Sono stata bracciante agricola per 45 anni; ho raccolto uva, ciliegie, mandorle…Ho cominciato molto presto, insieme ai miei genitori. Lavoravo già a 13 anni. Ma non mi piaceva. Avevo sempre il broncio. Non so se i giovani, oggi, vorrebbero farlo… Bisogna alzarsi molto presto. E non si guadagna molto. Io avrei voluto diventare pasticcera.» Giuliana
«Eravamo una famiglia povera. Io distribuivo ghiaccio, aiutavo i muratori, lavoravo per un fabbro, vendevo coriandoli a carnevale e bibite nei momenti di festa. Da piccolo aiutavo un gelataio, ma mi pagava solo dandomi del gelato. Il gelato si faceva a mano, non c’erano macchine. E poi potevo mangiarlo… Poi sono partito per Milano con una grossa impresa edile, e da lì ho cominciato a lavorare regolarmente. Ma avrei voluto studiare. Mi piaceva la scienza. Avrei voluto diventare fisioterapista. Una volta ho soccorso una ragazza caduta per strada, a Milano. L’ho messa in grado di camminare. Lo ricordo ancora. Donato
«Sono stato insegnante, come la vostra professoressa, ma con alunni più grandi. Ho studiato prima presso il Liceo Classico di Putignano e poi presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Bari. Mi piaceva molto soprattutto insegnare la Storia. Ho scelto il mio lavoro perché mi interessava contribuire, attraverso la scuola, alla formazione dei nostri giovani. Inoltre mi piaceva stare e lavorare con i ragazzi. Era bello veder maturare e poi raccogliere i frutti del mio lavoro! Purtroppo però tutti sanno che gli stipendi degli insegnanti, in Italia, sono tra i più bassi in Europa. Consiglierei il mio lavoro, a condizione che ci siano interesse e passione. Paolo
