//UN BORGO CARICO DI MISTERO: PENTIDATTILO

UN BORGO CARICO DI MISTERO: PENTIDATTILO

di | 2019-01-27T18:21:53+01:00 27-1-2019 18:15|Alboscuole|0 Commenti
UN BORGO CARICO DI MISTERO: PENTIDATTILO Posto a 250 metri s.l.m., Pentidattilo sorge arroccato sulla rupe del Monte Calvario dalla caratteristica forma che ricorda quella di una ciclopica mano con cinque dita. Il suo nome infatti deriva da penta + daktylos = cinque dita. Pentidattilo, borgo carico di fascino e mistero, è immerso in un paesaggio incantevole, la Vallata Sant’Elia, dove è possibile ammirare le bizzarre rocche arenarie di Santa Lena e di Prasterà in mezzo alle distese di ginestra, agli ulivi, ai gelsi, ai fichi d’India ed in primavera ai mandorli in fiore e alle mimose. La Vallata custodisce inoltre, distribuiti nel territorio tra Pentidattilo e Fossato, diversi mulini dalla tipologia a ruota greca, in passato alimentati dalle acque della fiumara Sant’Elia, risorsa importantissima per l’economia della vallata. Ma l’elemento che più cattura l’attenzione è la maestosa rupe di arenaria sovrastante il borgo. Il piccolo paese calabrese mantiene inalterato il suo fascino e costituisce un vero patrimonio storico da conoscere e da tutelare. Per tutto il periodo greco romano fu un fiorente centro economico, riferimento di tutta la zona circostante. Esso ha rivestito una certa importanza anche dal punto di vista politico, economico e religioso grazie alla posizione strategica ai piedi dell’Aspromonte, per perdere via via notorietà nel corso dei decenni, quando si è iniziato a preferire luoghi più accessibili in prossimità del mare. Da molti è considerato ancora un paese fantasma, in quanto venne abbandonato negli Anni Sessanta a causa dell’instabilità del terreno e della montagna che lo ospita. Oggi è stato dichiarato un luogo sicuro e sta vivendo una seconda vita: molti visitatori l’hanno scoperto, inserendolo in diversi circuiti, lontano dal turismo di massa e il paese si sta valorizzando con diverse iniziative. Si è trasformato in un borgo diffuso con l’apertura di piccoli negozi e strutture ricettive sorti dagli edifici abbandonati. Molte casette sono state trasformate in botteghe tipiche, come quelle del legno, della ceramica o del vetro e c’è anche il Museo delle tradizioni popolari. Gruppi di scout e di volontari hanno tracciato alcuni sentieri che attirano molti amanti delle passeggiate e della natura e, durante la bella stagione, si svolgono anche eventi importanti come il Pentidattilo Film Festival, mostre di fotografia ed il Festival etnico Paleariza. C’è anche una leggenda che contribuisce ad accrescere il fascino della località: ruota intorno al castello, oggi distrutto e a quella passata alla storia come la Strage degli Alberti, in cui furono protagonisti i marchesi del borgo, appunto gli Alberti, e gli Abenavoli, baroni di Montebello Ionico, un altro paesino vicino. Il barone Bernardino Abenavoli voleva prendere in moglie Antonietta Alberti, che però era già stata chiesta in sposa e promessa a Don Petrillo Cortes, figlio del viceré di Napoli. La notizia fece scattare un’ira furiosa nel barone che la notte di Pasqua entrò nel castello e si vendicò di tutti gli Alberti tranne dell’amata e del futuro sposo, che prese in ostaggio, costringendo Antonietta a sposarlo. Ma il vicerè Cortes inviò una sua spedizione per vendicarsi e, dopo aver liberato Don Petrillo, fece uccidere gli uomini di Bernardino. Il barone riuscì a fuggire portando con sé Antonietta: lui entrò nell’esercito e lei in un convento di clausura. Nelle notti di forte vento, tra le gole della mano del Diavolo, si sentono ancora le urla di dolore degli Alberti. OLENA CARACCIOLO