//Siamo tutti uguali, Noemi Balistreri; Classe 1^D, Scuola secondaria di Primo grado

Siamo tutti uguali, Noemi Balistreri; Classe 1^D, Scuola secondaria di Primo grado

di | 2019-04-14T20:28:56+02:00 14-4-2019 20:28|Alboscuole|0 Commenti
  “Spostati  sporco negro!”. Questa è una tra le frasi che a volte vengono dette ad una persona di colore. Ma molte volte chi lo dice non si rende conto dei sentimenti che una persona può provare, come tristezza e umiliazione. La diversità di cultura e il colore della pelle il più delle volte ci porta a giudicare una persona a primo impatto e a catalogarla come una brutta persona che fa degli atti ingiusti, ma prima di giudicare le persone sarebbe meglio imparare a conoscerle. Questo atteggiamento degli adulti, poi, viene trasmesso anche ai bambini e questo è l’aspetto più brutto. Immaginate cosa voglia dire per un uomo di colore sentirsi insultato o rifiutato. Quante volte è successo che in metro o in autobus i genitori spostassero i loro figli perché erano affianco ad una persona scura, o addirittura la insultassero! Ecco, adesso provate a mettervi nei panni di quell’uomo o quella donna: come vi sentireste? Immagino non molto bene, anzi malissimo. Ma la vera problematica è che molte volte i bambini  hanno compagnetti di colore e magari hanno genitori razzisti. Loro, ovviamente, fanno domande come: “Perché hai la pelle così?”, che per la loro età è normale. I bambini a volte sono più aperti a fare amicizia con persone di colore. Mentre alcuni adulti, anche solo sentendoli nominare al TG, si arrabbiano come se gli avessero fatto qualcosa di male o esultano al solo pensiero che migliaia di uomini, donne e bambini muoiono annegati in mare. In realtà, non sanno che quelle persone sono persone come noi, con famiglia e sentimenti. A me è capitato di salire in metro e accorgermi di un ragazzo scuro seduto affianco ad una signora anziana e sentire degli insulti come “Tornatene al tuo paese, brutto e sporco negro!”. Questo ragazzo per educazione non le ha risposto, ma dentro di sé era furioso e triste, soprattutto perché c’era il figlio di soli cinque anni che ha sentito tutto. Io ho preso come riferimento questo povero ragazzo: non solo in Italia, ma nel resto del mondo, migliaia di ragazzi vengono umiliati, picchiati e presi di mira. Ho dei compagni di classe che insultano le persone di colore e dicono frasi come: “Perché non se ne restano a casa loro? Vengono qui solo per rubarci il lavoro”. E a me fa veramente arrabbiare perché io sono dell’idea che, se non ti fanno nulla, devi lasciarli stare. Alcuni dicono “Ladroni”, ma i ladri sono sia bianchi che neri, ci sono persone buone bianche come ce ne sono nere. Quindi, tocca a noi giovani del futuro prendere in mano le redini di questa situazione e far sì che questi continui avvenimenti non succedano più perché “neri o bianchi, siamo tutti uguali”. Noemi Balistreri; Classe 1^D, Scuola secondaria di Primo grado

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