//Quando i diritti sono un sogno, lotta per i tuoi sogni.

Quando i diritti sono un sogno, lotta per i tuoi sogni.

di | 2025-02-07T22:01:52+01:00 7-2-2025 22:01|Alboscuole|0 Commenti
Iran, Teheran, 16 settembre 2022.  Mahsa Amini muore a seguito dell’arresto per non aver indossato correttamente il velo. L’eco della sua morte richiama l’attenzione di tutto il mondo, o almeno di quella parte che “conta”. Certo, perché spesso per farsi sentire bisogna morire. La morte di Mahsa ha riacceso dibattiti fatti spesso di ipocrisia, violenza e tanta discriminazione, che hanno i oscurato il vero senso della storia. Quello che occorre ora comprendere è quanto, a distanza di più di due anni, Mahsa e le donne iraniane siano diventate simbolo di coraggio, determinazione e resilienza. Ebbene, iI loro ruolo si è rivelato fondamentale già nel 2009, quando durante le elezioni presidenziali furono le prime a scendere in piazza, indossando hijab e bandane verdi per manifestare contro il governo di Mahmoud Ahmadinejad, accusato di frode. La risposta del governo alle proteste fu la repressione violenta, ma la determinazione delle donne le portò a continuare la loro lotta durante le Primavere Arabe del 2010-2011, dove ancora una volta cercarono di abbattere le disuguaglianze e le ingiustizie.
La rivendicazioni non si limitavano più solo al diritto di voto o alla libertà di scegliere se indossare o meno il velo, un diritto che nel Corano spetta alla donna, ma riguardavano la corruzione del regime. Ma procediamo per gradi. La questione del velo è un tema molto controverso, soprattutto in Italia e forse in tutta Europa. L’errore che spesso si commette è ridurre la libertà della donna “islamica” alla sola scelta di indossare o meno il velo quando non si dà per scontato che sia un’imposizione tout court (errore ancor più grossolano). Se conoscessimo davvero il Corano, senza affidarci alla narrazione di gruppi estremisti, capiremmo che esso è un libro guida, e che le sue parole, se interpretate da persone sbagliate, possono portare a legittimare la persecuzione e l’odio. Pensandoci, accade lo stesso quando i fanatici religiosi cattolici usano passaggi della Bibbia per giustificare l’omofobia. o gli estremisti ebrei l’occupazione di territori ritenuti propri per volere divino. Quello di libertà è un concetto abusato, tutti ne parlano, tutti la rivendicano. Ciò nonostante  non si riesce a capire che se davvero vogliamo garantire alle donne islamiche la possibilità di essere libere, dobbiamo accettare il fatto che possano anche scegliere di indossare il velo. Ritornando alle donne in Iran, per comprendere le loro battaglie è necessario conoscere le restrizioni che subiscono. Tra queste,  il divieto di viaggiare all’estero senza l’autorizzazione di un uomo, (un tema già affrontato in un articolo di qualche anno fa proprio su questo giornale.) Inoltre, le donne iraniane non possono testimoniare in tribunale e molte cariche politiche sono loro precluse. Tutto questo è giustificato dal fatto che le donne sono ritenute “guardiane” della moralità pubblica, il che fa sì che la loro vita diventi oggetto di ulteriore vigilanza. Tuttavia, i giovani di oggi hanno deciso di far sentire la propria voce, rifiutando questo ruolo imposto alle donne, ritenendolo un’ulteriore fonte di discriminazione e controllo. Purtroppo, le numerose manifestazioni e proteste non hanno portato a cambiamenti significativi nel paese. Anzi, nel 2023 il Ministero dell’Interno e la polizia morale hanno intensificato i controlli nelle città per assicurarsi che le donne rispettassero la legge sul velo e le altre restrizioni. Inoltre, nell’ultimo anno, con la forte instabilità interna l’attenzione alla lotta delle donne è scemata.    Esse tuttavia hanno continuato a mobilitarsi per i propri diritti, sfidando il potere e cogliendo l’occasione dell’interesse suscitato dalla  caduta del regime, per palesare a livello internazionale le proprie istanze di cambiamento  volte al riconoscimento dei diritti che ogni essere umano dovrebbe godere in quanto tale.
La situazione delle donne in Iran rappresenta sicuramente un caso estremo di discriminazione di genere, rispetto al quale anche l’Unione Europea si è mobilitata cercando di sostenere le donne iraniane, nonostante il rischio di compromettere i rapporti  con il governo di Teheran già tesi a causa delle sanzioni applicate dall’U.E. in relazione alla politica nucleare e alla violazione di diritti umani. Al di là di tali relazioni internazionali estremamente complesse che hanno portato ad eventi non facilmente decifrabili come l’arresto di Cecilia Sala, giornalista accusata di non aver rispettato le leggi del regime e poi rilasciata, la cui vicenda è apparsa sin da subito legata a quella dell’ingegnere Mohammad Abedini Najafabadi, cittadino iraniano a sua volta arrestato in Italia, e tornando alla questione della libertà delle donne e al coraggio che ogni giorno dimostrano nel combattere per i propri diritti, non si può non ringraziare tutte coloro che, nel corso della storia, hanno fatto sentire la propria voce per ottenere diritti non solo per se stesse, ma anche per le donne del futuro. Non bisogna abbassare la guardia e dare per scontati alcuni diritti poiché le discriminazioni, sebbene in forme diverse, esistono anche in paesi democratici come il nostro. Per questo, l’istruzione può essere un “arma” per diffondere i valori di emancipazione e uguaglianza, mentre l’arte, in tutte le sue forme, diventa, come già accaduto nel corso della storia, un manifesto di denuncia e libertà. Una frase araba : أ ن ال ك ر suggerisce di lottare per i propri sogni. Ce lo insegnano fin da bambini ed è l’augurio che si deve rivolgere a ragazze, ragazzi e adulti :lottare sempre per i propri valori e sogni, anche quando sembra impossibile, proprio come stanno facendo le donne iraniane. Valentina Sacco