Lavorativamente sono un programmatore e da sette anni lavoro in una software house che si occupa della digitalizzazione della pubblica amministrazione, con clienti in diverse regioni d’Italia, non solo in Sicilia. Sul piano personale, sono il marito di Rita e stiamo aspettando Alberto, che nascerà ad agosto. Nel tempo libero coltivo diversi hobby, di cui magari parleremo più avanti.
Come nasce la passione per il tuo lavoro?
Nasce da molto lontano, fin da quando ero bambino. Mio padre, architetto, aveva nel suo studio un computer con MS-DOS, e io trascorrevo lì diverse ore tra giochi ed esplorazioni. Interagire con quel computer non era intuitivo, non esisteva un’interfaccia grafica, tutto passava attraverso comandi testuali. Proprio questo aspetto, così “essenziale”, ha acceso la mia curiosità. Mi affascinava capire come funzionasse davvero quella macchina, cosa ci fosse dietro quei comandi. Da quella curiosità iniziale è nata, col tempo, una vera passione che poi è diventata il mio lavoro.
Mi spieghi in breve in cosa consiste il tuo lavoro?
Lavoro con database con grandi quantità di dati, anche milioni e consiste nella conversione e migrazione dei dati da un sistema sorgente a uno di destinazione. In pratica, mi assicuro che tutte le informazioni vengano trasferite correttamente, preservandone l’integrità e mantenendo la coerenza nel nuovo sistema.
Quali linguaggi utilizzi di più?
Principalmente il linguaggio SQL, che permette l’interrogazione e la manipolazione dei dati in un database relazionale e il linguaggio Python, con cui scrivo programmi che mi permettono di automatizzare attività che altrimenti sarebbero manuali e ripetitive.
Come si diventa programmatore?
Servono prima di tutto passione e curiosità: non è solo un lavoro, ma un vero e proprio modo di pensare e di approcciarsi ai problemi. Con queste basi, il resto viene più naturale. Esistono diversi percorsi per formarsi: dagli indirizzi tecnici alle scuole superiori, ai corsi universitari, fino alle certificazioni professionali e all’apprendimento autonomo. Ciò che fa la differenza, però, è la continua voglia di imparare.
Quali sono le sfide più grandi?
Affrontare problemi complessi e trovare soluzioni sempre più efficaci, ottimizzando tempi e risorse. Non fermarsi davanti agli innumerevoli errori che si commettono, ma usarli come occasione per diventare ogni giorno più competenti.
Si guadagna bene nel fare il programmatore?
In generale sì, ma in un contesto economico come quello del nostro territorio dipende tantissimo dall’azienda per cui si lavora.
Hai realizzato dei progetti in particolare?
Realizzo tanti piccoli progetti casalinghi.
Consiglieresti ai bambini di svolgere il tuo mestiere?
Come ho detto precedentemente, nei bambini è importante stimolare la curiosità, la creatività e il piacere di capire come funzionano le cose. L’informatica è un ottimo strumento per sviluppare il pensiero logico e la capacità di risolvere problemi, competenze utili in qualsiasi ambito. Se poi nasce una vera passione, allora sì, lo consiglio tantissimo.
Quali sono i tuoi hobby?
L’informatica in primis, ma nel tempo libero mi rilasso giocando ai videogiochi e leggendo libri.
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