//“PERCHÈ?”

“PERCHÈ?”

di | 2019-01-13T08:14:45+01:00 12-1-2019 18:19|Alboscuole|0 Commenti
di Minerva Freda (classe 2^B) – Eva non è sola./ Siamo tutte Eva./ Lo sei anche tu che leggi./ Anche se sei uomo./ Siamo tutti la donna umiliata, picchiata, stuprata, offesa, derisa./ Siamo tutti la donna assassinata, suicidata o assassina./ Siamo tutti la donna che è risalita lasciando l’orrore confinato nel passato./ Siamo tutti la bambina immolata, la ragazza disperata, la moglie silente, la madre affranta, la prigioniera seviziata, l’anziana amareggiata./ E tutti ci indigniamo contro i carnefici, perché per essi non vi è giustificazione, non c’è assoluzione, non c’è discolpa./ Perché essi non sono Adamo, il compagno con cui condividere la vita e il mondo, basandosi sull’armonia e il rispetto reciproco./ Ed è oggi che voglio raccontarvi la mia storia.   Mi chiamo Eva, ho 10 anni, e frequento l’ultimo anno delle scuole elementari. Sono una bambina piuttosto testarda e anche molto timida, ma nonostante la mia timidezza, ho un bel po’ di amici. Adoro leggere e il mio desiderio più grande è quello di diventare una scrittrice. Mamma dice sempre che sono bellissima e che da grande farò una strage di cuori. Sarà vero? Ciao, sono sempre io, Eva, adesso ho 15 anni e sono al secondo anno del Liceo Scientifico. La mia vita è molto cambiata. Adesso non sono più una bambina, ma sono diventata un’adolescente. Mi vedo brutta e sono molto insicura, anche se appaio agli occhi degli altri come una ragazza forte e sicura di sé. Sono innamorata di un ragazzo bellissimo, Marcello, il classico tipo biondo con gli occhi azzurri, sembra un angelo, ma lui non appare interessato a me. La mia mamma dice che è solo una cotta adolescenziale e che con il tempo passerà. Sono passati cinque anni, sono sempre Eva, adesso ho 20 anni e della ragazzina insicura non è rimasto più niente. Ricordate Marcello? Beh, adesso è il mio fidanzato. Con mia madre non ho più un bel rapporto e litighiamo frequentemente. Il motivo principale dei nostri litigi è Marcello. Lei si ostina a dire che lui non è un ragazzo perbene e che mi porterà sulla cattiva strada, solo perché è stato in carcere per spaccio di droga. Ma io vedo in lui un ragazzo buono, che ha fatto un errore, ma che lo ha pagato e che mi amerà per sempre. Mia mamma è testarda e nessuno riesce a toglierle l’idea che si fa di una persona. Comunque sono una brava ragazza: vado all’Università, esco con le mie amiche, non bevo e non fumo. Posso dire che la mia vita è abbastanza semplice e tranquilla. Fino ad oggi. È una domenica piovosa di novembre, dopo l’ennesimo litigio con mia madre, mi sono chiusa in camera e non ho intenzione di uscire. Mi arriva un messaggio da Marcello. Felice, prendo immediatamente il cellulare per leggere il messaggio. Marcello è sempre molto gentile con me, ma quello che mi chiede mi lascia un po’ spiazzata. Lui abita da solo in un piccolo monolocale lontano dal centro della nostra città e mi ha chiesto se stasera avevo voglia di stare un po’ con lui a casa sua per passare del tempo insieme. Sono molto titubante anche perché è inutile chiedere il permesso a mamma, dato che non acconsentirà mai. Però, dai, una piccola bugia non fa male a nessuno. Rispondo di sì a Marcello e gli dico che alle 8.30 sarò da lui. Trascorro il pomeriggio ascoltando la musica e mangiando ogni tanto qualche merendina. Sono le 8. Inizio a prepararmi per andare da Marcello; metto la mia gonna di pelle nuova, una maglietta nera. gli stivaletti, mi trucco un pochino, prendo la giacca e vado a salutare mamma. Dopo le sue classiche domande e raccomandazioni, anche se non sa che vado dal mio fidanzato, esco di casa. La mia casa è poco distante da quella di Marcello, quindi arrivo presto. Busso. Lui mi apre il portone. Prendo l’ascensore e arrivo al secondo piano. Busso alla porta e Marcello mi fa entrare. Mi accorgo subito che è diverso dal solito, ho una strana sensazione, forse sarà il freddo. Non faccio molto caso al suo aspetto e mi dirigo in cucina sedendomi sul divano. Vedo Marcello appoggiato allo stipite della porta che mi fissa in un modo molto strano. ’’Sei bellissima stasera’’ – mi dice e arrossisco. Lo vedo avvicinarsi a me un po’ troppo , “’Sei solo mia’’- mi continua dire e inizia a baciarmi, prima con timidezza poi sempre molto più intensamente. Inizia a sfiorami le gambe, le accarezza e il tocco delle sue mani fredde mi fa rabbrividire. Si fa sempre più vicino e mi guarda. ’’Sei troppo bella, non devi essere di nessun altro se non mia’’-  comincia a dirmi. Capisco dal tono della sua voce che ha bevuto tanto. Intanto le carezze si fanno sempre più insistenti. ’’Smettila’’- gli dico. “Perché? Non mi ami più?” – mi risponde. “Hai bevuto e non sai quello che dici” – gli ripeto. “Dovrebbero farti piacere queste coccole” – mi risponde nuovamente – “Non voglio carezze da te mentre sei ubriaco” – gli dico. Lo vedo alzarsi e prendermi per i capelli.  Grido, urlo fortissimo, ma lui con uno schiaffo mi dice di tacere. Inizia a picchiarmi, sento le sue mani sulle mie gambe, mi dimeno, ma niente, lui è molto più forte di me e ha la meglio. Mi dà schiaffi, ho tanti lividi in faccia e sulle braccia, inizio a piangere, non riesco a riconoscerlo più, non è più il ragazzo di cui mi sono innamorata, non è più il mio angelo, è diventato un diavolo. È furioso, dice che io non l’ho mai amato, che ho solo giocato con lui e che morirò per quello che ho fatto. Continua a picchiarmi, mi fa male, non avrei dovuto fidarmi di lui, avrei dovuto ascoltare mia madre, ma ormai è tardi, sono sfinita, infreddolita e ho dolore dappertutto, desidero solo che la smetta… Poi dopo pochi secondi, o alcuni minuti non so, vedo Marcello alzarsi, andare in cucina, tornare da me con un coltello in mano. “Devi pagare per quello che mi hai fatto” – mi dice e immerge il coltello nel mio petto. Lentamente sento le mie ultime forze lasciare il mio corpo come una foglia in autunno, e lentamente chiudo gli occhi, ripensando all’uomo con cui ho condiviso i momenti più belli della mia vita oramai cancellata da uno scatto di follia. Questa è la mia storia, sono stata uccisa da un uomo pazzo, da un uomo che diceva di amarmi, da un uomo di cui mi fidavo, da un uomo piccolo che mi ha violentata e uccisa solo per sentirsi grande.     L’autrice, con il presente  brano, è stata insignita di una menzione speciale in occasione del Concorso letterario V.E.R.I, tenutosi in Mondragone (CE) il giorno 15/12/2018.

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