//Perché le certificazioni Cambridge fanno la differenza: l’intervista a Luca Savaglia (SRM Italy)

Perché le certificazioni Cambridge fanno la differenza: l’intervista a Luca Savaglia (SRM Italy)

di | 2026-06-04T13:37:40+02:00 3-6-2026 18:12|Alboscuole|0 Commenti

Abbiamo intervistato Luca Savaglia, SRM ovvero senior regional manager per l’Italia di Cambridge International, che lavora per Cambridge International di Cambridge University  Press and assessment. Da anni affianca le scuole italiane nello sviluppo delle competenze linguistiche e globali degli alunni, supportando docenti e istituti nell’adozione di metodologie didattiche innovative e internazionali. Con lui abbiamo approfondito il valore delle certificazioni Cambridge, le competenze oggi più richieste ai giovani e le strategie per rendere l’apprendimento dell’inglese più autentico e motivante. Ecco l’intervista:

1.D. Qual è oggi il valore delle certificazioni Cambridge per gli studenti e quali opportunità reali offrono nel loro percorso di studio e di lavoro?

1.R. Oggi le certificazioni Cambridge English e Cambridge International rappresentano molto più di un semplice attestato linguistico. Sono strumenti riconosciuti a livello internazionale che permettono agli studenti di dimostrare competenze concrete e realmente spendibili sia nel percorso accademico sia nel mondo del lavoro.

Dal punto di vista universitario, aprono opportunità legate all’accesso a corsi internazionali, programmi Erasmus, doppie lauree e percorsi in lingua inglese, sempre più presenti anche nelle università italiane. Sul piano lavorativo, invece, l’inglese è ormai una competenza trasversale richiesta in quasi tutti i settori, non solo nelle grandi aziende ma anche nella pubblica amministrazione, nel turismo, nella tecnologia e nella comunicazione.

Il vero valore dei programmi e delle certificazioni Cambridge International sta però nel fatto che non valutano soltanto la grammatica, ma la capacità reale di utilizzare la lingua in contesti autentici: comprendere, comunicare, collaborare, analizzare e risolvere problemi. Sono competenze che accompagnano i ragazzi ben oltre l’esame stesso.

In un mondo sempre più globalizzato, dove studenti e professionisti si confrontano continuamente con culture, approcci e realtà diverse, non basta più semplicemente “sapere l’inglese”. Diventa fondamentale saper utilizzare la lingua insieme a competenze e metodologie internazionali, mantenendo allo stesso tempo una forte consapevolezza del proprio contesto locale. Studiare materie in inglese, infatti, non rafforza soltanto il livello linguistico degli studenti, ma apre anche la mente a modalità di pensiero, approcci didattici e varietà linguistiche differenti. Questo permette di sviluppare maggiore flessibilità, capacità di adattamento e una visione più internazionale del mondo che li circonda.

È proprio questo uno degli aspetti più importanti dei programmi Cambridge International: dare agli studenti la possibilità di affrontare il proprio futuro — universitario, professionale e personale — con una prospettiva sia locale sia internazionale. Nel mondo di domani, questa capacità di muoversi tra realtà diverse sarà una delle competenze più decisive.

2.D. Quali competenze linguistiche ritiene davvero decisive per i giovani di oggi e come possiamo aiutarli a svilupparle in modo efficace?

2.R. Credo che oggi la competenza più importante sia la capacità di usare l’inglese in modo naturale e funzionale nella vita reale. I giovani hanno bisogno di sentirsi sicuri nel comunicare, esprimere opinioni, lavorare in gruppo, comprendere contenuti complessi e adattarsi a contesti internazionali sempre più presenti nella loro quotidianità.

Oltre a questo, credo abbiano bisogno di sentirsi preparati ad affrontare un mondo che cambia radicalmente nel giro di pochi anni, dove molte delle sicurezze professionali e personali di oggi potrebbero non essere più le stesse domani. In questo scenario, avere basi solide per comunicare, collaborare e lavorare anche al di fuori del proprio contesto locale diventa una competenza fondamentale.

Per questo motivo, accanto alla correttezza linguistica, diventano sempre più importanti competenze come il critical thinking, la comunicazione efficace, l’ascolto attivo e la capacità di interagire con persone provenienti da culture diverse.

Per svilupparle davvero, è importante superare un approccio esclusivamente teorico. La lingua deve diventare uno strumento da usare in modo concreto attraverso attività autentiche, dibattiti, progetti, presentazioni, lavori collaborativi e contenuti vicini agli interessi degli studenti. Quando i ragazzi percepiscono che l’inglese serve realmente per comunicare e non soltanto per “prendere un voto”, il loro coinvolgimento cambia completamente.

3.D. Quali consigli darebbe ai docenti che vogliono rendere l’apprendimento della lingua più efficace, motivante e vicino alla realtà dei giovani?

3.R. Il primo consiglio è probabilmente quello di creare un ambiente in cui gli studenti non abbiano paura di sbagliare. Questo vale per la lingua inglese, ma anche più in generale per l’apprendimento. Gli studenti imparano davvero quando partecipano attivamente, sperimentano, discutono, collaborano e si sentono coinvolti in ciò che stanno facendo.

Spesso in Italia si rimane sorpresi nello scoprire che nei paesi anglofoni la grammatica viene affrontata in modo molto meno rigido rispetto a come siamo abituati in Italia. La lingua viene sviluppata soprattutto attraverso l’uso reale in contesti autentici. Ed è proprio qui che approcci come il project-based learning o materie come Global Perspectives fanno la differenza. In questi casi, l’inglese non è più semplicemente una materia da studiare, ma uno strumento attraverso cui gli studenti imparano a ricercare, collaborare, presentare idee, analizzare problemi reali e confrontarsi con punti di vista diversi.

Questo è uno degli aspetti più importanti anche del mondo Cambridge International: non concentrarsi soltanto sulla conoscenza teorica, ma aiutare gli studenti a sviluppare competenze trasversali e metodologie che possano essere utili nel loro futuro accademico, lavorativo e personale. La lingua diventa quindi il mezzo attraverso cui costruire pensiero critico, autonomia, capacità comunicative e sicurezza nell’affrontare contesti internazionali.

Credo sia importante anche collegare maggiormente ciò che si insegna agli interessi e alla quotidianità dei ragazzi. Oggi i giovani vivono già in un contesto internazionale attraverso musica, videogiochi, social media, serie TV e contenuti digitali. Portare questi elementi all’interno della didattica, in modo strutturato e consapevole, può aumentare enormemente motivazione e coinvolgimento.

Un altro aspetto fondamentale è il ruolo del docente nel costruire fiducia. Ho conosciuto molte persone che, da adulte, raccontano di avere un inglese debole e spesso attribuiscono la colpa a un insegnante “non bravo”. Al contrario, chi ha sviluppato sicurezza nella lingua o nelle proprie capacità tende quasi sempre a ricordare un insegnante coinvolgente, capace di motivare e di creare un ambiente sereno in cui gli studenti si sentivano liberi di provare e anche di sbagliare.

Credo infatti che la vera differenza non sia soltanto quanto un insegnante sia preparato dal punto di vista teorico, ma quanto riesca a coinvolgere gli studenti e a trasformare l’errore in un’opportunità di apprendimento.

Per questo motivo, il mio consiglio ai docenti è quello di rimanere aggiornati sulle metodologie internazionali e sulle nuove modalità di insegnamento. So che cambiare approccio non è sempre semplice, ma è proprio questa evoluzione continua che permette di ottenere risultati più autentici, duraturi e vicini alla realtà che gli studenti vivranno nel loro futuro.

Gruppo Biblioteca Sensale – Giugno 2026 – Redazione