Una donna sta lentamente affondando in un torrente la cui acqua sembra vetro. Dalle mani le scivolano via dei fiori appena raccolti. Sulle sue labbra si sta spegnendo l’ultima canzone.
La donna ritratta è Ofelia, la giovane impazzita di dolore nell’Amleto di Shakespeare, ed è uno dei dipinti più celebri di tutto l’Ottocento, realizzato dall’artista inglese John Everett Millais. Siamo intorno alla metà del XIX secolo e Millais è uno dei fondatori della confraternita dei Preraffaelliti. Proprio la sua Ofelia è un piccolo manifesto pittorico degli ideali teorici che avevano portato alla fondazione della confraternita stessa, tra cui l’assoluta fedeltà alla natura. Infatti, Millais si era recato sul fiume Hogsmill, vicino a Londra, proprio per ritrarre nel minimo dettaglio tutte le piante e i fiori che voleva inserire all’interno della sua opera. La scelta ricade sui fiori e sulle piante citate da Shakespeare, ma anche su quelle che avevano un significato simbolico in epoca vittoriana. Ad esempio, suo fratello Laerte chiama Ofelia “rosa di maggio”; le margherite sono invece simbolo di innocenza, mentre le viole intorno al suo collo sono emblema di fedeltà. Ma Millais vuole essere scrupolosamente realistico anche nel ritrarre la sua Ofelia nel momento drammatico della morte. Come modella aveva scelto una giovane, all’epoca ancora sconosciuta, Elizabeth Siddal, che poi, a sua volta, diventerà poetessa e artista e sposerà un altro membro della confraternita, Dante Gabriel Rossetti. Per rappresentare in maniera accurata la scena, Millais fa posare Elizabeth all’interno di una vasca piena d’acqua gelata, scaldata soltanto da alcune lampade a olio poste sotto la vasca. Ma un giorno Millais è talmente preso dal suo dipinto che non si accorge che le lampade si sono ormai spente e fa ammalare Elizabeth, tanto che il padre di lei invierà le fatture del medico da saldare all’artista. C’è un altro particolare a cui Millais tiene particolarmente: il vestito che fa indossare a Elizabeth. Lo ha scelto lui personalmente. Lo ha acquistato perché gli era sembrato un abito antico, tutto ricamato in argento. Proprio quella veste colloca la sua Ofelia in un’epoca lontana, il Medioevo letterario delle opere di Shakespeare: un’epoca distante che, però, in qualche modo può ancora parlare al tempo presente. Millais non è stato né il primo né l’ultimo a ritrarre Ofelia. La sua figura era già cara agli artisti romantici, affascinati dal tema della sua follia e della sua morte drammatica. Tuttavia, l’artista inglese ha scelto di rappresentare un momento estremamente drammatico. Nell’opera di Shakespeare non vediamo in scena la morte di Ofelia: essa viene riferita da un altro personaggio. Invece Millais ci porta a vedere ciò che sta accadendo. Noi stiamo osservando Ofelia pochi attimi prima che lo specchio d’acqua si richiuda sul suo volto e quella veste che prima l’aveva sostenuta ora la trascina verso il fondale, verso quella morte nel fango raccontata da Shakespeare.
