//Nellie Bly, pazza o brillante? Di Marta Urru 5DB Linguistico Spagnolo

Nellie Bly, pazza o brillante? Di Marta Urru 5DB Linguistico Spagnolo

di | 2026-04-28T07:24:27+02:00 28-4-2026 7:24|Alboscuole|0 Commenti
Alla fine dell’Ottocento, in un’epoca in cui le donne avevano poco spazio nella stampa e ancor meno voce nella società, Nellie Bly, giornalista, decise di spingersi oltre ogni limite per raccontare ciò che nessuno voleva vedere. Nel 1887 si finse malata di mente per farsi internare nel manicomio femminile di Blackwell’s Island, a New York. Si comportò come se avesse amnesia e paure irragionevoli per convincere prima i residenti di un pensionato, poi la polizia e infine i medici a dichiararla “insane” (pazza). Venne esaminata superficialmente dai medici e dichiarata “positively demented”, nonostante fosse perfettamente sana. L’istituto era gravemente sovraffollato, con centinaia di donne stipate senza controllo medico adeguato. Mancavano risorse di base come clima adeguato, vestiario sufficiente e servizi igienici a norma. Il cibo era insufficiente, rancido o contaminato. I pasti consistevano in brodi poco nutrienti, pane secco e carne deteriorata che non fornivano nutrimento adeguato. L’acqua non era potabile e spesso le stoviglie e i piatti venivano riutilizzati anche se sporchi. I bagni e le docce erano sudici e gelidi. Bly descriveva bagni con acqua freddissima dove decine di donne si lavavano nello stesso liquido e dove gli asciugamani erano condivisi indipendentemente dalle condizioni della pelle degli altri. Bly raccontava, inoltre, che l’esperienza la fece tremare fino a sembrare veramente malata per il freddo e la sofferenza. Le infermiere e lo staff spesso insultavano, maltrattavano o percuotevano le donne. Alcune pazienti venivano legate con corde, isolate o spinte a restare immobili per ore senza attività o stimoli mentali. Bly, pur comportandosi normalmente una volta dentro, veniva comunque trattata come paziente psicotica. Le sue richieste di essere riesaminata venivano interpretate come segni della sua “pazzia”. Nellie Bly osservò che le condizioni e i trattamenti non aiutavano affatto la salute mentale reale ma, anzi, potevano contribuire all’insorgenza di traumi psicologici. Molte donne non erano davvero malate mentalmente, ma erano state internate per ragioni sociali: povertà, immigrazione o perché “scomode” per familiari o mariti. Dopo dieci giorni, grazie all’intervento del suo giornale, Bly fu liberata e raccontò tutto in un’inchiesta sconvolgente poi raccolta nel libro “Dieci giorni in un manicomio”. Il suo lavoro ebbe un impatto enorme: portò a indagini ufficiali, ad un aumento dei fondi per le strutture psichiatriche e, soprattutto, alla liberazione e al miglioramento delle condizioni di molte donne che vivevano una vera e propria tortura quotidiana. Nellie Bly non si limitò ad osservare la realtà, ma la attraversò, mettendo a rischio la propria vita per dare voce a chi non ne aveva.